Classici
Organon. Testo greco a fronte
di Aristotele
editore: Bompiani
pagine: 2352
Il volume presenta una nuova e originale traduzione dei sei trattati che costituiscono la raccolta conosciuta con il nome di Organon e che viene considerata come l'atto di nascita della "logica" occidentale. L'originalità della proposta editoriale non si limita alla traduzione, scientificamente accurata e particolarmente attenta alle esigenze e al linguaggio del lettore di oggi. La novità maggiore è la chiave interpretativa: la decisione è stata quella di non proiettare su questi testi il peso del grande sviluppo successivo della logica. In effetti l'Organon non può essere considerato solo come un'opera di logica proprio perché questa nasce "dopo" e "per effetto" di questi scritti. Non a caso il lavoro è stato svolto da giovani studiosi di storia della filosofia antica, ognuno dei quali ha curato uno specifico trattato, in un'attività che però ha sempre coinvolto l'intera équipe. Si è così riusciti sia a ricostruire un quadro unitario nel rispetto delle notevoli differenze tra i testi, sia a cogliere e valorizzare, oltre agli elementi tecnicamente "logici" presenti soprattutto negli Analitici, tutti gli importanti collegamenti che le opere hanno con altri ambiti del pensiero aristotelico, come la retorica e l'etica. È così emersa una delle caratteristiche del pensiero classico, interessato a capire la realtà molto più che a costruire un sistema chiuso e perfettamente coerente.
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IliadeOdissea. Testo greco a fronte. Ediz. integrale
di Omero
editore: Newton compton
pagine: 1212
La guerra e l'assedio di Troia, i sanguinosi duelli tra Achei e Troiani, le virtù guerriere di Achille, le peripezie del viagg
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Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore
di Robert Louis Stevenson
editore: Newton compton
pagine: 214
Esplicita metafora della lotta fra il bene e il male, "Lo strano caso del Dr
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Lettera al padre
di Franz Kafka
editore: Garzanti Libri
pagine: 68
"Carissimo padre, recentemente mi hai chiesto per quale motivo sostengo di avere paura di te. Come al solito, non ho saputo darti una risposta..." Con queste parole si apre la lettera che Franz Kafka scrisse a suo padre, Hermann Kafka, nel novembre del 1919. L'affidò alla madre Julie, nella speranza che queste pagine, così sentite, profonde e strazianti, potessero donare nuova vita a una relazione consumata da anni di incomprensioni, liti e pesanti silenzi: un rapporto contraddittorio, che condizionò pesantemente la formazione e l'opera letteraria del giovane Kafka, tra ammirazione e repulsione, paura e amore, rispetto e disprezzo. Ma a nulla valse quest'ultimo, disperato tentativo: la madre Julie, forse consapevole dell'inutilità del gesto del figlio, restituì la lettera, che non fu mai letta, al mittente. Fu pubblicata, postuma, nel 1952, non più documento personale ma parte dell'opera letteraria di uno dei più grandi scrittori della modernità.
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L'uomo che volle farsi re. Testo inglese a fronte
di Rudyard Kipling
editore: La vita felice
pagine: 130
India, 1880. Il redattore di un giornale di provincia aiuta due singolari figuri a raggiungere il lontano Kafiristan dove -così dicono - essi saranno re. Peachey Taliaferro Carnehan e Daniel Dravot, giunti in Kafiristan, nell'Afghanistan nord-orientale, di villaggio in villaggio conquistano distese sconfinate. Fondano, a Bashkai, una Loggia massonica con tanto di tempio, rituali pseudoesoterici e annessa simbologia. E già che ci sono, forti della sostanziale ignoranza di quelli del posto, dicono di essere dei; venuti da un luogo lontano, forieri di pace e benessere. Ma i due impostori vengono presto scoperti e sono costretti a un'inutile fuga: Dravot è gettato da un ponte tibetano, mentre Carnehan è costretto a vagare per giorni attraverso le valli innevate del Kafiristan con, in un sacco, la testa avvizzita del compagno. Questo il racconto che, tre anni dopo, lo stesso redattore apprende dalle parole di Peachey Taliaferro Carnehan che, irriconoscibile, schiantato dal dolore, rievoca quell'agghiacciante esperienza parlandone in terza persona.
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L'ultimo saluto di Sherlock Holmes
di Arthur Conan Doyle
editore: Mondadori
pagine: 204
Mentre l'Inghilterra è in guerra contro la Germania, il grande Sherlock Holmes - ormai in pensione - torna in azione
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Gli inquilini del piano di sopra. Case infestate nelle ghost stories
editore: Nova delphi libri
pagine: 256
Porte che si aprono da sole, scalpiccii furtivi e sussurri in soffitta, stanze immerse nel buio in cui albergano misteriose presenze. Il mondo dei morti si mescola a quello dei vivi in questa antologia che ha come nucleo centrale il motivo delle case infestate. Tralasciando sottili catalogazioni, si può certo affermare che le case infestate sono antiche quasi quanto la credenza stessa nei fantasmi. Un tòpos letterario e cinematografico che si è consolidato tra Otto e Novecento anche grazie ai racconti qui inclusi, alcuni dei quali vengono proposti per la prima volta in Italia.
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Il milione
di Marco Polo
editore: Foschi (santarcangelo)
pagine: 317
"Il Milione" è la cronaca, tra fantasia e realtà, del grande viaggio compiuto da Marco Polo nella Cina di Kublai Khan, nipote
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La passione del dubbio: Madame de Mauves-Daisy Miller-Il carteggio Aspern-Il giro di vite-L'angolo bello
di Henry James
editore: Marsilio
pagine: 574
Questo volume rende omaggio a Henry James nel centenario della sua morte, attraverso cinque racconti che insieme delineano un
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Il villaggio di Stepàncikovo e i suoi abitanti
di Fëdor Dostoevskij
editore: Quodlibet
pagine: 276
Questo è uno dei romanzi meno conosciuti e più riusciti del grande scrittore russo
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I racconti di Pittsburgh
di Cather Willa
editore: Mattioli 1885
pagine: 76
Tutto ciò che voleva era lì, tangibile davanti a lui, come il mondo fatato di una pantomima di Natale, ma c'erano spiriti beff
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Cicerone
di Stefan Zweig
editore: Castelvecchi
Fu il primo umanista dell'Impero romano, il difensore del diritto, il filosofo che con il De re publica stabilì il codice etico della forma ideale di Stato. Osteggiò l'anarchia di Catilina e la corruzione di Verre, ma non poté arginare il potere assoluto di Giulio Cesare. Il nuovo dittatore, pur risparmiandogli la vita, lo spinse ad abbandonare l'attività politica. "Ma a un uomo di pensiero", dice Zweig, "non può capitare niente di meglio che l'essere escluso dalla vita politica". Negli anni che seguirono, riconsegnato alla res privata e immerso nell'otium più fecondo, il grande oratore scriverà le opere che gli varranno l'immortalità. Fino a quando Antonio, preso il comando di Roma, ne decretò la condanna a morte. Gli ultimi anni di Cicerone, dall'esilio al barbaro assassinio, nel ritratto - come sempre magistrale e fulminante - di Stefan Zweig.
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