Politica e attualità
Libia. Da colonia italiana a colonia globale
di Sensini Paolo
editore: Jaca Book
pagine: 217
Nei primi mesi del 2011, a cent'anni esatti dall'impresa coloniale italiana in Libia, si è consumato un nuovo intervento milit
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Che cos'è il populismo?
di Jan-Werner Müller
editore: Università Bocconi Editore
pagine: 168
Donald Trump, Beppe Grillo, Marine Le Pen, Nigel Farage: i populisti sono in ascesa in tutto il mondo
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Populismo. Teorie e problemi
di Manuel Anselmi
editore: Mondadori Università
pagine: 112
Il volume fornisce un percorso introduttivo e analitico delle principali questioni del populismo
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Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro
di Mario Giordano
editore: Mondadori
pagine: 196
"Si può andare in pensione ancora oggi a 55 anni con 5000 euro al mese? Si può riscuotere un assegno per 66 anni pur avendo la
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Storia dell'unificazione europea
di Emilio Raffaele Papa
editore: Bompiani
pagine: 520
Un classico della collana di storia Bompiani torna in libreria con l'aggiunta di una nuova parte, composta di dieci capitoli e
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Questa non è l'America
di Alan Friedman
editore: Newton compton
pagine: 384
"Questa non è l'America" non è un semplice libro sugli Stati Uniti d'America
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L'alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell'azione collettiva
di Judith Butler
editore: Nottetempo
pagine: 347
Al centro di questo libro di Judith Butler è l'indagine sulla "politica della strada" e sul diritto plurale e performativo di
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Limes. Rivista italiana di geopolitica
editore: L'Espresso (Gruppo Editoriale)
pagine: 240
La rivista Limes nasce nel 1993 e si impone rapidamente come prodotto di alto valore culturale
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Prigionieri dell'Islam. Terrorismo, migrazioni, integrazione: il triangolo che cambia la nostra vita
di Lilli Gruber
editore: Rizzoli
pagine: 347
L'islam ci fa paura
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Università futura. Tra democrazia e bit
di Juan Carlos De Martin
editore: Codice
pagine: 235
Abbiamo di fronte cinque sfide da cui dipende il futuro dell'umanità: ambientale, tecnologica, economica, geopolitica e democr
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Camorra nostra. Nascita di una S.p.a. del crimine
di Giorgio Mottola
editore: Sperling & kupfer
pagine: 200
«Non chiamatela camorra. È Cosa nostra». Questa sorprendente dichiarazione di Franco Di Carlo ha indotto Giorgio Mottola a ripercorrere la storia della camorra seguendo le rivelazioni dell'ex boss del clan dei Corleonesi, uno dei pentiti più attendibili. A lui Totò Riina aveva affidato, insieme ad altri fedelissimi, il delicato compito di gestire, negli anni Settanta, l'espansione dell'organizzazione siciliana sul continente. Grazie alla sua testimonianza, si scopre come avvenne, a partire dal dopoguerra, la colonizzazione mafiosa di Napoli e quale «formazione» seguirono i capifamiglia e i giovani guappi che, da piccoli criminali dediti allo spaccio e al contrabbando, si trasformeranno in industriali del crimine, con stretti agganci nella politica e nella finanza. Il silenzioso dominio della Cupola cambia il corso del narcotraffico internazionale, espande gli affari nel Nord d'Italia e traccia un disegno dei rapporti di forza fra le famiglie che porterà, negli anni Novanta, all'egemonia dei Casalesi. In questo viaggio alle radici di Gomorra si affacciano sotto una luce del tutto nuova vicende storiche: l'assassinio del marito di Pupetta Maresca, i rapporti fra Raffaele Cutolo e i Corleonesi, la faida fra i Nuvoletta e Antonio Bardellino, la trattativa per la liberazione di Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse tre anni dopo la morte di Aldo Moro. La verità raccontata da Di Carlo non ha precedenti né nelle dichiarazioni di altri pentiti siciliani o campani né nelle carte della magistratura, ma trova puntuali riscontri dispersi in migliaia di pagine di atti giudiziari, che l'autore ha scandagliato per scrivere, della camorra, la storia che non è mai stata raccontata.
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La fine del terrorismo. Oltre l'ISIS e lo stato di emergenza
di Benedetta Berti
editore: Mondadori
pagine: 230
Il terrorismo, vale a dire l'uso indiscriminato della violenza contro civili, è una tattica adottata spesso nel corso della storia da gruppi armati decisi a sfidare un nemico più forte per raggiungere obiettivi politici o militari, ma anche da governi dittatoriali per garantirsi l'assoluta sottomissione dei propri cittadini. Ma l'attuale moltiplicarsi di attacchi e attentati terroristici di matrice islamista sempre più efferati e cruenti ha creato in Occidente un diffuso clima di insicurezza e di paura, esacerbato dalla sensazione di essere in balìa di un avversario invisibile e incontrollabile. Come si può scongiurare una simile minaccia al tempo stesso incombente e sconosciuta? Benedetta Berti, analista di politica internazionale, tenta di rispondere a tale interrogativo esaminando la genesi e le attività dei numerosi gruppi jihadisti che quasi ogni giorno sono alla ribalta della cronaca, a partire da quello più noto e più potente, autoproclamatosi Stato Islamico di Iraq e Siria: l'isis. Dallo studio delle sue radici e rivendicazioni, del contesto in cui sono nati e si sono affermati, dei modi in cui si finanziano e fanno proseliti emerge uno scenario molto lontano dallo stereotipo del terrorista islamico clandestino, armato di kalashnikov e nascosto in una grotta. Come le multinazionali sul mercato globale, molti gruppi armati hanno sviluppato complessi modelli di business per arricchirsi; come i partiti politici moderni, hanno capito l'importanza del consenso; come le agenzie pubblicitarie di successo, hanno ideato campagne di marketing basate su un'ottima conoscenza della Rete. Fino ad assumere i compiti e le funzioni di un vero e proprio Stato: dalla gestione dell'«ordine pubblico» alla raccolta dei rifiuti, alla costruzione di scuole e strutture sanitarie. In un quadro così complesso, le armi non sono l'unico, né forse il più efficace strumento per sconfiggere il terrorismo. È invece necessario, secondo Benedetta Berti, prosciugare le fonti che lo alimentano e, in particolare, rimuovere la causa prima di ogni forma di ribellione e insurrezione, in Medio Oriente come altrove: l'esistenza di Stati inefficienti e corrotti, dove la forbice della diseguaglianza sociale è eccessivamente ampia e il dissenso viene soffocato con il carcere e la tortura.
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