Filosofia
Il codice del mito. Il sogno di Platone e l'incubo dell'Occidente
di Andrea Colamedici
editore: Ugo Mursia Editore
pagine: 218
Il mito è un codice attraverso cui è possibile osservare le vette e gli abissi dell'essere umano
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Pensare altrimenti
di Diego Fusaro
editore: Einaudi
pagine: 176
Da sempre, sia pure in forme diverse, gli uomini si ribellano
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Strumenti per ragionare. Le regole logiche, la pratica argomentativa, l'inferenza probabilistica. Ediz. mylab. Con eText
editore: Pearson
pagine: 287
"Questo libro esce in una nuova e terza edizione
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L'imperativo estetico. Scritti sull'arte
di Peter Sloterdijk
editore: Cortina raffaello
pagine: 193
L'estetica di Sloterdijk non è semplicemente una filosofia dell'arte, ma anzitutto un modo eminente di fare filosofia. Al centro della riflessione che attraversa i saggi qui raccolti è la questione dell'aisthesis - la sensazione o sensibilità - nella sua più ampia declinazione. Da un lato si attribuisce all'arte "in senso stretto "uno spazio eccentrico rispetto alla norma, dall'altro si fa valere un modo alternativo di guardare all'esperienza estetica, riconoscendole un ruolo guida nelle scelte consapevoli e nelle condotte inconsapevoli dell'essere umano. Così concepita, l'estetica possiede un profondo potere euristico: ci aiuta a capire che tipo di mondo ci siamo costruiti, come ci "sentiamo" in questo mondo e in che modo potremmo cambiarlo, cominciando da noi stessi. Con lo stile incisivo e la profondità analitica che gli sono propri, Sloterdijk affronta un ampio spettro di questioni tradizionalmente assegnate alla dimensione estetica - dall'architettura alla musica, dal design alla pittura, dalla forma della città alla letteratura - inquadrandole nella sua originale e innovativa antropologia filosofica.
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Wittgenstein. Una guida
di Luigi Perissinotto
editore: Feltrinelli
pagine: 131
Il volume costituisce una guida all'intera filosofia di Wittgenstein. Diviso in due ampi capitoli e organizzato in brevi sezioni e paragrafi, il libro affronta tutti i principali aspetti del pensiero di Wittgenstein: dalla sua concezione del lavoro filosofico al modo di intendere il rapporto tra filosofia e scienza: dall'atteggiamento nei confronti della modernità alla tensione etica che orienta il suo filosofare.
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Così parlò Zarathustra
di Friedrich Nietzsche
editore: Feltrinelli
pagine: 386
Alle soglie della follia, Nietzsche sosterrà di aver fatto all'umanità, con lo Zarathustra, il più grande dono che essa abbia mai ricevuto: "Questo libro, una voce che passa sui millenni, non solo è il libro più alto che esista [ ... J, ma anche il più profondo, generato dalla più intrinseca ricchezza della verità, una fonte inesauribile dove non si può calare il secchio senza farlo risalire colmo d'oro e di bontà". Perciò Nietzsche gli assegnerà una posizione preminente tra tutti i libri: "II primo libro di tutti i millenni, la Bibbia dell'avvenire, la suprema esplosione del genio umano, in cui è incluso il destino dell'umanità". Così parlò Zarathustra rappresenta in effetti un libro irripetibile nella storia della letteratura e della filosofia: i pensieri più abissali (la diagnosi del nichilismo, l'eterno ritorno, il superuomo, la volontà di potenza) sono presentati al lettore non in forma teoretica, argomentativa, bensì come parola viva dell'alter ego dell'autore, in modo tale da consentire a Nietzsche di rivelarsi come uno dei più grandi stilisti della lingua tedesca e uno dei vertici assoluti raggiunti dalla sua poesia. Questo capolavoro poetico e filosofico viene qui proposto in un'edizione agile ma dotata di apparati critici sufficienti a introdurre il lettore a quello che è il più difficile dei compiti, secondo lo stesso Nietzsche: non travisarne il pensiero, ma "Ieggerlo bene".
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Storia politica del filo spinato. Genealogia di un dispositivo di potere
di Olivier Razac
editore: Ombre corte
pagine: 157
Vecchio più di un secolo, il filo spinato non è mai stato un semplice attrezzo agricolo. Quasi subito si è mostrato uno strumento politico di grande rilevanza, la cui efficacia gli ha garantito un ruolo di primo piano in tre delle maggiori catastrofi della modernità. Negli Stati Uniti ha contribuito alla colonizzazione delle praterie del West e dunque all'ultima tappa dell'etnocidio degli Indiani d'America. Nel corso della Prima Guerra mondiale ha fortificato le trincee, dove sono morti milioni di uomini. Infine, è stato la recinzione elettrificata dei campi di concentramento e di sterminio nazisti. Ma la sua storia non finisce lì. Il filo spinato ha continuato a essere largamente utilizzato quasi ovunque: attorno ai campi e ai pascoli in campagna; in città, sui muri o sui cancelli delle fabbriche, delle caserme, delle prigioni e delle abitazioni di famiglie preoccupate. Ma anche lungo le frontiere nazionali, sui campi di battaglia o per sorvegliare uomini da far sopravvivere, da rispedire ai loro paesi, da uccidere... Tuttavia, il fatto che continui ad avere successo non significa che sia ancora il punto tecnologicamente più avanzato di gestione dello spazio. La tendenza attuale è di chiudere, gerarchizzare e controllare lo spazio con altri mezzi ben più sofisticati, ancora più leggeri e reattivi. Ma è poi così nuova questa tendenza? Contrariamente alla percezione che se ne ha, il filo spinato corrispondeva già a un allontanamento dalla pesante materialità della pietra, a una virtualizzazione delle separazioni massicce. Si trattava già di perdere in consistenza per guadagnare in potenza. Ma, in questo modo, annunciava il proprio superamento, il tempo in cui anch'esso sarebbe stato troppo vistoso e pesante, e avrebbe dovuto essere sostituito da tecniche più leggere, da dispositivi più discreti, che tracciano confini immateriali: non di legno, non di pietra né di metallo, ma di luce, onde e vibrazioni invisibili.
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L'esperienza dell'estremo. Vita e pensiero nei campi di concentramento
di Peloso Luca
editore: Ombre corte
pagine: 172
Quello qui presentato è uno studio comparativo sui campi di concentramento nazisti e staliniani, intesi sia come l'espressione
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La semantica dell'azione
di Paul Ricoeur
editore: Jaca Book
pagine: 173
La posizione filosofica di Ricoeur ormai non costituisce più una novità. Questo libro si sofferma sul suo contributo all'elaborazione di una filosofia dell'azione e quindi di un'etica radicata nella storia, saldamente fondata sullo statuto ontologico della persona umana. Tale aspetto del suo impegno speculativo è tanto più attuale ed importante in quanto ha preso forma in un momento in cui sembrava che la riflessione sull'azione e quindi sui valori dovesse diventare un capitolo non più della riflessione filosofica, ma della ricerca sociologica o psicologica. È appunto in quest'ordine di considerazioni che risiede l'interesse della presente opera. Nel suo aspetto più immediato può sembrare centrata esclusivamente sul confronto tra l'analisi linguistica e la fenomenologia. Tuttavia non si limita a definire i termini di questo confronto; delinea piuttosto un itinerario di ricerca che percorre i momenti speculativamente più rilevanti di una fenomenologia della volontà che, pur costituendo il presupposto dell'analisi linguistica, non ha tuttavia in se stessa la ragione ultima del proprio essere. Perciò perviene al riconoscimento dell'esigenza di una fondazione originaria, rispetto alla quale il discorso dell'azione, da descrittivo ed analitico, si trasforma in costitutivo e dialettico, cioè in discorso dell'azione sensata, in etica.
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Il diritto come estetica. Epistemologia della conoscenza e della volontà: il nichilismo/nihilismo del dubbio
di Morris L. Ghezzi
editore: Mimesis
pagine: 145
Dall'empiria alla teologia, dalla fisica alla metafisica, dalla logica dell'identità a quella del divenire, dalla realtà statica alla realtà dell'oscillazione, della metamorfosi, dal libero al servo arbitrio, dal dover essere al mi piace, dal diritto come normatività al diritto come estetica, queste ipotesi si presentano come le principali tappe attraverso le quali si snoda il saggio. Il dubbio regna sovrano su ogni conoscenza umana. Sappiamo di non sapere, ma ormai si è ben oltre questa consapevolezza; ora si affaccia anche il dubbio intorno all'esistenza stessa del soggetto, che conosce, ed al cogito cartesiano. Il nihilismo/nichilismo getta più di una semplice ombra sulle nostre certezze conoscitive.
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La filosofia francese e i greci. Deleuze, Derrida, Foucault
di Luca Lera
editore: Carocci
pagine: 137
In che modo la filosofia francese contemporanea si richiama alle tradizioni di pensiero antiche? Qual è il senso di tale richiamo? Per rispondere a queste domande il libro cerca di ricostruire, in una cornice unitaria, l'influsso esercitato dalla filosofia antica (classica, ellenistica e tardoantica) sul pensiero post-strutturalista, concentrandosi sulle figure di Gilles Deleuze, Jacques Derrida e Michel Foucault. Ampio spazio è dedicato anche alla generazione precedente (Merleau-Ponty, Lacan e Lévinas), nonché ad alcuni degli esiti più recenti del dibattito filosofico francese, individuando nel pensiero di Henri Bergson il momento inaugurale di una vicenda storiografica caratterizzata dal complesso intreccio fra recupero delle tradizioni filosofiche antiche e rottura nei loro confronti - intreccio che si rivela come una delle cifre più significative del pensiero francese degli ultimi decenni.
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