fbevnts Tutti i libri editi da Allemandi - libri Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 4
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Allemandi

Donato Creti. Le opere su carta. Catalogo ragionato

editore: Allemandi

pagine: 344

"Più che alla forza, e alla terribilità inclina, questo pittore alla grazia, e alla eleganza, e in questo la sua inclinazione
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Il Museo egizio

di Eleni Vassilika

editore: Allemandi

pagine: 79

"La strada per Menfi e Tebe passa per Torino". Con questa frase il noto "decifratore di geroglifici" Jean-Francois Champollion, chiamato a Torino nel 1824 per catalogare il primo nucleo di reperti della Collezione Drovetti, saluta la fortunata nascita del Museo Egizio di Torino, riconoscendogli lo straordinario primato di essere l'unica istituzione mussale al mondo situata al di fuori dell'Egitto dedicata esclusivamente all'arte e alla cultura egizie. Oggi, a distanza di quasi due secoli, la collezione del Museo delle Antichità Egizie di Torino, seconda solo a quella del Museo del Cairo, continua a incantare i visitatori di ogni età con il fascino di un ricchissimo Statuario, delle importanti raccolte di papiri e delle numerose ed esclusive testimonianze sulla vita quotidiana degli antichi Egizi. Nato dal nucleo di 5.268 reperti, tra cui statue, papiri, stele, sarcofagi, mummie, bronzi, amuleti e oggetti di vita quotidiana, venduto nel 1824 dal piemontese Bernardino Drovetti a Carlo Felice di Savoia, il Museo Egizio viene fin da subito allestito nel seicentesco palazzo guariniano di via Accademia delle Scienze. Arricchitosi negli anni grazie agli scavi, agli acquisti, alle donazioni e all'intraprendenza dei tanti appassionati direttori ed egittologi che hanno contribuito alla sua grandezza, custodisce oggi una vastissima e preziosa collezione di cui questo volume presenta un breve ma significativo saggio.
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La Galleria civica d'arte moderna e contemporanea GAM

editore: Allemandi

pagine: 79

"Con questo edificio progettato con tanta intelligenza e passione dagli architetti Bassi e Boschetti, Torino avrà forse il più bello, il più originale, certo il più moderno museo d'Europa". Con queste parole Vittorio Viale, allora direttore dei Musei Civici di Torino, celebrava nel 1954 la Posa della prima pietra di quella che sarebbe stata la sede della nuova Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea. Inaugurata quasi mezzo secolo fa allo scopo di ricostruire la precedente sede museale distrutta nel 1942 durante un bombardamento aereo, il nuovo edificio interpretava nell'immediato dopoguerra un'orgogliosa volontà di ricostruzione ma soprattutto l'ambizione di offrire alla città e all'arte moderna uno spazio adeguato ispirato ai più aggiornati criteri di museografia internazionale. Chiusa nel 1981 per un intervento di restauro, dopo oltre vent'anni di raffinate proposte espositive che hanno attirato l'interesse del pubblico e il riconoscimento della cultura internazionale, la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea ha riaperto i battenti il 7 luglio 1993, radicalmente trasformata nella fisionomia e negli spazi. Dal paesaggio di gusto romantico alle vedute urbane, dalla scultura neoclassica a quella novecentesca, dal Realismo ottocentesco all'Astrattismo, fino alle più ardite avanguardie del secolo scorso, un percorso attraverso i momenti essenziali che hanno scandito la storia della Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino e della sua collezione.
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I musei scientifici

editore: Allemandi

pagine: 83

Il 12 febbraio 2007 ha aperto al pubblico le sue sale espositive il Museo di Anatomia Umana "Luigi Rolando"; alle collezioni di oggetti nati per scopi ostensivi si sono sommate nel tempo serie di materiali acquisiti per l'insegnamento e la ricerca, divenuti importanti per documentare la storia della scuola anatomica torinese. Inaugurato nello stesso giorno, e in quello stesso Palazzo degli Istituti Anatomici, il Museo della Frutta "Francesco Garnier Valletti" presenta, oltre al patrimonio storico della Regia Stazione di Chimica Agraria, una collezione di oltre mille "frutti artificiali plastici", modellati da Francesco Garnier Valletti a fine Ottocento, una biblioteca, alcuni laboratori e importanti beni storici, testimoni di più di un secolo di ricerca applicata all'agricoltura. Istituito nel 1978 nell'edificio storico che già ospitava l'Ospedale Maggiore di San Giovanni Battista e della Città di Torino, il Museo Regionale di Scienze Naturali si pone invece come ultima tappa di un lungo itinerario di raccolta del materiale naturalistico ospitato nei palazzi della città nel corso di circa tre secoli, e possiede una ricca e variegata collezione che, traendo origine da quelle dei musei universitari, oggi si suddivide nelle sezioni di Botanica, Entomologia, Mineralogia, Petrografia e Geologia, Paleontologia e Zoologia.
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Il Museo di Antichità

editore: Allemandi

pagine: 79

Nato nel XVIII secolo dalle raccolte di reperti greci, romani, egizi, etruschi e italioti formatesi in precedenza per volere di Emanuele Filiberto di Savoia e dei suoi successori, il Museo di Antichità di Torino si articola oggi nelle due sezioni del Territorio Piemontese e delle Collezioni Storiche, e attende la prossima apertura di una terza sezione dedicata a Torino. Allestito nel 1832 nel Palazzo dell'Accademia delle Scienze, dopo svariati ingrandimenti e spostamenti di sede l'insieme delle collezioni venne sistemato nella Manica Nuova del palazzo, e infine definitivamente collocato nelle Serre dei Giardini di Palazzo Reale ristrutturate, nel 1989. Dal 1998 è aperta al pubblico una nuova struttura architettonica realizzata dagli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d'Isola, con la partecipazione di Guido Drocco. Accresciutosi enormemente nel corso dei secoli grazie alle acquisizioni, agli scavi e alle fortunate scoperte sul territorio regionale, il Museo di Antichità di Torino vanta oggi una collezione vastissima che comprende reperti dal Paleolitico al Rinascimento e che lo rende uno dei maggiori musei archeologici nazionali. Dai reperti della Collezione Cipriota al famoso tesoro di Marengo, dai vasi greci, italioti ed etruschi ai reperti d'età ellenistico-romana, dagli oggetti gallici, a quelli longobardi fino alla statuaria classica, un percorso affascinante attraverso i tesori nascosti del territorio piemontese e la scoperta delle civiltà scomparse.
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I musei del Piemonte

editore: Allemandi

pagine: 77

Allontanandosi dal capoluogo torinese, le province piemontesi custodiscono preziose collezioni, frutto di raccolte pubbliche e private, di acquisizioni e di ricerche condotte sul territorio, in gran parte ancora tutte da scoprire. Questo viaggio inizia da Vercelli, dove due importanti collezioni cittadine sono rappresentate dal Museo Borgogna e dal Museo Camillo Leone. Ancora Vercelli offre attraverso i reperti artistici e archivistici plurisecolari custoditi al Museo del Tesoro del Duomo, una panoramica sulla storia del cristianesimo della diocesi più antica di tutto il Piemonte. Un'importante raccolta di opere d'arte, compresa tra il XV e il XX secolo, si trova nella Pinacoteca di Varallo. Il legame tra la produzione artistica e il territorio è indagato anche dalla selezione di opere d'arte e reperti archeologici del Museo del Territorio Biellese, e dal Museo del Paesaggio di Verbania, il quale oltre a svolgere una tradizionale funzione espositiva di opere d'arte e archeologia, promuove la conoscenza e la tutela del territorio mediante ricerche, pubblicazioni e mostre. Un esempio di collezionismo scientifico è rappresentato infine dal Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi di Novara, la cui raccolta zoologica è in Piemonte seconda solo a quella del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Un invito a scoprire il patrimonio storico, artistico e scientifico custodito nelle più importanti ed eclettiche collezioni piemontesi.
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La Galleria Sabauda. L'Accademia Albertina

editore: Allemandi

pagine: 79

Il 2 ottobre 1832, nel giorno del compleanno di Carlo Alberto, inaugurava nelle sale del piano nobile di Palazzo Madama la Reale Galleria di Torino, fondata dallo stesso sovrano con il programmatico intento di "servire all'incremento delle Belle Arti". In essa confluiva il lungo lavoro di riordino delle collezioni reali che, avviato durante il regno di Carlo Felice, era terminato nell'allestimento del nucleo originario di 364 dipinti. Passata nel 1860 alle dipendenze del Ministero della Istruzione Pubblica con il titolo di Regia Pinacoteca Nazionale, trasferita nell'attuale sede del Palazzo dei Musei nel 1865, e infine ribattezzata con l'odierna denominazione nel 1932, in occasione del suo primo centenario, la Galleria Sabauda offre oggi al visitatore un allestimento guidato dai criteri più aggiornati della storiografia museale, in un percorso che sottolinea le origini e lo sviluppo delle sue collezioni. Nel 1833 ancora Carlo Alberto donava all'Accademia di Belle Arti il palazzo che sorgeva nell'"isola di San Francesco", e riuniva sotto il nome di Regia Accademia Albertina le diverse scuole fino allora divise tra Università, Accademia delle Scienze ed ex convento di San Francesco da Paola. La Regia Galleria dell'Accademia Albertina nasceva quindi fra le mura del complesso accademico, grazie alla donazione della quadreria di Vincenzo Maria Mossi di Morano e dei Cartoni cinquecenteschi.
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Il castello di Rivoli

editore: Allemandi

pagine: 79

Nato nell'XI secolo come castello arroccato sulla collina sovrastante il borgo, le prime testimonianze sull'aspetto dell'edificio descrivono una struttura fortificata composta da una serie di volumi sui quali svetta una torre a pianta quadrata. Il primo grande cambiamento, voluto da Carlo Emanuele I nel XVII secolo, vide impegnati Ascanio Vitozzi e Carlo di Castellamonte in un ambizioso progetto di riplasmazione totale, ma sarà l'incontro tra il neomonarca Vittorio Amedeo II e l'architetto messinese Filippo Juvarra a mutare definitivamente la fisionomia del castello. Purtroppo la scenografica magnificenza del progetto juvarriano non riuscirà mai a vedere la luce perché nel 1734 il cantiere venne fermato e la sua storia proseguì tristemente fra alterne vicende di abbandoni, recuperi, donazioni e occupazioni fino ai giorni nostri. Il piano di recupero, ideato nel 1961 per salvare l'edificio dallo stato di degrado nel quale era stato lungamente abbandonato, diede origine a un nuovo progetto di restauro volto non più al recupero delle vestigia di un'antica civiltà, ma alla creazione di un emblematico spazio dei nostri tempi, nel quale l'antico può essere finalmente risolto attraverso le forme del contemporaneo. Da questa intuizione è iniziata, nel 1984, la seconda vita del Castello di Rivoli come sede del Museo d'Arte Contemporanea.
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Il castello di Racconigi

editore: Allemandi

pagine: 79

Nato come dimora fortificata e passato nei secoli attraverso numerosi lavori di ampliamento e restauro, il Castello di Racconigi è legato alla figura di Carlo Alberto. Fu lo stesso re, salito al trono nel 1831, a preferire il Castello di Racconigi alle più ricche residenze di Venaria e Stupinigi. Meno spettacolare di altre regge sabaude, Racconigi era sicuramente più adatta a ospitare una Corte ormai semplificata rispetto alla magnificenza settecentesca, ma la sua nuova destinazione a residenza reale andava inaugurata attraverso un progetto di ampliamento che ne fosse all'altezza. Così, a partire dal 1832, l'aggiunta di due nuove ali, la costruzione della Corte d'Onore prospiciente l'edificio e la nomina dell'architetto e pittore Pelagio Palagi per la creazione della monumentale cancellata, per la progettazione degli arredi, degli apparati decorativi e dei rimodernamenti interni, trasfigurarono la fastosa villa di un tempo nel castello reale. Anche il parco si trasformò e divenne spazio di sperimentazione di elementi decorativi del giardino, specchi d'acqua, boschetti e piante esotiche. I lavori novecenteschi e la regolare frequentazione del castello amato dalla famiglia reale, ne ha preservato il valore durante tutto lo scorso secolo, aggiungendo alle sue bellezze architettoniche e alla preziosa collezione di dipinti, sculture e arredi che custodisce il fascino speciale di luogo amato, abitato e dedicato alla sfera privata della più pubblica tra le famiglie.
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Viaggio in Italia di un conoscitore d'arte

di Francis Russell

editore: Allemandi

pagine: 304

L'Italia da non perdere raccontata da un grande conoscitore d'arte, che utilizza un linguaggio divulgativo e immediato. Cinquantadue città italiane, con la loro storia, i monumenti, le opere d'arte, descritte in altrettante schede e documentate da fotografie a colori. Grandi centri urbani, piccole cittadine, aree monumentali, musei e ville da riscoprire: Ascoli, Assisi, Atri, Bergamo, Bitonto, Bologna, Borgo San Sepolcro, Castel del Monte, Cortona, Cuma, Ferrara, Firenze, Genova, Gubbio, L'Aquila, Lecce, Lucca, Mantova, Maser, Matera, Milano, Monreale, Monte San Giusto, Monte Sant'Angelo, Napoli, Orvieto, Padova, Paestum, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pienza, Pistoia, Pompei, Possagno, Ragusa, Ravenna, Roma, Segesta, Siena, Siracusa, Tivoli, Trani, Torino, Tuscania, Urbino, Varallo, Venezia, Verona, Vicenza, Villa Lante. Chiese, palazzi, piazze, dipinti, affreschi e sculture rivivono nelle pagine di questa guida.
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Fausto Melotti. Lasciatemi divertire!

editore: Allemandi

pagine: 240

A più di cinquant'anni dall'ampia antologica del 1972, la GAM di Torino torna a celebrare Fausto Melotti
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