Viella
Gli occhi del principe. Castelvetrano: uno stato feudale nella Sicilia moderna
di Rossella Cancila
editore: Viella
pagine: 424
Nel clima di contrapposizione e scontro che caratterizzò l'ultima fase del dominio austriaco in Sicilia, il principe don Diego Pignatelli Aragona Cortes (1687-1750) promosse un'indagine conoscitiva su "tutti gli stati, effetti, rendite e giurisdizioni" da lui posseduti nel Regno di Sicilia, che servisse a chiarirgli le caratteristiche proprie di ogni feudo e università, a dimostrazione dell'attenzione che il potere feudale rivolgeva all'organizzazione della realtà locale. L'analisi del prezioso documento, alla luce di numerose altre fonti coeve, consente all'autrice di penetrare all'interno del sistema di "governo del feudo" e della realtà economica e sociale di Castelvetrano, grosso centro baronale siciliano della prima metà del Settecento. E di recuperare inoltre interessanti frammenti della vita politica locale, grazie alla ricostruzione delle vicende secolari e dei processi di mobilità di un gruppo di famiglie che costituivano il ceto dirigente della comunità.
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Identità del nuovo mondo
editore: Viella
pagine: 296
La scoperta e la conquista dell'America hanno innescato un processo di profonda trasformazione delle società tradizionali, che vivevano nel continente americano prima dell'arrivo degli europei in diversi livelli di cultura e di civiltà. Tale cambiamento, che oggi ci pone di fronte a un continente di circa 350 milioni di abitanti quasi interamente cattolico e unificato nelle lingue spagnola e portoghese, è passato attraverso fasi complesse, a volte tragiche, che costituiscono un'eredità con la quale l'attuale America Latina si trova tuttora a fare i conti. Attraverso la voce dei diversi autori e i più recenti apporti della storiografia contemporanea questo volume affronta alcuni snodi fondamentali: la crisi demografica del mondo indigeno come conseguenza della conquista e della colonizzazione; la nascita di nuove realtà statuali con proprie istituzioni amministrative e di governo; l'affermazione di una società nuova multietnica (bianca, nera, india e meticcia) con le sue regole, i suoi dinamismi, i suoi conflitti; la "conquista spirituale" delle popolazioni indigene sulla quale si è fondata la moderna idea di missione; la complessa e irriducibile realtà socio-antropologica degli indios rimasti a vivere alle frontiere del mondo ispano-americano e brasiliano; la questione del lavoro indigeno e della schiavitù nell'economia di piantagione. Ne emergono alcuni tratti essenziali dell'identità di un continente, esplorata nelle sue radici storiche.
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Il fascino di Roma nel Medioevo. Le «meraviglie di Roma» di maestro Gregorio
di Cristina Nardella
editore: Viella
pagine: 216
Per tutto il Medioevo non esistette una sola città paragonabile a Roma per la quantità e la qualità dei monumenti posseduti e per il numero di visitatori che vi giungevano, desiderosi di visitare i centri più importanti della cristianità ma anche attratti dal fascino delle antiche vestigia pagane. L'esigenza di indicazioni per muoversi nella città portò alla compilazione delle prime guide per i pellegrini, da cui scaturì nel XII secolo un originale prodotto letterario, i Mirabilia urbis Romae, che ebbe innumerevoli versioni nei tre secoli successivi. In questa tradizione spicca per originalità la Narrazione delle meraviglie della città di Roma, compilata tra il XII e il XIII secolo da un erudito inglese, maestro Gregorio. Formatosi culturalmente nello studio dei classici, l'autore è completamente assorbito dalla contemplazione dell'antica Roma - al punto di trascurare la città cristiana e descrive con vera passione artistica i monumenti pagani. Fin da primo impatto ci comunica il fascino subìto, quando dall'altura di Monte Mario gli si presenta una città dove "così numerose sono le torri da sembrare spighe di grano, tante le costruzioni dei palazzi, che a nessun uomo riuscì mai di contarle". Di questa opera singolare il libro fornisce il testo originale latino e la traduzione italiana a fronte, preceduti da un ampio studio introduttivo.
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Socialismo e marxismo in Italia. Dalle origini a Labriola
di Bravo G. Mario
editore: Viella
pagine: 208
Quattro figure di intellettuali e politici sono al centro del dibattito che nasce in seno al primo socialismo e al marxismo it
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Scoperta e conquista di un mondo nuovo
editore: Viella
pagine: 304
Dieci anni dopo l'impresa compiuta da Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, che durante i suoi viaggi aveva sentito pulsare ne
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Gramsci e il problema storico della democrazia. Ediz. illustrata
di Salvadori Massimo L.
editore: Viella
pagine: 380
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Il registro di Andrea Sapiti, procuratore alla curia avignonese
di Bombi Barbara
editore: Viella
pagine: 412
Il notaio fiorentino Andrea Sapiti, trasferitosi in Francia all'inizio del Trecento, per circa trent'anni - dal 1308 al 1338 -
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L'esperienza monastica florense e la Puglia. Atti del secondo Convegno internazionale di studio (Bari-Laterza-Matera, 20-22 maggio 2005)
editore: Viella
pagine: 320
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Il «Decameron»: scritture, scriventi, lettori. Storia di un testo
di Marco Cursi
editore: Viella
pagine: 384
L'obiettivo prioritario di questo studio è un'analisi d'insieme delle strategie messe in atto da copisti, committenti, lettori, per confezionare, possedere e trasmettere l'opera più viva, appassionante e amata della letteratura medievale in volgare in Italia, il Decameron di Giovanni Boccaccio. Il volume si apre con una rassegna delle testimonianze librarie e documentarie che attestano una proto-diffusione dell'opera, collocabile negli anni in cui l'autore era ancora vivente; in seguito il percorso della ricerca si addentra nella selva oscura della tradizione posteriore alla morte del Boccaccio, divisa in due fasi ben distinte: il discrimine è posto al 1434, anno che segna una svolta decisiva nella vita politica fiorentina in seguito alla salita al potere di Cosimo il Vecchio. I 60 manoscritti che formano il corpus dei testimoni decameroniani per i secoli XIV e XV vengono esaminati in un'ottica paleografica, codicologica e, se necessario, testuale, con l'obiettivo di rispondere alle domande più pressanti poste da ciascuno di essi: il quando, il dove, il chi, il come e il perché (o il per chi). Ne risulta un quadro complesso e variopinto, al centro del quale si pone, solidamente, la città di Firenze, con frequenti aperture all'area veneto-padana, senza contare le fascinose e ricorrenti suggestioni che spingono lo sguardo verso Napoli, la città delle nostalgie e del ritorno impossibile, vagheggiato dal Boccaccio fino al termine della vita.
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La storia al cinema. La schiavitù sullo schermo da Kubrick a Spielberg
di Natalie Zemon Davis
editore: Viella
pagine: 174
Il rapporto fra storia scritta e storia raccontata per immagini è al centro di questa affascinante incursione di una storica nelle rappresentazioni della resistenza alla schiavitù offerte dal mezzo cinematografico. Natalie Zemon Davis, che scrisse Le retour de Martin Guerre e collaborò come consulente per l'omonimo film francese, affronta qui la questione di come l'industria cinematografica abbia ritratto gli schiavi nelle opere di cinque grandi registi: "Spartacus" di Stanley Kubrick (1960), "Queimada" di Gillo Pontecorvo (1969), "La última cena" di Tomás Gutiérrez Alea (1976), "Amistad" di Steven Spielberg (1997), "Beloved" di Jonathan Demme (1998). Attraverso la scelta di un tema specifico, l'autrice sottolinea le potenzialità proprie del cinema di narrare il passato in modo efficace e significativo e di proporre riflessioni convincenti su eventi e processi storici; a condizione però di rimanere fedele alle fonti, lasciando spazio alla creatività e all'invenzione nell'ambito della plausibilità e della verosimiglianza.
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