Politica e attualità
L'Aquila non è Kabul. Cronaca di una tragedia annunciata
di Giuseppe Caporale
editore: Castelvecchi
pagine: 187
Se c'è un giornalista in Italia che può raccontare il terremoto d'Abruzzo, questo giornalista è Giuseppe Caporale. Era lì Giuseppe, la notte del 6 aprile. Era lì, un'ora dopo la distruzione, che si aggirava fra i fantasmi di Onna e fra i vicoli bui della città dell'Aquila. Era lì nei giorni seguenti, è rimasto lì a raccogliere le grida di dolore e di paura degli abruzzesi. Giuseppe Caporale ha cercato di capire, ha indagato, ha anche scoperto quello che qualcuno voleva nascondere. Ha fatto il suo mestiere: scrivere. Senza timori, senza reticenze. Giorno dopo giorno sul suo giornale, "la Repubblica". E poi, sei mesi dopo, è arrivato questo libro. Già il titolo - "L'Aquila non è Kabul" - annuncia che fra le sue pagine non troverete mai nulla di convenzionale o di scontato. È una cronaca "non autorizzata" del terremoto. Giuseppe Caporale è stato un testimone oculare della tragedia abruzzese. Nel libro rivive il dramma fin dall'inizio, fin da quella notte quando anche a casa sua, a Pescara, la terra ha tremato e i tetti sembravano cedere, i muri crollare. È un diario. Il viaggio disperato fino ai paesi ai piedi dell'Aquila, i primi soccorsi, i morti e i vivi, i padri sopravvissuti ai figli, i feriti tirati fuori dai palazzi. Il racconto del dolore e poi il racconto della rabbia, i mancati allarmi e le tendopoli bollenti d'agosto, le case di sabbia venute giù e le inchieste giudiziarie, l'apocalisse d'Abruzzo e il dopo-terremoto in Molise. (Attilio Bolzoni)
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L'invasione. Come gli stranieri ci stanno conquistando e noi ci arrendiamo
editore: Aliberti
pagine: 205
In Italia è in corso un'invasione in piena regola
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Mister Cool
Come funziona il metodo Obama
di Pistolini Stefano
editore: Marsilio
pagine: 283
Capita una o due volte nella vita di assistere a un'impresa storica: la scalata al tetto del mondo senza rete e senza privileg
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Impero, imperi. Una conversazione
editore: L'Ancora del Mediterraneo
pagine: 365
Potenze imperiali, dominio militare, colonialismo, scontri di civiltà, poteri globali. Sebbene siano molte le immagini che evoca la parola "impero", il concetto ha contorni imprecisi e non occupa un posto definito nella storia, ma t'attraversa in tutta la sua lunga durata e riemerge nelle congiunture più diverse, mantenendo ancor oggi intatto il suo fascino. Per coglierne tutte le implicazioni occorre sapere di cosa di volta in volta si parla quando nei contesti più vari si evocano le dimensioni imperiali. Ed è quanto fanno in questo volume studiosi di competenze diverse, a partire dall'impero per eccellenza, quello di Roma, attraverso i percorsi della conversione cristiana, l'ordine dato al mondo ispanico al di là dell'oceano, l'impero britannico, fino al crollo novecentesco degli imperi europei e al dibattito sull'impero.
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Fuori catalogo
Fuori catalogo
La Russia e gli altri. Nuovi equilibri della geopolitica
di Sandro Sideri
editore: Università Bocconi Editore
pagine: 259
La dissoluzione dell'URSS ha gettato la Russia in una vera crisi d'identità
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Fuori catalogo
Per una sinistra pensante
Costruire la cultura politica che non c'è
di Biasco Salvatore
editore: Marsilio
pagine: 156
Può il liberalismo politico ed economico diventare il principio ispiratore della sinistra? La domanda schietta di Salvatore Bi
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Cattolici e laici per un popolo della libertà
editore: Marietti 1820
Il volume raccoglie i principali interventi della tre giorni di Riva del Garda promossa da Rete Italia (13-14-15 marzo 2009)
Fuori catalogo
Un paese di baroni
Truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l'università italiana
editore: Chiarelettere
pagine: 309
Questo libro racconta l'università dei privilegi e anche l'università di chi lavora seriamente tutti i giorni e per pochi sold
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Noi, le ragazze di Silvio. Lettera a Veronica Lario da una «velina» della politica
di Elisa Alloro
editore: Aliberti
pagine: 85
"La sottoscritta, a essere infilata nel mucchio in quanto candidata "trombata", giornalisticamente parlando, non ci sta
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