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Libri di A. Perri

Il medico dell'Inter ucciso a Porta Romana e altri delitti. 1988-1999. 10 casi irrisolti nei quartieri di Milano

editore: Typimedia editore

pagine: 240

La Milano oscura dei casi irrisolti di fine millennio
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19,90

Perché viviamo?

di Marc Augé

editore: Meltemi

pagine: 133

Perché viviamo? Ha senso porsi questa domanda oggi, in una società che ha celebrato la fine di tutte le ideologie, tranne quel
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Scrivere le culture. Poetiche e politiche dell'etnografia

editore: Meltemi

pagine: 383

A quasi vent'anni anni di distanza dalla sua prima pubblicazione in America, questo libro continua a essere un testo chiave, un punto di riferimento per chiunque si chieda oggi in che modo gli studiosi occidentali possano rappresentare le culture "altre". Nato dall'incontro di dieci studiosi - otto antropologi, uno storico e un critico letterario - svoltosi a Santa Fe, nel New Mexico, nell'aprile del 1984, per organizzare un seminario sulla "costruzione del testo etnografico", "Writing Culture" è una critica radicale del mondo accademico nordamericano e dell'Occidente "evoluto". Se la scrittura riflette inevitabilmente il contesto istituzionale e politico di chi se ne avvale, è possibile rappresentare "fedelmente" e "autenticamente" culture e realtà diverse dalla propria? Con quale diritto e quale autorità? Le risposte degli autori, profondamente conflittuali con le regole fino a quel momento condivise da etnografi e antropologi, costituiscono da allora un riferimento teorico per ogni studioso di scienze umane.
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La pelle e la traccia. Le ferite del sé

di David Le Breton

editore: Meltemi

pagine: 167

Incisioni, scorticature, scarificazioni, bruciature, escoriazioni, lacerazioni: la trama di questo libro è costituita dalle lesioni corporali che gli individui si autoinfliggono deliberatamente, nel contesto delle nostre società contemporanee. Uomini o donne - ma soprattutto donne - perfettamente inseriti nella rete creata dal legame sociale vi fanno ricorso come a una forma di regolazione delle proprie tensioni. La pelle diventa la superficie d'iscrizione del loro malessere. Si cambia il proprio corpo perché non si può cambiare l'ambiente circostante. Le ferite corporali non sono un indice di follia -proprio come i tentativi di suicidio, le fughe, i disturbi dell'alimentazione o altre forme di comportamento a rischio comuni fra le giovani generazioni - ma una particolare forma di lotta contro il male di vivere che segnala l'inadeguatezza della parola e del pensiero. L'alterazione del corpo è una ridefinizione di sé in una situazione dolorosa, un andare al di là del socialmente consentito per sentire qualcosa di forte - come se la vita normale non bastasse più. All'analisi di questa auto-chirurgia particolarmente diffusa tra gli adolescenti, David Le Breton aggiunge una riflessione sulle ferite corporali intenzionali in situazione carceraria - marchi indelebili che esprimono la resistenza all'umiliazione e alla reclusione - nonché sugli artisti di "body art" che, attraverso performances sanguinolente e dolorose, provano a scuotere lo specchio sociale.
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I miei demoni

di Edgar Morin

editore: Meltemi

pagine: 306

"I miei demoni" è un racconto-saggio nel quale lo scrittore, lo storico e il pensatore si fondono. Vi si ritrova lo sguardo del sociologo attento agli eventi del presente, quello dell'antropologo che si rivolge al mito e all'immaginario e infine quello dell'autore de "Il metodo", per la quale la complessità è diventata la sfida che l'animo umano deve affrontare. L'autore investe con critica corrosiva le grandi ideologie del nostro secolo: il nazismo e gli orrori dello stalinismo, il nazionalismo intransigente, il capitalismo e la globalizzazione. Un affresco nel quale la vita dell'uomo e la storia si uniscono sintetizzando la crisi di un secolo.
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La tirannia dell'alfabeto. Ripensare la scrittura

di Roy Harris

editore: Stampa alternativa

pagine: 276

Con "L'origine della scrittura" ha rinnovato il panorama degli studi sui sistemi di scrittura. In questo nuovo provocatorio saggio, l'autore continua a demolire i luoghi comuni che l'Occidente ha legato all'idea di una supremazia della propria scrittura. Secondo Harris, che conduce una critica serrata ai pregiudizi della linguistica moderna, la storia dell'alfabeto è in realtà storia di una tirannia che ha impedito a tutti noi, sin dai primi anni di scuola, di capire e utilizzare pienamente la specificità della comunicazione scritta. La scrittura, in realtà, è una pratica che oltrepassa i limiti e le norme della lingua parlata, dando vita a una dimensione semiologica autonoma da quella dell'oralità.
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