Priuli & Verlucca: Babelis turris
Segni come parole. Il linguaggio perduto
di Ausilio Priuli
editore: Priuli & Verlucca
pagine: 215
Nell'ambito delle diverse culture preistoriche e protostoriche che hanno prodotto cultura figurativa, gli iconogrammi e ideogrammi condivisi dalla comunità culturale o dal gruppo sociale erano di tipo convenzionale, cioè di comune conoscenza ed uso e al contempo analogici, cioè capaci di evocare relazioni tra il concetto, l'oggetto concreto, l'evento, il mito e la loro rappresentazione. Le opere incise, scolpite, intagliate, plasmate, graffite e dipinte scoperte oramai in tutto il mondo e oggetto in questi ultimi cento anni di analisi - sovente da noi erroneamente definite artistiche -in realtà, per coloro che le hanno realizzate, sono "storia sacra" e meta-linguaggio. I segni, che forse per comodità spesso definiamo simboli, sono infiniti e sono il frutto della sottigliezza metafisica del linguaggio e della sua struttura articolata. Ma i simboli non sono dei semplici "segni" in quanto quei "segni" sono significanti di significati, cioè sono la materializzazione grafica di concetti, idee, sentimenti, emozioni, conoscenze, concezioni del mondo materiale e soprannaturale, sintesi grafica di storie umane, di eroi, di miti e di dei, quindi sono carichi di contenuti che in genere ci sfuggono in quanto espressioni linguistiche di comunicazione di culture molto lontane dalla nostra e delle quali non conosciamo più i codici di lettura.
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Il Piemonte dei contadini 1921-1932. Rappresentazioni del mondo rurale subalpino nelle fotografie del grande ricercatore svizzero
di Scheuermeier Paul
editore: Priuli & Verlucca
pagine: 320
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Esaurito
Legni antichi della montagna
editore: Priuli & Verlucca
pagine: 424
Un lungo viaggio attraverso la cultura materiale lignea delle popolazioni alpine
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Mobili tradizionali delle Alpi occidentali
di Chatelain Jacques
editore: Priuli & Verlucca
pagine: 192
Un lungo viaggio attraverso la cultura materiale lignea delle popolazioni alpine
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L'altipiano. Un posto per gli uomini
editore: Priuli & Verlucca
pagine: 120
Un anno sull'Altipiano nel racconto a due voci di un fotografo e di uno scrittore. L'Altipiano per antonomasia, dai tempi di Emilio Lussu, è quello di Asiago o "dei Sette Comuni" sulle Prealpi vicentine, a ridosso del vecchio confine trentino. Lo scrittore è Mario Rigoni Stern che del suo Altipiano ha saputo fare, in una vita intera di lavoro letterario, una specie di luogo dello spirito. Il fotografo, asiaghese anche lui ma molto più giovane, è Enzo Rela, che coltiva in silenzio da più di trent'anni una propria originale poetica del bianco e nero, severa e scanzonata insieme. Con attenzione compunta, con sagacia, con spirito, Rela con la sua Leica o con una vecchia Olympus reflex va alla ricerca della magia sottile dei luoghi, del sentimento silenzioso del tempo, della segreta spontaneità di compaesani e compaesane colti alla sprovvista dall'obiettivo: alla ricerca di quel senso dell'esistere, misterioso e beffardo insieme, che è talora dato cogliere nello sguardo degli anziani. Luoghi, persone, atmosfere che sono gli stessi dei racconti di Rigoni Stern. Vi è infatti, tra le immagini di Rela e i temi cari a Rigoni Stern, una corrispondenza naturale ed evidente in un libro, un po' reportage e un po' Spoon River, che lancia uno sguardo su un mondo di montagna che appare assorto in una propria quotidianità senza tempo.
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