Storia
Regina di cuori. Vita della sublime e infame Margherita di Valois
editore: Odoya
pagine: 284
Mai personaggio fu tanto lodato per l'avvenenza della figura, la soavità dei lineamenti, l'intelligente spregiudicatezza della
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La medicina antica
di Valentina Gazzaniga
editore: Carocci
pagine: 176
La storia della medicina greca e romana è, insieme, una storia delle idee di salute e malattia, una storia delle pratiche di cura, una storia della religione, una storia archeologica dei luoghi e degli strumenti utilizzati per ottenere guarigione. Lo studio dei testi medici antichi offre, dunque, una prospettiva di indagine ampia e articolata sulle civiltà greca e romana, che permette, oltre la riflessione tecnica specialistica, di comprendere in che modo culture diverse ma profondamente integrate tra loro si siano relazionate con i temi della sofferenza del corpo, della malattia, della morte, della nascita, dell'imperfezione, della cura. In costante dialogo con il mito, la letteratura, la storiografia e la filosofia, la medicina antica è molto più di una tecnica di guarigione: è, essa stessa, tentativo di costruire un'immagine armonica del mondo, al di là delle epidemie, delle carestie, delle malattie inguaribili che costituiscono lo sfondo tormentato di una storia secolare.
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Omero e la storia
di Pierre Carlier
editore: Carocci
pagine: 263
Chi si nasconde dietro il nome di Omero? Se per gli storici odierni egli rimane in gran parte un enigma, grazie ai progressi d
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Italia sacra. Le raccolte di vite dei santi e l'«inventio» delle regioni (secc. XV-XVIII)
editore: Viella
pagine: 863
Le regioni italiane sono costruzioni artificiali o entità territoriali che appartengono alla nostra memoria culturale? La questione, oggetto di dibattito politico e storiografico sin dal Risorgimento, fa da sfondo a questo volume, incentrato su una fonte significativa per gli studi della storia delle identità regionali: le raccolte territoriali di vite di santi. Forgiate tra la fine del medioevo e la piena età moderna nelle officine degli ordini religiosi e nel fuoco delle controversie dottrinali, tali opere ridisegnano, in continuità con la cultura umanistica, le entità regionali della penisola, dal Piemonte alla Calabria, dalla Toscana alla Lucania, dall'Umbria alle isole maggiori. Gli eruditi agiografi, attraverso un intenso lavoro di scavo archivistico e l'uso combinato di una pluralità di testimonianze archeologiche, cronachistiche, epigrafiche, iconografiche -, promuovono antichi e nuovi luoghi di culto, creano narrazioni identitarie, disegnano inediti paesaggi sacri: una inventio, qui intesa nel duplice senso di "riscoperta" e "invenzione", di tradizioni, spazi e confini regionali, sostenuta non di rado da una sensibilità di tipo geo-cartografico.
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La rivoluzione romana
di Ronald Syme
editore: Einaudi
pagine: 680
"La rivoluzione romana" affronta uno dei nodi cruciali della storia di Roma: la caduta della repubblica e il declino della lib
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Storia del mare
di Mack John
editore: Odoya
pagine: 303
Una ricerca completa sui modi in cui le società, spinte da innata curiosità, hanno interagito con il mare, la vasta distesa ch
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Cesare Paribelli. Un giacobino d'Italia (1763-1847)
di Paolo Conte
editore: Guerini e associati
pagine: 445
Nato a Sondrio, avviato alla politica nella Palermo di Caramanico, fautore a Napoli della rivoluzione del 1799 e poi a lungo presente nella Milano di Bonaparte, Cesare Paribelli mai interruppe i suoi contatti con la Francia e guardò sempre Oltralpe per ipotizzare l'unità politica della penisola italiana. Paribelli rappresenta, pertanto, un esempio concreto di "giacobino d'Italia", ossia di rivoluzionario operante per l'unità italiana e propagatore nei territori della penisola di quelle istanze di libertà, eguaglianza e fratellanza affermatesi in Francia a far data dal 1789. Questo lavoro ripercorre le tappe dell'intera carriera politica di Paribelli per dimostrare come la sua battaglia, avviata nella stagione rivoluzionaria, si protrasse, seppur in forme e modalità differenti, anche lungo tutti gli anni napoleonici. Ben lungi dall'esaurirsi nel 1799, come a lungo affermato sull'onda dei primi studi sul suo conto condotti da Benedetto Croce, Paribelli proseguì nel suo impegno anche nei primi decenni del XIX secolo. La sua biografia si rivela, dunque, un'utile testimonianza per rivalutare l'apporto al processo risorgimentale da parte di protagonisti avviatisi alla politica sulla spinta delle idee-forza della Rivoluzione di Francia, irrobustendo, in pari tempo, il tracciato della via democratica all'unità d'Italia.
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La vittoria senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra
editore: Laterza
pagine: 286
Fine della Grande Guerra: l'Italia per la prima volta ha sconfitto l'Austria, nemica di sempre, e partecipa da vincitrice alla spartizione dei territori. Prende così possesso di vaste aree, in parte adiacenti ai confini - come il Tirolo, parte della Carinzia e il Litorale austriaco - e altre oltremare, come la Dalmazia, l'Albania, la costa dell'Anatolia. Contemporaneamente, invia missioni militari verso Vienna, la Renania, la Slesia, la Bulgaria, sino in Russia, in Siberia e in Estremo Oriente. Occupazioni e presenze militari sono strumenti essenziali per la politica estera italiana, che si impegna a fondo per conseguire gli obiettivi della partecipazione dell'Italia al conflitto: al di là della liberazione delle terre irredente dal dominio asburgico, ciò che si vuole è il riconoscimento per il Paese del ruolo di grande potenza, un'influenza sullo spazio danubiano-balcanico pari a quella dell'ex Austria-Ungheria e pari alla Francia e all'Inghilterra nel Mediterraneo orientale. È un errore: sopravvalutare le forze condurrà al fallimento dei disegni più ambiziosi e la politica estera faticherà molto a disegnare la propria strada nel mondo del dopoguerra. Intanto, nei territori destinati all'annessione, le amministrazioni militari offrono ai nuovi cittadini la prima immagine dell'Italia. Ai governatori viene chiesto di adoperarsi per facilitare l'integrazione, ma sono loro a decidere come farlo, in particolare nei confronti di quanti quell'annessione non la desiderano affatto...
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Roma divisa. 1919-1925. Itinerari, storie, immagini
editore: Il saggiatore
pagine: 301
Camminare per Roma e non vedere i luoghi come sono oggi, come ce li hanno consegnati il cinema prima e poi la televisione; vederli invece com'erano negli anni venti, feriti e sanguinanti, scovarne le tracce nascoste: è questo l'obiettivo degli itinerari ricostruiti in questa guida da Anthony Majanlahti e Amedeo Osti Guerrazzi, la cui ricerca non ha lasciato inesplorato alcun palazzo, vicolo, quartiere. La Prima guerra mondiale non fu gentile con l'Italia. E con Roma in particolare. Esaurita la disponibilità di case popolari, gli immigrati e i poveri che affluivano ogni giorno nella capitale, già sovraffollata e irrequieta, costruirono baracche accanto agli acquedotti e alle vecchie torri fuori le mura. Erano agglomerati miseri, squallidi, pericolosi ai quali il governo e la nuova classe media guardavano con sospetto. L'indolente e soleggiata città dei cesari e dei papi si scrollò di dosso secoli di immobilismo con un sussulto violento, e ne risultarono spaccature profonde. La disillusione generata dalla pace di Parigi, incarnata dal mito dannunziano della "vittoria mutilata", non fece che esacerbare le divisioni e i contrasti - fra ricca borghesia e indigenti, fra studenti e forze dell'ordine -, finché nel 1919 una nuova, dolorosa lacerazione si aprì nel tessuto sociale urbano: quella del fascismo. Eppure la Storia sembra aver dimenticato le ferite che lo squadrismo inferse a Roma.
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Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica
di Vania Lucia Gaito
editore: L'Asino d'oro
pagine: 170
"L'ideale cristiano di fratellanza e amore è davvero al centro dell'opera evangelica della Chiesa cattolica? Oppure è il potere il vero fulcro anche di quelle che vengono definite missioni caritatevoli? In questo volume l'autrice ripercorre la storia della Chiesa in Rwanda, dalla prima missione a oggi, mostrando l'operato dei missionari e della Chiesa che, teorizzando presunte differenze razziali, schierandosi prima con una fazione e poi con l'altra a seconda dei propri interessi economici e fomentando l'odio. La ricostruzione evidenzia il ruolo giocato dalla Chiesa e dalle politiche colonialiste nello sterminio di quasi un milione di persone durante quei tragici cento giorni, che la comunità internazionale tentò di far passare come guerra tribale. I preti genocidari, ricercati dal Tribunale penale internazionale, trovarono asilo in Europa e in Italia, protetti dalla Chiesa e inviati in parrocchie dell'entroterra toscano. Tuttora, i missionari negano o sminuiscono quanto avvenuto in Rwanda nel 1994 e né il papa né il Vaticano hanno mai chiesto scusa."
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La regina Vittoria
di Lytton Strachey
editore: Castelvecchi
pagine: 229
Il regno di Vittoria coincise con il massimo splendore dell Impero britannico, gli anni della Rivoluzione Industriale e della Grande Esposizione. Un'epoca attraversata da profondi cambiamenti, ma al tempo stesso segnata dal ritorno di una morale rigida, di cui la famiglia reale inglese era l'esempio e l'emblema. In questo libro Lytton Strachey ricostruisce la vita della sovrana, dagli entusiasmi e turbamenti dell'adolescenza, alle tenerezze della vita coniugale, al dolore sordo della vedovanza. Senza sentimentalismi, ma con garbata ironia, l'autore descrive le virtù e le debolezze di una donna. Intorno alla regina ruotano i protagonisti della politica della nazione: l'amato principe Alberto, William Gladstone, Benjamin Disraeli, Henry John Palmerston e John Russell. Scritto nel 1921, La regina Vittoria ha segnato una svolta nel genere biografico ed è valso a Strachey il premio letterario James Tait Black Memorial. Questo libro ha contribuito a definire nell'immaginario popolare la figura di Vittoria, regina che occupò "un posto distinto e memorabile" nel cuore dei suoi sudditi.
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Memorie di pietra. I monumenti delle dittature
editore: Cortina raffaello
pagine: 272
I totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici, atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono, per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti nel volume riguardano Italia, Germanie (DDR e Terzo Reich), Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord, Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini che coinvolgono architettura, cinema, antropologia, filosofia, storia culturale, cultura visuale, scienze umane.
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