Politica e attualità
Lussuria. Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini
di Emiliano Fittipaldi
editore: Feltrinelli
pagine: 208
"Da qualche tempo sto scartabellando nuovi documenti riservati, intercettazioni delle procure italiane e straniere, atti di co
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Solo una decrescita felice (selettiva e governata) può salvarci
editore: Lindau
pagine: 192
Non viviamo nel migliore dei mondi possibili
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Viva l'Europa viva
di Davide Giacalone
editore: Rubbettino
pagine: 247
Europei si nacque. Europeisti si era. Antieuropeisti o euroscettici lo si è diventati. Europeisti lo eravamo per normalità, molto anche per retorica, certo. Antieuropeisti lo si è diventati dopo avere goduto dei benefici dell'integrazione, i quando i molti errori commessi e l'affermarsi dei vincoli parametrali hanno consentito di operare la più fantastica delle falsificazioni: i conti dissestati, la spesa pubblica improduttiva, il debito stellare, la connessa demoniaca pressione fiscale, non erano più conseguenza delle scelte i che si erano fatte, del diffondersi dell'assistenzialismo, delle reclamate elemosine di Stato, dei contrasti al dispiegarsi del libero mercato e della tenace difesa delle rendite di posizione, ma erano tutte colpe dell'Europa. Ciliegiona sulla torta: la viltà delle classi dirigenti, politica e non solo, che anziché assumersi il compito di richiamare alla ragionevolezza e all'ordine hanno provato a scaricare il peso delle cose dovute su un'entità astratta e prevalente: ce lo chiede l'Europa. C'è del buono, in questo percorso degenerativo, che buono non è. Una delle cose buone è che dirsi europeisti non è più lo scontato e indistinguibile luogo comune, praticabile in qualche adunanza domenicale o in qualche rituale celebrazione scolastica. Dirsi europeisti è diventato un problema, un'affermazione che desta reazioni vivaci. Taluni credono sia quasi segno di follia. E io sono un europeista.
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Cattivi maestri della Sinistra. Gramsci, Togliatti, Lukàcs, Sartre e Marcuse
di Luciano Pellicani
editore: Rubbettino
pagine: 129
Sin dalla Rivoluzione francese, che le ha dato i natali, la sinistra non è mai stata un singolare
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Vite di lotta armata. Storie di attivismo nella Provisional IRA
di Lorenzo Bosi
editore: Carocci
pagine: 102
Quali sono i percorsi che portano alcune donne e uomini ad abbracciare la lotta armata? Cosa sostiene il loro impegno all'interno dei gruppi armati, anche a fronte di lunghi periodi di prigionia? Come escono dalla lotta armata e quali conseguenze sulla loro storia di vita attribuiscono a una tale scelta? Il libro risponde a queste domande basandosi su venticinque testimonianze di donne e uomini che fra il 1969 e il 1972, in Nord Irlanda, entrarono a far parte della Provisional IRA. "Vite di lotta armata" promuove un approccio - mutuato dalla letteratura sui movimenti sociali - che contestualizza l'emergere della violenza politica, il suo sviluppo, il suo declino e il suo impatto. Analizzando l'intrecciarsi del contesto sociale e organizzativo in cui agisce l'individuo, questo libro esamina i percorsi di vita di coloro che, per più di trent'anni, hanno fatto parte della Provisional IRA, hanno vissuto l'esperienza della prigionia e sono oggi cittadini attivi all'interno delle loro comunità locali.
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La voragine. La folle scommessa dei derivati di Stato. I contratti segreti con le banche. Il buco nei conti pubblici di cui nessuno parla
di Luca Piana
editore: Mondadori
pagine: 156
Più di 23 miliardi di euro. È questa la cifra che lo Stato italiano ha perso in soli quattro anni, dal 2011 al 2015, sui contratti derivati sottoscritti dal Tesoro con grandi banche d'affari internazionali. Un fiume di denaro destinato purtroppo a ingrossarsi, visto che da qui al 2021 sono più che probabili ulteriori perdite per altri 24 miliardi di euro. Ma cosa sono i «derivati», di cui spesso si sente parlare e di cui altrettanto spesso si ignora l'esatto significato? Qual è la differenza fra uno swap e una swaption, fra un Cross currency swap e un Interest rate swap? Luca Piana scava nel mondo sommerso della finanza e ne rivela metodi e strumenti, tra cui appunto i derivati... Ricostruisce quando il governo centrale - ma anche Regioni, Province e perfino microscopici Comuni - hanno cominciato a usarli e per quali motivi. E spiega perché, a un certo punto, hanno avuto effetti così devastanti sulle casse pubbliche, oltre che su quelle delle amministrazioni locali. In particolare vengono ricostruiti i dettagli dei derivati sottoscritti dallo Stato italiano con una banca d'investimento americana, che hanno costretto il Tesoro a sborsare ben 3,1 miliardi di euro, versati per giunta proprio nel momento in cui l'allora premier Mario Monti stava fronteggiando il rischio di non poter più pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Senza dimenticare che al Parlamento e all'opinione pubblica è sempre stata ed è tuttora negata la possibilità di prendere visione di questi contratti, rendendo di fatto impossibile una valutazione piena e trasparente della gravità della situazione. E, soprattutto, impedendo agli esperti di analizzare le ragioni che hanno spinto i dirigenti dello Stato italiano a imbarcarsi in operazioni dal profilo di rischio elevato, in alcuni casi addirittura speculativo. Ma se molti aspetti di questa complessa vicenda restano ancora oscuri, una cosa è chiara fin d'ora: nei conti pubblici del nostro Paese si è aperta un'immensa voragine, e la colpa è da addebitare - almeno in parte - ai derivati e, quindi, ai governi della Seconda Repubblica che li hanno sottoscritti.
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Un mondo degno dei nostri figli. Discorsi 2009-2016
di Barack Obama
editore: Garzanti Libri
pagine: 297
Il 20 gennaio 2009, Barack Obama presta giuramento come 44° presidente degli Stati Uniti d'America. Dopo una delle campagne elettorali più partecipate e coinvolgenti di sempre, capace di mobilitare migliaia di cittadini in tutto il mondo in nome della pace, dei diritti civili, del disarmo nucleare, diventa il primo afroamericano a ricoprire il prestigioso incarico. A distanza di otto anni, ripercorriamo l'eredità storica e politica dei suoi due mandati in questi discorsi: dalle parole ferme e decise con cui viene data notizia della morte di Osama bin Laden alla battaglia senza precedenti contro i pericoli del cambiamento climatico; dalle commoventi e orgogliose frasi sui diritti dei neri nel cinquantesimo anniversario della marcia di Selma fino all'ultimo discorso pronunciato all'assemblea generale delle Nazioni Unite.
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Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck a oggi
di Sergio Romano
editore: Laterza
pagine: 117
Col Trattato di Versailles, al termine della Grande guerra, la Germania è condannata a pagare in trent'anni 132 miliardi di ma
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Tutti i nemici del Procuratore. L'omicidio di Bruno Caccia
di Paola Bellone
editore: Laterza
Bruno Caccia fu ucciso dalla 'ndrangheta, senza alcun dubbio
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La guerra di Corea
di Steven H. Lee
editore: Il mulino
pagine: 209
La guerra di Corea, che si concluse con l'armistizio del luglio 1953, è stato il primo grande episodio di tensione internazionale nella guerra fredda, dove mondo occidentale e mondo comunista si sono affrontati. L'attacco della Corea del nord comunista a quella del sud nel giugno 1950 determinò l'intervento americano e un conflitto su cui aleggiava lo spettro di una guerra nucleare. Il volume esamina l'intera vicenda della guerra di Corea collocandola nel contesto degli equilibri mondiali del dopoguerra e vedendone le conseguenze, dall'ingresso della Germania nella Nato al trattato di pace con il Giappone, dall'ingresso della Cina sulla scena mondiale all'impiego anticomunista statunitense.
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Democrazia sfigurata. Il popolo fra opinione e verità
di Nadia Urbinati
editore: Università Bocconi Editore
pagine: 341
Una società democratica ha caratteristiche proprie che la rendono esteriormente riconoscibile. La democrazia rappresentativa è un sistema diarchico fondato sulla volontà e sull'opinione, che si influenzano e collaborano, senza mai fondersi. Questo è il volto che oggi appare sfigurato. Tre le deformazioni: la tendenza a letture apolitiche della deliberazione pubblica (il mito del governo tecnico); la promozione di soluzioni populiste; la spinta al plebiscito e dunque la democrazia dell'audience. Riaffermare il potere della diarchia, tutelando la funzione dell'opinione, è essenziale alla sopravvivenza della democrazia.
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Sindacato, politica, autonomia. Per Riccardo Terzi
editore: Ediesse
pagine: 174
Riccardo Terzi, nato a Bergamo nel 1940 e morto a Milano nel 2015, lascia un prezioso contributo di studi, che il Gruppo di lavoro a lui intitolato si prefigge di ordinare e valorizzare, partendo da questo lavoro, realizzato con la Cgil di Bergamo. Il volume raccoglie gli esiti di un seminario del 2015 con contributi, tra gli altri, di Adolfo Braga, Aldo Bonomi e Marco Revelli, un'intervista a Terzi e alcuni suoi interventi sulla storia e i mutamenti dei rapporti fra i soggetti della rappresentanza politica e della rappresentanza sindacale. «Terzi si interroga sulle trasformazioni della politica e della democrazia partendo da lontano, da quel repertorio di possibilità che è il passato. E misura la prossimità, e soprattutto la distanza, del presente rispetto a quel passato. Il paradosso di un modello di regime politico che nasce nel conflitto sociale per l'inclusione di ampie frazioni di popolazione escluse e finisce per funzionare come un sistema oligarchico destinato a configurare un'arena, distante dalla cittadinanza democratica, in cui si svolgono meri giochi di potere, è messo in luce da Terzi che può così insistere sul mutamento strutturale di ciò che usiamo chiamare 'politica'. E l'effetto inaspettato dell'esercizio del senso della storia è che solo così puoi vedere in altro modo lo stato delle cose presenti, puoi abbandonare un modo ormai opaco e distorto di nominare le cose e, forse, puoi scovare con uno sguardo libero e critico un varco per possibilità e alternative che la dittatura del presente azzera e rende opache o inaccessibili.» (dalla prefazione di Salvatore Veca)
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