Allemandi: AMICI DELLA SCALA
Ceroli alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 45
Nato a Castelfrentano, in Abruzzo, nel 1938, Mario Ceroli si è formato all'Accademia di Belle Arti di Roma, città nella quale tuttora vive. Inizialmente risente delle influenze pop americane, ma la sua ricerca figurativa è legata alla tradizione umanistica della pittura italiana. Negli anni sessanta si avvicina all'Arte Povera, con un uso del materiale "povero" unito però alla definizione della forma. Negli anni ottanta e novanta realizza monumenti pubblici come il "Cavallo alato" del Centro direzionale Rai di Saxa Rubra, a Roma. Il carattere "invasivo" del suo lavoro lo porta a sconfinare nel cinema, nel teatro, nel disegno di ambienti, nella progettazione di chiese.
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Gontcharova alla Scala
editore: Allemandi
pagine: 112
Amazzone del pennello, nathalie gontcharova (negayevo presso tuia, 1881 / parigi, 1962) partecipa all`avventura delle avanguar
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Sciltian alla Scala
editore: Allemandi
pagine: 92
Esule armeno, prima a parigi e poi in italia, gregorio sciltian (rostov sul don, 1900 / roma, 1985) attraversa come un outside
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Chini alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 60
Pittore, scenografo, decoratore di solidissimo mestiere, Galileo Chini (Firenze, 1873/1956) dedica al mondo del teatro una parte cospicua della propria attività, illustrando i drammi di Sem Benelli e firmando allestimenti prestigiosi sui palcoscenici lirici. Il suo gusto misurato e sobrio cede alla fascinazione dell'Oriente in più occasioni, e si ribalta in visionarietà fantastica nella storica prima edizione della Turandot pucciniana, diretta da Toscanini alla Scala nel 1926.
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Borowsky alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 80
Formatosi in Ucraina e attivo con Jurij Ljubimov nell'avventura avanguardistica del teatro moscovita alla Taganka, David Borovsky (Odessa, 1934 - Bogotà, 2006) ha firmato la scenografia di allestimenti celeberrimi in Europa e negli Stati Uniti, destinando alla Scala la rivoluzionaria partitura visiva di "Al gran sole carico d'amore" di Luigi Nono (1975) e l'immensa icona sovrastante il "Boris Godunov" di Musorgskij (1979), oltre ad altre realizzazioni nel nome di Musorgskij e di Cajkovskij.
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Manzù alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 63
Amico personale di Stravinskij, Giacomo Manzù (Bergamo, 1908 - Roma, 1991) ne accompagna le sorti sul palcoscenico della Scala firmando gli allestimenti di "OEdipus Rex" (1964) e dell'"Histoire du soldat" (1966x1970). La sua concezione della "musica nello spazio", mediata dai giochi della luce, trova forma in bozzettixcollages e in modellini di argilla dai colori chiari e gessosi, scatole luminescenti che tradiscono l'amore per la materia e alludono al gesto scenico.
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Cocteau alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 105
Suscitatore e catalizzatore di tutta la cultura francese del Novecento, Jean Cocteau (i 889/1963) regala alla Scala il proprio talento di scenografo. Il suo segno rado e luminoso, l'asciuttezza del tratto, l'eleganza e il nitore dei suoi spazi accolgono le musiche del balletto "La dame à la licorne", e compongono la stanza soffocante e chic dove la protagonista di "La voix humaine" di Poulenc insegue al telefono un amore impossibile e incontra la morte.
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Malclès alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 103
Alla scala, nel dopoguerra, si respira aria di parigi: poulenc e` ospite frequente, il repertorio accoglie volentieri i titoli di ravel o di saint-sa
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Marini alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 51
Una mostra d'arte presso la galleria di Curt Valentin, a New York, 1950. Lì si incontrano per la prima volta due protagonisti della cultura del Novecento, Igor Stravinskij (1882-1971) e Marino Marini (1901-1980). Figure diversissime, si capiranno subito e diverranno amici. Marini omaggia Stravinskij più volte attraverso sculture e disegni, ma soprattutto ne interpreta la poetica firmando le scene della "Sagra della primavera" che la Scala produce subito dopo la morte del compositore. Astratte e arcane nel segno, agitate da una violenza quasi fauve e da tragiche ombre, le tavole di Marino sono un capolavoro a commento di un altro capolavoro.
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Vakhevitch alla Scala
di Vittoria Crespi Morbio
editore: Allemandi
pagine: 123
Le date che racchiudono l'esistenza di Georges Wakhevitch (1907-1984), scenografo e costumista francese di origine russa, individuano il percorso tipico di quella folla di émigrés sfuggiti alla Rivoluzione sovietica e giunti a popolare l'Occidente di sogni e invenzioni fantastiche, come Diaghilev o Erté. Felicissima mano pittorica, dopo la scuola di Belle arti a Parigi, Wakhevitch firma il suo primo spettacolo come scenografo ancor prima di compiere diciotto anni. Nel 1928 comincia a lavorare per il cinema (con grandi registi come Renoir e Buñuel). La sua arte è caratterizzata da un notevole equilibrio fra l'esattezza del particolare, un alto gusto pittorico e un uso sapiente dello spazio.
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