Libri di P. Squillacioti
Un lungo soggiorno. Cinque ritratti femminili
di Leonardo Sciascia
editore: Henry Beyle
pagine: 72
Una pittrice divenuta esemplare, l'altra metà di Savinio, una studiosa di cose siciliane, una traduttrice russa, una scrittric
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L'illuminismo mio e tuo. Carteggio 1953-1985
editore: Mondadori
pagine: 324
Il 19 maggio 1953 Leonardo Sciascia scrive a Italo Calvino, funzionario dell'Einaudi, chiedendo un libro da recensire
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«Questo non è un racconto». Scritti per il cinema e sul cinema
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 170
In un'aula giudiziaria, una donna vestita di nero accusa il capomafia che ha fatto ammazzare suo marito e poi - malgrado le av
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Tresor. Un bestiario medievale
di Brunetto Latini
editore: Rizzoli
pagine: 32
Con il Tresor, opera in prosa scritta in lingua d'oïl tra il 1260 e il 1267, Brunetto Latini offrì ai suoi contemporanei un'en
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Atti relativi alla morte di Raymond Roussel
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 69
Ci sono molti punti oscuri negli ultimi giorni di vita dello scrittore francese Raymond Roussel
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Opere
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 1476
Questo volume contiene: Pirandello e il pirandellismo, Pirandello e la Sicilia, La corda pazza
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Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 191
"Nel 1961, quando ancora Simenon era confinato fra gli scrittori di serie B, Sciascia, dopo aver dichiarato che i suoi romanzi
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A futura memoria (se la memoria ha un futuro)
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 205
Molto infastidiva Sciascia l'essere considerato un «mafiologo»: «Sono semplicemente uno che è nato, è vissuto e vive in un pae
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Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari (1955-1989)
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 246
Nel caso di Sciascia, che rivendicava il diritto di essere "saggista nel racconto e narratore nel saggio", le etichette, si sa, funzionano male, mostrano tutti i loro limiti: saggistica e fiction, anzitutto. Ma anche all'interno di una categoria in apparenza inscalfibile come quella qui utilizzata per il sottotitolo, i conti alla fine non tornano, e il cartellino, pur necessario, appare riduttivo. Perché la sorprendente vastità delle letture di Sciascia (sono qui radunati interventi sul Furioso di Ariosto e l'Ulisse di Joyce, su E.M. Forster e Lawrence Durrell, su Ivo Andric e Calvino, su Montale e Bufalino, per non citarne che alcuni), ma soprattutto la mobilità del suo pensiero e l'incrollabile certezza che la letteratura può decifrare la realtà fanno sì che ogni saggio sia un luogo della libertà, un porto franco dell'intelligenza, una scena sulla quale si materializzano figure, temi, tempi del tutto imprevedibili e che ci portano molto lontano da dove eravamo partiti.
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Opere
di Leonardo Sciascia
editore: Adelphi
pagine: 1431
Queste "opere in raccolta" segnano un punto di svolta nelle nostre conoscenze dell'autore. Questa nuova edizione non solo integra significativamente, attingendo a una vastissima e pressoché ignota produzione dispersa, il cosiddetto "canone Ambroise" (cioè il gruppo di opere che Sciascia stesso volle includere nei due volumi apparsi fra il 1987 e il 1991 a cura di Claude Ambroise), ma soprattutto mira a ricostruire, sulla base di un rigoroso studio di manoscritti e dattiloscritti, la genesi e la storia dei testi. I due volumi saranno organizzati per tipologie testuali: narrativa, testi teatrali, poesie e traduzioni poetiche (vol. I); racconti-inchiesta, "inquisizioni", cronachette e memorie (vol. II, tomo I); saggi letterari, storici, d'arte e civili (vol. II, tomo II). Li correderanno rigorose note ai testi, una bibliografia esaustiva degli scritti di Sciascia e un indice dei nomi (autori e opere citati, personaggi letterari).
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Tresor. Testo francese a fronte
di Brunetto Latini
editore: Einaudi
pagine: 953
"Tresor" nel senso di scrigno pieno d'oro e di gioielli, una raccolta di beni spirituali preziosi: la filosofia teorica, "denaro contante"; la filosofia pratica e la logica, "pietre preziose"; la retorica e la politica, "oro fino". L'opera più famosa di Brunetto Latini è di fatto un'enciclopedia medievale scritta in forma abrégée rispetto alle trattazioni latine del XIII secolo, perché al pubblico della nuova cultura laica di mercanti, amministratori, giudici e notai (come Brunetto) servivano strumenti più agili e compendiati. Per la stessa ragione Brunetto non scrive il suo trattato in latino, ma in francese, la lingua emergente di allora, non essendo ancora il toscano, prima di Dante, una lingua abbastanza strutturata per potervi sostenere un'opera impegnativa in prosa. La storia universale, la medicina, le scienze naturali, la geografia, l'agricoltura, l'architettura, il bestiario di tutti gli animali conosciuti: sono materie in cui Brunetto si dimostra supremo divulgatore. Ma il cuore dell'opera risiede nelle parti sull'etica e sulla politica. La retorica come fondamento dell'arte di governo è uno snodo che caratterizza le idee nuove di Brunetto, mutuate dalle antiche di Aristotele e Cicerone. Porre la cultura classica a fondamento della gestione del potere nelle società comunali italiane significava avviare un processo che avrebbe avuto conseguenze durature. E per questo si può dire che Brunetto fu il capostipite di un rinnovamento della cultura che avrebbe riguardato molte generazioni.
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