Il saggio si propone di studiare lo statuto dell’immagine
contemporanea collocandosi in una posizione
più arretrata – si potrebbe dire: originaria –
rispetto alle numerose questioni che hanno dominato
in proposito il panorama speculativo del
secondo Novecento (si pensi al problematico rapporto
dell’immagine con il referente e più in generale
con la realtà). Per comprendere pienamente la
natura di un’immagine è necessario far emergere
l’elemento antropologico in essa contenuto, rintracciando,
al di là delle singole e contingenti
occorrenze visuali, l’interazione strutturale che le
annoda allo sguardo umano. Mediante lo studio di
numerosi casi scelti all’interno della produzione
artistica contemporanea di autori noti (tra gli altri
Francis Bacon, Heléne Schjerfbeck, John Coplans)
e meno noti (tra gli altri German Gómez,
Domenico Grenci, Rossella Bellusci, Alessandro
Bellucco), l’immagine del volto nella forma del
ritratto si rivela come un luogo strategico in cui si
manifesta la dimensione antropologica di ogni
immagine. Il ritratto diventa così uno strumento
storico e teorico cruciale per ripensare la rappresentazione,
l’opera d’arte e lo sguardo artistico
come possibilità di accesso a una problematica,
ma feconda, verità dell’immagine.
Biografia dell'autore
Glenda Franchin è dottore di ricerca in Culture della
Comunicazione. Dal 2005 collabora con l’Università
Cattolica di Milano in qualità di cultore della materia
per i corsi di Semiotica, Filosofia della comunicazione,
Teorie della comunicazione e Metodologie di analisi del
film e dell’audiovisivo. La sua attività di ricerca verte su
cinema e arte contemporanea e sul nesso tra immagine,
sguardo e identità.


