Che cosa accade alla psiche quando ‘lavora’ con la musica? È la domanda dalla quale parte questo studio innovativo sull’integrazione tra lavoro musicale e lavoro clinico e alla quale risponde con grande originalità.
Una prima tesi riguarda le potenzialità formative del dispositivo musicale. Esse non risiederebbero tanto nella dimensione ludica dell’emozione, quanto nella ‘soddisfazione cognitiva’ che scaturisce dalla sperimentazione, dall’organizzazione e dal controllo delle logiche discorsive e relazionali che attengono alla risonanza.
A sua volta, la risonanza psichica, ossia la logica affettiva dell’esperienza, compie – ed è la seconda tesi di Licia Sbattella – un vero e proprio lavoro di ‘orchestrazione’. Sviluppa armonie e connessioni sintattiche fra parti dell’esperienza molto eterogenee fra loro e a volte ancora indecifrabili cognitivamente o dotate di una semantica non definita, aperta, virtuale. L’elaborazione della risonanza psichica genera attaccamenti relazionali, associazioni simboliche, catene significanti, mappe di senso, configurazioni del Sé.
Contrariamente al dire comune, la mente sembra funzionare più come un’orchestra che come un computer. E se questo vale per tutti, la potenza sintattica del musicale nei confronti della risonanza psichica riveste uno straordinario valore aggiunto in quelle situazioni – come l’autismo – nelle quali si presenta un blocco importante dei normali processi di correlazione fra linguaggio, pensiero, affetti. Il modello elaborato in questa ricerca permette di superare i limiti della pura analisi del deficit cognitivo e comportamentale che, fissata su indicatori esclusivamente linguistici e funzionali che prescindono dalle logiche di risonanza, rischia di mortificare pregiudizialmente la valutazione di potenziali di autocomprensione e di autoregolazione concretamente evocabili.
A supporto delle tesi teoriche del libro di Licia Sbattella sta l’esperienza ultraventennale del Centro Esagramma di Milano, punto di riferimento acquisito nel campo della sperimentazione avanzata e della formazione specialistica. I protocolli di sperimentazione del Centro, gli aspetti metodologici e organizzativi, così come i criteri di verifica e validazione dei risultati vengono accuratamente descritti nel volume, anche in relazione alle storie cliniche di cinque giovani con autismo, e si pongono quale autorevole conferma dell’importanza del lavoro ‘orchestrale’ in protocolli diagnostici e riabilitativi.
Una prima tesi riguarda le potenzialità formative del dispositivo musicale. Esse non risiederebbero tanto nella dimensione ludica dell’emozione, quanto nella ‘soddisfazione cognitiva’ che scaturisce dalla sperimentazione, dall’organizzazione e dal controllo delle logiche discorsive e relazionali che attengono alla risonanza.
A sua volta, la risonanza psichica, ossia la logica affettiva dell’esperienza, compie – ed è la seconda tesi di Licia Sbattella – un vero e proprio lavoro di ‘orchestrazione’. Sviluppa armonie e connessioni sintattiche fra parti dell’esperienza molto eterogenee fra loro e a volte ancora indecifrabili cognitivamente o dotate di una semantica non definita, aperta, virtuale. L’elaborazione della risonanza psichica genera attaccamenti relazionali, associazioni simboliche, catene significanti, mappe di senso, configurazioni del Sé.
Contrariamente al dire comune, la mente sembra funzionare più come un’orchestra che come un computer. E se questo vale per tutti, la potenza sintattica del musicale nei confronti della risonanza psichica riveste uno straordinario valore aggiunto in quelle situazioni – come l’autismo – nelle quali si presenta un blocco importante dei normali processi di correlazione fra linguaggio, pensiero, affetti. Il modello elaborato in questa ricerca permette di superare i limiti della pura analisi del deficit cognitivo e comportamentale che, fissata su indicatori esclusivamente linguistici e funzionali che prescindono dalle logiche di risonanza, rischia di mortificare pregiudizialmente la valutazione di potenziali di autocomprensione e di autoregolazione concretamente evocabili.
A supporto delle tesi teoriche del libro di Licia Sbattella sta l’esperienza ultraventennale del Centro Esagramma di Milano, punto di riferimento acquisito nel campo della sperimentazione avanzata e della formazione specialistica. I protocolli di sperimentazione del Centro, gli aspetti metodologici e organizzativi, così come i criteri di verifica e validazione dei risultati vengono accuratamente descritti nel volume, anche in relazione alle storie cliniche di cinque giovani con autismo, e si pongono quale autorevole conferma dell’importanza del lavoro ‘orchestrale’ in protocolli diagnostici e riabilitativi.
Biografia dell'autore
Licia Sbattella è professore di Analisi Linguistica Computazionale al Politecnico di Milano e di Comunicazione Aumentativa Multimediale all’Università della Svizzera Italiana. Bioingegnere e psicologo clinico, ha dedicato parte cospicua della sua ricerca specialistica all’approfondimento di tematiche avanzate nel campo della riabilitazione. Ha guidato e coordinato diversi progetti sperimentali, in ambito nazionale e internazionale, nel campo delle connessioni fra nuove tecnologie informatiche, pedagogia speciale e clinica della riabilitazione. Musicista, è tra i fondatori del Centro Esagramma, del quale è attualmente direttore scientifico. Ha pubblicato numerosi saggi specialistici sulla elaborazione informatica dei linguaggi (verbale, iconico, musicale).


