Comunicazione
La mia storia
di Marilyn Monroe
editore: Donzelli
pagine: 221
All'inizio del 1954 Charles Feldman, agente di Marilyn Monroe, contatta Ben Hecht, uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood, per incaricarlo di scrivere "la prima autobiografia di Marilyn". Per un paio di mesi l'attrice e il suo ghostwriter si incontrano. E quella che doveva essere soltanto un'operazione commerciale per la diva in ascesa si trasforma in una lunga confessione senza filtri: l'infanzia negata, le prime esperienze sessuali, la contraddittoria consapevolezza della propria bellezza, l'ingresso a Hollywood, il matrimonio con Joe Di Maggio e il tour in Corea in visita alle truppe americane. Pubblicata solo nel 1974, dodici anni dopo la tragica scomparsa, "My Story" tesse una sorta di controcanto alla cornice aneddotica del mito che da sempre ha circondato Marilyn: la bambina ferita, l'adolescente abusata, la ragazza sfruttata, la donna depressa. In realtà lo sguardo della piccola Norma Jean, che Marilyn cerca per tutta la vita di coprire, non è diverso da quello dell'attrice che tenta disperatamente di sfondare a Hollywood. C'è la stessa levità dei sogni a occhi aperti di Norma nel modo in cui Marilyn descrive il mondo luccicante del cinema, non meno cinico di quello che aveva conosciuto da bambina, ma verso il quale nutre comunque una benevola comprensione. In fondo consapevole che dietro il volto patinato di Hollywood si nasconde una tragica fragilità, la stessa che c'è in lei, dietro la bellezza accecante che l'ha resa famosa. Prefazione di Joshua Greene.
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Il trascendente nel cinema. Ozu, Bresson, Dreyer
di Paul Schrader
editore: Donzelli
pagine: 176
Se lo stile trascendentale rappresenta un elemento di universalità all'interno delle molteplici possibilità di espressione che prendono corpo nella forma cinematografica, esso, insiste Schrader, può essere per così dire "isolato", estratto dalle sue manifestazioni particolari, analizzato e definito ad opera del critico. Lo stile trascendentale si sforza di raggiungere l'ineffabile e l'invisibile, ma non è esso stesso tale, in quanto lo svolgimento della rappresentazione della trascendenza si svolge entro dinamiche temporali determinate. Così, nel volume di Schrader le differenze tra i film di Ozu, Bresson e Dreyer sono culturali e personali, mentre le loro similarità sono stilistiche, e rappresentano una riflessione sul trascendente nel cinema.
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Cahiers du cinéma. La politica degli autori. Vol. 1: Le interviste.
Le interviste
editore: Minimum fax
pagine: 330
La "politica degli autori" è la straordinaria, provocatoria teoria critica che negli anni Cinquanta e Sessanta rivoluzionò il
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Introduzione al linguaggio del film. Con DVD
editore: Carocci
pagine: 147
Il volume si propone quale punto d'inizio per lo studio del cinema e prende in esame tutte le componenti del linguaggio cinema
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La deontologia del giornalista
editore: Centro Doc. Giornalistica
pagine: 207
Questo volume è dedicato a chi vede nel giornalismo un insostituibile strumento per la crescita della società
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La TV che non c'è
Come e perché riformare la Rai
di Squizzato Gilberto
editore: Minimum fax
pagine: 239
Se fossimo in un paese normale o almeno seminormale, i dirigenti della Rai dopo aver letto queste pagine dovrebbero alzare il
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Destinatario sconosciuto. Audiolibro. CD Audio
di Kressmann Taylor Katherine
editore: Full color sound
Quando nel settembre del 1938 "Destinatario sconosciuto" fu pubblicato dalla rivista "Story" fece subito scalpore
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Che Litti che Fazio 2
2 DVD. Con libro
editore: Mondadori
I DVD raccolgono il meglio degli interventi di Luciana Littizzetto a "Che tempo che fa"
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Dall'inizio, alla fine
Teorie del cinema in prospettiva
editore: Forum Edizioni
pagine: 592
Come è stato accolto il cinema al suo nascere e come è stato inquadrato tra i fenomeni artistici e culturali della sua epoca?
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Johnny Depp
di Eleonora Saracino
editore: Gremese Editore
pagine: 143
Considerato un "ribelle" e un outsider, Johnny Depp ha faticato non poco a liberarsi dal cliché del "bello e dannato" per imporsi sulla scena internazionale come un attore di talento. A dispetto della fama da sex symbol che i media gli hanno cucito addosso, ha preferito misurarsi con personaggi complessi e tormentati e lavorare con registi in grado di dare voce alla sofferenza, alla solitudine, alla diversità. E uno dei pochi artisti a non essere ossessionato dall'immagine e non esita a trasformarsi fisicamente. Il volto sfregiato del protagonista di "Edward mani di forbice", la calvizie del Raoul Duke di "Paura e delirio a Las Vegas", il plastificato Wonka de "La fabbrica di cioccolato" e lo spaventoso ghigno di Sweeney Todd sono alcuni dei ruoli "estremi" in cui l'attore ha alterato la propria fisionomia per essere non soltanto aderente al ruolo ma "nel" ruolo. Diretto da grandi registi Depp non ha mai smesso, come lui stesso ha dichiarato, di "mettersi alla prova". Dopo una lunga serie di film dettati dalle "scelte di cuore", Depp è arrivato al successo planetario a quarant'anni con la miliardaria saga dei Pirati dei Carabi, portando alla ribalta un genere che, dopo l'era di Douglas Fairbanks, sembrava destinato all'oblio e a un sicuro flop al botteghino. Il suo Jack Sparrow, invece, è entrato nel mito, con la sua aria da sgangherato masnadiero, funambolo sul filo dell'avventura e della comicità, incarnazione perfetta del corsaro post-moderno.
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