Nella seconda metà del Quattrocento le città lombarde si popolarono di Monti di Pietà. Negli intenti ideologici dei fondatori francescani, essi dovevano sradicare l’usura dei banchieri ebrei, attivi nel piccolo credito al consumo. Monti e banchi non risultarono per altro incompatibili, protetti entrambi dal potere politico, sensibile al loro potenziale finanziario per lo sviluppo socio-economico cittadino. Nel corso dei secoli i Monti divennero una componente essenziale del tessuto creditizio-assistenziale delle diverse realtà urbane, gestiti dai patriziati come gli altri pia loca. I diversi territori mutuarono dalle città fondazione e governo di questi istituti caritativi, adattandone le caratteristiche operative alle esigenze delle popolazioni. Nascevano così Monti che prestavano denaro nei grossi borghi distrettuali e altri che anticipavano grano ai contadini, afflitti da ricorrenti crisi di sussistenza. Un panorama ricco e variegato che in Lombardia mantenne la sua centralità socio-economica fino all’arrivo delle armate napoleoniche.
Biografia dell'autore
Daniele Montanari insegna Storia moderna presso l’Università Cattolica di Brescia. Si è occupato di storia della vita religiosa e delle istituzioni ecclesiastiche nella prima Età moderna. Tra i suoi studi ricordiamo Disciplinamento in terra veneta. La diocesi di Brescia nella seconda metà del XVI secolo (Bologna 1987); Gregorio Barbarigo a Bergamo (1657-1664). Prassi di governo e missione pastorale (Milano 1997).


