Mondadori bruno
Oltre l'impresa
Come la cultura d'azienda genera cambiamento sociale
di Ruffini Renato
editore: Mondadori bruno
pagine: 144
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Lascerei respirare le colline
Storie di vita e di paese
di Sorcinelli Paolo
editore: Mondadori bruno
Questo libro è il racconto collettivo della memoria di uno dei tanti paesi italiani su una collina di terra
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Le istanze enuncianti
Fenomenologia e semiotica
di Coquet Jean-Claude
editore: Mondadori bruno
Opera centrale per semiologi, filosofi e letterati, il volume è un'indagine ricca e molto attenta dei rapporti che legano natu
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Bravi in matematica
di Maraschini Walter
editore: Mondadori bruno
pagine: 180
Un piccolo libro che si rivolge a chiunque abbia incontrato difficoltà in matematica, ma anche a tutti coloro cui piacerebbe c
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Il Nord e la Padania
L'Italia delle regioni
di Mainardi Roberto
editore: Mondadori bruno
pagine: 252
Questo studio, riproposto a diversi anni dalla sua prima pubblicazione, non solo testimonia l'intelligenza storica di Roberto
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Filosofia e scienze della vita
editore: Mondadori bruno
pagine: 400
Quali sono i fondamenti delle scienze della vita e che cosa significa riflettere su di essi? Un gruppo di biologi, biomedici e
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Milano ai tempi delle moltitudini. Vivere, lavorare, produrre nella città infinita
di Aldo Bonomi
editore: Mondadori bruno
pagine: 410
Le grandi città sono da sempre il crogiuolo dei grandi cambiamenti sociali e economici; il luogo in cui si presentano prima e in modo più netto. In Italia Milano è sempre stato il luogo della trasformazione e della modernità per definizione. Ma oggi la vecchia Milano industriale della grande borghesia legata alla città, delle botteghe artigiane, della classe operaia, non c'è più. Tutto è mutato. È emersa una nuova composizione sociale figlia dell'impatto della città con la globalizzazione. La città, la sua composizione sociale, si è scomposta in cinque cerchi produttivi e dei lavori. Questo libro li racconta.
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Logica della storia
di William H. jr. Sewell
editore: Mondadori bruno
pagine: 208
II dialogo tra storici e scienziati sociali non è un'esigenza di oggi: già per Mare Bloch e Lucien Febvre, per esempio, era un motivo centrale che portò nel 1929 a fondare la celeberrima rivista "Annales". Sennonché per varie ragioni tra le quali le spesso artificiose barriere disciplinari - storici e sociologi leggono le opere gli uni degli altri, si parlano, ma non hanno sviluppato un dialogo adeguato ai problemi che avrebbero da discutere. Sewell ritiene che "un maggiore impegno teorico tra storici e scienziati sociali potrebbe essere illuminante per gli uni e per gli altri". In particolare l'approccio complesso e sfaccettato della temporalità della vita sociale non ha trovato modo di essere influente come dovrebbe nel dibattito teorico sul sociale. E poi più in generale sulle questioni teoriche la comunicazione è stata a senso unico: dagli scienziati sociali agli storici e non, o troppo poco, viceversa. Proprio sul tema dei livelli temporali della vita sociale gli storici hanno qualcosa da dire. Mentre le sofisticate teorie e la naturale sensibilità degli scienziati sociali in tema di struttura sociale sono alla base di ciò che gli storici avrebbero da apprendere dagli scienziati sociali.
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Paura dei beni
di Cosimo Perrotta
editore: Mondadori bruno
pagine: 304
II libro affronta la questione della produzione e riproduzione della ricchezza nelle società umane, e del modo in cui è stata considerata nel corso del tempo - posto che lo sviluppo economico così come lo conosciamo noi e soprattutto così come lo "viviamo" noi, è frutto della cultura dell'Illuminismo. Durante l'Illuminismo, si identificarono due modi fondamentali di accrescere la ricchezza di una società. Uno, tenendo bassi i costi di produzione attraverso un basso livello dei consumi; l'altro, al contrario, aumentando la qualità del processo di produzione attraverso un aumento dei consumi da parte dei produttori. Il primo modo permetteva alti profitti, ma manteneva povere le società nel loro complesso; il secondo modo, invece, avrebbe avviato un aumento dei consumi, dell'istruzione e delle competenze, e in ultima analisi della produttività dell'intera società. Su queste premesse si basò la stretta connessione che l'Illuminismo stabilì tra sviluppo economico, benessere sociale e civilizzazione (la fame di beni). Prima dell'Illumismo, però, il percorso per l'affermazione di questo principio fu difficile e travagliato, e in molti episodi dello sviluppo della cultura e della visione del mondo delle civiltà occidentali preindustriali si assiste semmai a un atteggiamento di chiusura e rifiuto verso la crescita dei consumi e della produttività delle società (la paura dei beni).
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