Bietti: HETEROTOPIA
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Il segno mobile. Graphic design e comunicazione audiovisiva
di Bruno Di Marino
editore: Bietti
pagine: 180
Siamo abituati a pensare alle forme d'arte audiovisive come espressioni basate su immagini e suoni. Eppure la parola scritta e gli elementi grafici spesso rivestono un'importanza non secondaria, sia sotto forma paratestuale (i titoli di testa di un film o di una sigla televisiva) che all'interno dello stesso testo (cortometraggi sperimentali costituiti da, i lyric videos che riportano i testi delle canzoni, la parte testuale degli spot pubblicitari). Illustrando ed esplorando gli scambi e le interferenze tra il multiforme universo del graphic e del visual design e quello delle immagini in movimento (cinema, video, televisione, web) "Il segno mobile" affronta in modo trasversale un tema poco trattato anche a livello internazionale, attraverso numerosi esempi e con l'ausilio di comparazioni iconografiche all'interno del testo, corredato da un inserto di illustrazioni a colori. Rivolgendosi a studiosi e appassionati sia di grafica, sia di pubblicità, sia di immagini in movimento più in generale, secondo una metodologia comparativa affine ai visual studies.
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Emmanuel Carrère. Tra cinema e letteratura
editore: Bietti
pagine: 170
Emmanuel Carrère è scrittore, sceneggiatore, regista
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Il conflitto delle idee. Al cinema con MicroMega
di Giona A. Nazzaro
editore: Bietti
pagine: 224
Da Paolo Sorrentino a Kathryn Bigelow, da Clint Eastwood a Mario Martone. Da "Habemus Papam" ad "Argo", da "Romanzo di una strage" a "The Wolf of Wall Street" e "Nymph()maniac". Gli anni Dieci del terzo millennio sono iniziati sotto il segno del dibattito, della polemica, di autori e titoli cinematografici bisognosi di letture forti, spesso estreme e in opposizione rispetto a quelle convenzionali e dominanti. Tra il 2010 e il 2014 l'autore ha composto, sotto l'egida della rivista MicroMega, un atlante per maneggiare con sicurezza il cinema di questi anni, senza rinunciare al piacere della riflessione sulla settima arte da molteplici punti di vista: civile e sociale sopra tutti. La critica cinematografica come immersione globale nel mondo. Il cinema come gesto politico. Un libro per vedere meglio.
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Videocronenberg
di Claudio Bartolini
editore: Bietti
pagine: 222
La cellula di Cronenberg, che sia Toronto, o una famiglia, o una coppia di gemelli siamesi, una mosca o un apparecchio televisivo, è sempre stata una cosmopoli infetta e virale in cui né scienza né tecnologia, né tantomeno umanità, possono sperare di fermare il contagio. Figuriamoci prevenirlo. Si può solo constatarlo, registrarlo, al limite studiarlo prima di venirne, tutti nessuno escluso, inevitabilmente stravolti. Mutati. Il virus di Cronenberg agisce in piena postmodernità, alla luce del sole e ormai immune alla farmacopea classica; è cioè il suo stesso cinema, pastiche di alto e di basso, coito fra tradizione e sperimentazione, che ne diventa, volontariamente e suo malgrado a un tempo, il veicolo primo e il rimedio ultimo. Anamnesi ed esito, inseparabili insieme.
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Kill Bill diary
di David Carradine
editore: Bietti
pagine: 280
Questo diario di David Carradine, come tutti i libri utili, si può leggere in molti modi. Autobiografia di una ex star al tramonto che sogna il riscatto, come making of di un capolavoro, reportage sugli aspetti meno noti e appariscenti della macchina cinema, ma anche thesaurus di curiosità e spigolature intime dal cuore dello spettacolo hollywoodiano. Persino, infine, come un ritratto trasversale di Quentin Tarantino.
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Invasion USA. Idee e ideologie del cinema americano anni '80
di P. Maria Bocchi
editore: Bietti
pagine: 200
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Wes Anderson. Genitori, figli e altri animali
di Ilaria Feole
editore: Bietti
pagine: 220
La cura maniacale del décor, i colori squillanti, le case di bambola, la geometria dello sguardo. E i suoi personaggi, con le loro divise, i feticci infantili, le proprie colonne sonore, l'incapacità di crescere e comprendere il mondo. Il cinema di Wes Anderson è una questione di stile. Uno stile unico, inimitabile, che ha segnato l'immaginario di oggi. Uno stile che sa mettere in forma un sentimento del contemporaneo, una visione diffusa del mondo. Analizzando l'intera filmografia dell'autore, dal cortometraggio d'esordio Bottle Rocket all'approdo contemporaneo di Grand Budapest Hotel, anche attraverso le numerose regie pubblicitarie che l'hanno punteggiata, Ilaria Feole struttura una monografia organica e inedita, che riflette la complessità e la natura multiforme del corpus andersoniano. Prefazione di Peter Bogdanovich.
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