E’ l’alba di domenica 2 novembre 1975, nei pressi del litorale di Ostia.
Un grappolo di baracche su uno spiazzo sterrato, costituiscono il confine del centro abitato di Ostia. L’uso di baracche è promiscuo; vi è chi le impiega come deposito o rimessa, chi vi si appoggia di tanto in tanto per i piu’ vari fini, chi vi trova rifugio non avendo nulla di meglio da abitare.
Circa alle 6.30, due persone armeggiano presso una delle catapecchie che circondano un approssimativo campetto da calcio. Sono Alfredo Principessa e Maria Teresa Lollobrigida; la signora Lollobrigida avvista un involucro in terra, si avvicina, convinta che si tratti di immondizia lasciata lì da qualcuno. La luce vaga del primo mattino non le consente di scrutare bene quello che, una volta avvicinatasi, riesce finalmente a distinguere.
Si tratta di un corpo quasi informe, contorniato e imbevuto di sangue. Un cadavere.
Ma dietro quel corpo abbandonato sulla terra battuta non c’è solo un delitto. Si nasconde un mistero che attraversa la storia d’Italia e che, a mezzo secolo di distanza, continua a sfuggire alla verità ufficiale. Il fermo del minorenne Giuseppe Pelosi, la sua mezza confessione, il processo, la condanna: tutto sembra risolversi in una rappresentazione di criminalità comune. Eppure, fin da subito, affiora il sospetto che il ragazzo non abbia agito da solo, che dietro di lui si celino presenze più oscure. Non solo barbarie, dunque, ma messinscena. Qualcuno colpì. Qualcun altro lasciò fare. Daniele Piccione, in questo volume affascinante e documentato, riparte da ciò che è stato detto, da ciò che è stato rimosso e da ciò che si è scelto di non vedere. Ricostruisce la prima metà degli anni Settanta, un periodo segnato da stragi, violenze sommerse e giochi di potere annidati nelle pieghe della Repubblica. Un percorso a ritroso che attraversa gli ultimi anni di Pasolini, inseguendo le sue parole, le sue opere, le sue battaglie, fino ad arrivare a un punto preciso della storia italiana: il dicembre del 1969, quando una bomba devasta la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano. È la strage di Piazza Fontana, l’innesco di una frattura profonda che squarcia la superficie della Repubblica. Da quel momento qualcosa si incrina. Ed è lì, nel profondo cratere aperto sul pavimento dall’esplosione, che comincia, lenta e inesorabile, la lunga morte di Pier Paolo Pasolini.


