Passigli
Il cineclub del mistero
di Varesi Valerio
editore: Passigli
pagine: 231
Valerio Varesi è uno scrittore che fa anche il giornalista con taglio investigativo
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Per un erbario
di Colette
editore: Passigli
pagine: 105
Nel 1947 l'editore Mermod di Losanna propose a Colette di mandarle regolarmente un bouquet di fiori ogni volta diverso; Colette, da parte sua, avrebbe scritto una sorta di "ritratto" dell'uno o dell'altro di quei fiori. Ne risultò una raccolta che apparve l'anno successivo con il titolo "Per un erbario".
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Ode al vino e altre odi elementari
Testo spagnolo a fronte
di Neruda Pablo
editore: Passigli
pagine: 157
Quella delle «Odi elementari» è una poesia all'insegna delle cose che circondano l'uomo, cose anche minuscole, ma sempre essen
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Un'altra terra
di Gianfranco Pacchiani
editore: Passigli
pagine: 160
Simona è una donna ancora giovane che, fallito il suo matrimonio con un medico israeliano, torna in Italia per iniziare una nuova vita e per incontrare Soli, fratello della sua migliore amica, Sarah. I due non si vedono da cinquant'anni, da quando cioè, ambedue reduci dalla persecuzione nazista, si sono separati a Roma, sulla via della Palestina, a causa del "tradimento" di Soli, che ha deciso di rimanere in Italia perché ha conosciuto Daniela, la donna che sposerà e che è morta di recente. Simona prepara il viaggio di Sarah a Niso, la fattoria toscana dove Soli vive e a poco a poco l'intreccio tra questi personaggi ed altri incontrati a Niso, si fa via più stringente e coinvolgente anche a causa di una storia d'amore che nasce tra Soli e Simona.
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Sonetti amorosi e morali. Testo spagnolo a fronte
di Francisco G. de Quevedo y Villegas
editore: Passigli
pagine: 105
Secondo una sua stessa testimonianza, Neruda lesse le poesie di Quevedo nel 1935, e da quel momento non poté più staccarsene; e Jorge Luis Borges, a sua volta, considerava uno degli 'enigmi' della storia il fatto che il nome di Quevedo non comparisse nella lista dei nomi universali, accanto a Omero, Sofocle, Lucrezio, Dante, Shakespeare, Cervantes, Swift, Melville, Kafka. Così due scrittori dell'America di lingua spagnola, pur tanto distanti fra loro, rivendicavano il magistero e la grandezza di uno dei massimi scrittori di Spagna del siglo de oro, autore di una vasta produzione che abbraccia poesia, filosofia, romanzo, politica, teatro, "il più nobile stilista spagnolo, insieme con Cervantes", come osserva Vittorio Bodini nella nota critica che accompagna questa sua scelta e traduzione di liriche di Quevedo. Grande stilista, certo; ma anche grande spadaccino e uomo 'estremo' in tutte le sue manifestazioni, anche violente, che gli costarono, a torto o a ragione, l'ostilità di vari potenti e lunghi anni di prigionia. E se l'antologia delle sue liriche ci dà un'eloquente testimonianza della sua grandezza di poeta, il "Viaggio al cuore di Quevedo" di Pablo Neruda ci conduce alla ricerca delle origini di quella grandezza, alla sua profondità di uomo e di scrittore contro, quasi ripercorrendo a ritroso la tenace anima 'di lotta' della poesia spagnola, incarnata nelle voci tragicamente spezzate di tre dei suoi maggiori protagonisti, Federico Garcia Lorca, António Machado e Miguel Hernàndez.
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