DeriveApprodi: Operaviva
Il sofista nero: Muhammad Ali oratore e pugile
di Marco Mazzeo
editore: DeriveApprodi
pagine: 127
Muhammad Ali è il più grande peso massimo di tutti i tempi, ma anche la fotografia del mondo contemporaneo e delle sue ambival
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Metafisica della felicità reale
di Badiou Alain
editore: DeriveApprodi
pagine: 94
Che cos'è per il filosofo francese Alain Badiou la felicità reale? Quell'effetto prodotto dalla verità nell'esperienza di cias
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Carla Lonzi. Un'arte della vita
di Zapperi Giovanna
editore: DeriveApprodi
pagine: 313
Da circa un decennio l'avventura teorica di Carla Lonzi, figura preminente del neofemminismo italiano degli anni Settanta, è o
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Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici
di Marco Scotini
editore: DeriveApprodi
pagine: 279
Dopo la crisi finanziaria del 2008 è evidente che una indagine attenta dello «stato dell'arte» non può prescindere da una critica di quei meccanismi che creano l'illusione dell'esposizione come spazio aperto, non codificato, estraneo alle gerarchie prestabilite e alle egemonie d'impresa; come anche il nuovo ruolo assunto dai pubblici dell'arte nelle industrie creative e nell'economia dell'evento. Eppure nell'ultimo decennio numerose sono le esperienze artistiche, espositive e museali che hanno proposto nuove pratiche e nuove forme di relazione con gli spazi, le opere e il pubblico stesso. L'arte contemporanea si rivela così capace di misurarsi con il terreno della politica, facendo della critica all'economia e alla società neoliberale il luogo in cui mettere alla prova la libertà artistica come tale. Biennali e pubblici, misure del valore e display, mediatizzazione e attivismo sono al centro di questa disamina da cui lo statuto dell'arte non risulta più lo stesso, così come le sue funzioni e i suoi ruoli. Il libro raccoglie contributi critici su Guy Debord, Peter Friedl, Alberto Grifi, Sanja Ivekovic, Armando Lulaj, Deimantas Narkevicius, Oliver Ressler, Harald Szeemann, Franco Vaccari, Paolo Virno, Clemens von Wedemeyer, Li Xianting, fra gli altri.
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Gilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia
di Michael Hardt
editore: DeriveApprodi
pagine: 259
Gilles Deleuze moriva il 4 novembre 1995. In quegli stessi giorni, durante uno degli scioperi più lunghi che la Francia ricordi, sui muri di una università occupata compariva la scritta: "Deleuze è morto, tutto è possibile". Un ventennio è trascorso, durante il quale l'opera di questo straordinario filosofo si è andata affermando. Tra specialisti e lettori. Tra questi studiosi c'è Michael Hardt. Il quale, prima di diventare il coautore di rinomanza internazionale di "Impero" (insieme a Toni Negri), ha pubblicato la prima monografia di lingua inglese dedicata a Gilles Deleuze. Per una generazione di militanti, ricercatori e filosofi cresciuta a cavallo tra i due secoli, Deleuze sarebbe diventato l'autore che più ha contribuito all'uscita dalla dialettica e dai vicoli della teoria e della prasse novecentesca.
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La vita comune. Per una filosofia e una politica oltre l'individuo
di Paolo Godani
editore: DeriveApprodi
pagine: 106
Si parlerà dei luoghi comuni del nostro tempo: della depressione, dell'ossessione che ci assedia e dell'isolamento che le accomuna; ma anche dei loro rovesci gioiosi, delle qualità, degli stili e degli affetti che costituiscono il bene delle nostre vite, e che l'esistenza ridotta dell'individuo tende a cancellare. Si parlerà di due modi di vivere l'amore, mostrando come talvolta persino questo sentimento vitale possa invischiarsi nella logica dell'isolamento. Infine, sarà questione di tempo, dell'attuale assenza di futuro, ma anche di quanto il presente, sacrificato sugli altari della speranza, possa venire avvelenato da quello stesso futuro; di come il passato non sia poi così passato e sussista come una dimensione del presente, e di come l'attualità piena di una vita non isolata possa forse costituire la condizione per una politica comune.
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L'anima al lavoro. Alienazione, estraneità, autonomia
di Franco Bifo Berardi
editore: DeriveApprodi
pagine: 285
Lo sfruttamento del lavoro nel regime industriale si esercitava sui corpi, i muscoli, le braccia. Oggi si esercita sul linguaggio, l'intelligenza, gli affetti: siamo nell'epoca dell'anima al lavoro. Quali sono gli effetti patogeni - sulla vita, le relazioni - di questa cattura della sfera più intima del soggetto da parte del Capitale? Che ne resta del pensiero critico alle prese con epocali trasformazioni del lavoro e della tecnologia? Nel panorama filosofico degli anni Sessanta e Settanta il processo di sussunzione del lavoro fu definito a partire dal concetto di "alienazione". L'operaismo italiano rovesciò tale prospettiva con la parola "estraneità", aprendo così ai corpi una via di fuga oltre i cancelli di fabbrica.
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