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Libri di Pierfranco Pellizzetti

Autobiografie della nazione. Sopravvalutati e furbetti nel Paese in declino

di Pierfranco Pellizzetti

editore: Meltemi

pagine: 292

Pierfranco Pellizzetti passa in rassegna alcuni dei vecchi e nuovi protagonisti della scena pubblica, il cui tratto comune è q
Disponibilità immediata
20,00

Il conflitto populista. Potere e contropotere alla fine del secolo americano

di Pierfranco Pellizzetti

editore: Ombre Corte

pagine: 138

Se l'irradiamento economico, politico, culturale e mediatico da parte del mondo anglosassone, epicentro dell'ordine novecentes
Ordinabile
13,00

La libertà raccontata a ragazze e ragazzi

editore: Manifestolibri

pagine: 64

Libertà. Un termine misterioso come quasi tutte le parole che si riferiscono alle cose davvero importanti per la vita delle donne e degli uomini. Noi diciamo che la libertà è la condizione opposta alla schiavitù. In questo caso è libero chi non ha padrone. Ma chi è il padrone? Il padrone è chi ha il potere e la possibilità di imporre a qualcuno la sua volontà. Tuttavia per essere liberi non basta non avere un padrone: occorre essere autonomi e indipendenti; rispettare gli spazi e i diritti degli altri, partecipare attivamente alla vita comune, leggere le informazioni e gli eventi con un proprio spirito critico. Libertà secondo noi significa fare consapevolmente le proprie scelte. Età di lettura: da 12 anni.
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12,00

Fenomenologia di Antonio Di Pietro

di Pierfranco Pellizzetti

editore: Manifestolibri

pagine: 159

Il paradosso di un uomo intrinsecamente di destra (l'eroe di Tangentopoli, il fondatore e padrone dell'Italia dei valori) che lancia un'Opa sull'intera sinistra italiana come segnale di una crisi generale della politica nello stallo dei processi di modernizzazione del paese. Il fenomeno di un magistrato, ex questurino, che diventa una star, con curiose analogie con il fenomeno contemporaneo incarnato dal suo avversario: Silvio Berlusconi. In un tempo in cui i personaggi sostituiscono le personalità, Di Pietro assume le sembianze di un Marco Pannella del XXI secolo, ma anche di un nuovo Bertoldo, intriso di antichissima cultura contadina furbesca. Campione di quella politica delle "persone perbene" che pretende di assumere il ruolo di una sorta di comitato di liberazione nazionale, con le sue ambigue scorciatoie e la sua retorica del rancore.
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18,00

Liberista sarà lei! L'imbroglio dei liberisti di sinistra

editore: Codice

pagine: 176

La scossa tellurica iniziata nell'autunno dell'anno scorso è stata un segnale inequivocabile: l'egemonia della finanza globali
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14,00

Fenomenologia di Berlusconi

di Pierfranco Pellizzetti

editore: Manifestolibri

pagine: 127

L'irresistibile ascesa del cavaliere - questa la tesi del pamphlet di Pierfranco Pellizzetti - corrisponde all'affermazione di un nuovo tipo umano, il "banale mannaro": mutazione genetica nell'arcaicità di un paese profondo, che si rinnova per finta, impadronendosi delle tecniche di un americanismo a fumetti dietro il quale si nasconde la dittatura di una "neoborghesia" arrampicatrice e accaparratrice. Il saggio illustra in sei capitoli il "fenomeno Berlusconi", la sua "estetica" involgarita e plebea, il suo armamentario comunicativo da film hollywoodiano, il trionfale semplicismo delle sue idee, i giudizi sulle donne e sul sesso. Conclude il libretto un capitolo su "SB e l'eternità", in cui si svela la trasformazione del Cavaliere in cyborg immortale, icona autobiografica di tutti i vizi del carattere nazionale. (Presentazione di Furio Colombo)
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Italia disorganizzata. Incapaci cronici in un mondo complesso

editore: Dedalo

pagine: 149

La patria dei più grandi organizzatori dell'antichità, i Romani, è ora il paese dove eccellono solo unità minime, individuali. Per la prima volta, nel deprimente elenco delle patologie che affliggono "il caso italiano" (familismo amorale, collusione tra sistema politico ed economia, inadeguatezza delle classi dirigenti, compromissione dei partiti con settori della malavita organizzata), viene messa a fuoco una cronica debolezza culturale e operativa che spiega lo specifico nazionale: il deficit organizzativo. Perché stentiamo sistematicamente a far funzionare con efficienza le megamacchine sociali, le strutture complesse della modernità (dalla fabbrica integrata all'ospedale, dalla pubblica amministrazione agli apparati militari e di polizia), non meno di una semplice coda per acquistare un biglietto del cinema? Perché continuiamo a consolarci con il mito del genio italico, che cerca sempre l'uomo forte (da Mussolini a Berlusconi) come soluzione ai problemi? La vecchia modernità accentratrice e "piramidale" ci ha visto in evidente difficoltà; il nuovo mondo delle reti sarebbe l'occasione per superare il deficit organizzativo colmando limiti tecnici e interiorizzando il valore liberale della partecipazione deliberativa.
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