Castelvecchi: Cahiers
Una tigre in casa
di Van Vechten Carl
editore: Castelvecchi
pagine: 380
Un dio, un compagno per le streghe, l'animale preferito di Maometto, l'amico di Richelieu, il favorito dei poeti: sono soltant
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Memorie di un poeta assassino
di Pierre-François Lacenaire
editore: Castelvecchi
pagine: 292
Per Baudelaire fu un eroe della modernità. Stendhal ne fece il protagonista di Lamiel. Dostoevskij si ispirò a lui per costruire il profilo psicologico di Raskol'nikov in "Delitto e castigo". Eppure sono in pochi, oggi, a conoscere la straordinaria figura di Pierre-François Lacenaire, il poeta assassino autore di quest'autobiografia. All'epoca del processo che ne decretò la condanna a morte, quest'uomo catalizzò su di sé l'intera opinione pubblica europea. Dal banco degli imputati difese i suoi crimini come atti legittimi in difesa della giustizia, costruendo quello che Foucault avrebbe definito un nuovo e rivoluzionario modello di criminale "positivo". Arrogante, ironico, smaliziato e beffardo quando si rivolge al lettore, Lacenaire scrisse le sue Memorie in carcere, durante il periodo che precedette la sua esecuzione.
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Memorie di una modella
di Kiki de Montparnasse
editore: Castelvecchi
pagine: 140
"Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore scrittrici d'oggigiorno, eccovi un libro scritto da una donna che non fu mai una signora. Per circa dieci anni, come spesso capita, Kiki fu lì lì per essere una regina, ma questo naturalmente è molto diverso dall'essere una signora". Così Ernest Hemingway parla di Alice Prin - meglio conosciuta come Kiki de Montparnasse. Priva di inibizioni, cominciò a dodici anni la carriera di modella. A vent'anni era già una celebrità. A trenta, scrisse queste memorie. Frequentatrice instancabile della vita mondana, divenne amica e confidente di maestri della pittura, scrittori, personaggi come Kisling, Fujita, Soutine, Modigliani, Man Ray, Jean Cocteau, Ernest Hemingway, i dada e i surrealisti... Le sue memorie sono i momenti intimi di quegli anni ruggenti.
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Storia di madame Aupick, già vedova Baudelaire
di Zanelli Quarantini Franca
editore: Castelvecchi
pagine: 92
È il 1858
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Cabaret Voltaire
di Hugo Ball
editore: Castelvecchi
pagine: 92
All'inizio di febbraio del 1916, il poeta e scrittore Hugo Ball fonda a Zurigo il Cabaret Voltaire, luogo di aggregazione di giovani artisti in fuga dagli orrori della Prima Guerra Mondiale. Il locale, "la cui intenzione è di ricordare, al di là della guerra e della madrepatria, i pochi indipendenti che vivono per altri ideali", è una fucina di emozioni folli dove vengono proposti spettacoli dissacranti e provocatori di danza, musica, pittura e reading. Diverrà la culla del Dadaismo. Questo volume raccoglie una serie di testimonianze autografe di Ball, relative al breve ma eccezionale periodo di attività del Cabaret Voltaire: frammenti del diario in cui l'autore riversa riflessioni artistiche, notizie delle soirée, impressioni sul drammatico momento storico; una sezione epistolare con alcune lettere, inedite in italiano, indirizzate tra gli altri a Emmy Hennings e Tristan Tzara; e infine alcuni introvabili componimenti dello stesso Ball. A un secolo esatto dall'apertura del locale che ha segnato la nascita del movimento dadaista, Cabaret Voltaire porta il lettore dietro le quinte di una delle esperienze più irriverenti, radicali e geniali dell'Europa novecentesca.
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