Storia
Vita di Matilde di Canossa. Testo latino a fronte
di Donizone
editore: Jaca Book
pagine: 287
Matilde di Canossa ha esercitato grande fascino nei secoli, attraendo un pubblico formato anche da non specialisti. Se possiamo conoscere e far rivivere ancora oggi il mito di Matilde lo dobbiamo soprattutto a Donizone, che nella Vita Mathildis ha descritto i momenti salienti della sua esistenza, dei suoi antenati, e insieme le tappe fondamentali del dissidio tra impero e papato che è stato alla base della nascita dell'Europa medievale. Il codice miniato di Donizone, elaborato nel monastero di Canossa nel 1115 e ora conservato nella Biblioteca Vaticana, viene qui edito sia nel testo latino, completamente rivisto, che in una nuova traduzione poetica, verso perverso, di Paolo Golinelli, autore anche dell 'Introduzione e delle note esplicative. Completa il volume un saggio di Vito Fumagalli, a ricordo del grande medievista e della precedente edizione di commento al Facsimile del codice stesso, pubblicato da Jaca Book e Belser Verlag nel 1984.
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Il corrotto. Un'inchiesta di Marco Tullio Cicerone
di Luca Fezzi
editore: Laterza
pagine: 237
Roma, agosto 70 a.C. In pieno Foro, nel corso di un processo destinato a fare epoca, l'accusatore Marco Tullio Cicerone lancia una fulminante requisitoria, seguita da una tempesta di testimonianze e prove. Tutte vertono sui gravi crimini commessi dall'imputato, Gaio Verre, ex governatore della Sicilia: concussione, peculato, appropriazione indebita, furto, vendita di sentenze, manipolazione di appalti, corruzione elettorale, sequestro di persona, frode, intimidazione, tortura, omicidio. Di fronte, una giuria sempre più attonita; attorno, un pubblico sempre più infiammato. Si tratta della prima delle Verrine, assurte poi a modello oratorio di ogni tempo. Quale lavoro d'inchiesta aveva reso possibile quella spettacolare accusa, capace d'intrattenere il popolo romano per giorni? Le imputazioni erano reali o si trattò invece di un processo politico? Seguiamo passo dopo passo Cicerone, instancabile, tenace ma non certo candido raccoglitore di prove e orchestratore di testimonianze.
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La banca e il ghetto. Una storia italiana
di Giacomo Todeschini
editore: Laterza
pagine: 248
La banca e il ghetto sono due invenzioni italiane. Nel 1516 veniva fondato il ghetto di Venezia. Negli stessi anni, sempre in Italia, si assisteva alla nascita di un nuovo modello finanziario, destinato a grandi fortune: la banca pubblica. Questa coincidenza non è casuale. La banca e il ghetto sono le due costruzioni complementari di una modernità che riconosce nella finanza l'aspetto più efficace del governo politico. La banca diventa in Italia, tra Medioevo e Rinascimento, un'invenzione strategica grazie alla quale le oligarchie cristiane al potere (dagli Sforza ai Gonzaga ai Medici, dal papa alle élites di Venezia o Genova) controllano direttamente lo spazio sociale che dominano. Si crea così la possibilità di indicare come economia "dubbia" quella in cui operano gli "infedeli". Il prestito a interesse e le attività economiche affidate dai governi agli ebrei sono derubricate ad attività minori e non rappresentative dell'economia "vera" degli stati. Questo percorso conduce alla delegittimazione progressiva della presenza ebraica in Italia e culmina con l'istituzione dei ghetti.
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Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall'Unità a oggi
di Manfredi Alberti
editore: Laterza
pagine: 220
Al momento dell'Unità il lavoro era molto spesso un'esperienza discontinua. Ci si adattava trovando fonti alternative di sostentamento, esercitando diverse attività o spostandosi alla ricerca di un'occupazione. A fine Ottocento nasce una nuova consapevolezza: la mancanza di lavoro è una forma di ingiustizia contro cui occorre lottare. Chi non ha lavoro, e non per sua volontà, non tollera più di essere additato come ozioso o vagabondo. Più tardi il fascismo favorirà il mantenimento di bassi salari e la lotta alla disoccupazione diventerà poco più che uno slogan propagandistico. Sarà solo dopo il disastro della seconda guerra mondiale, in un'Italia con milioni di disoccupati, che l'intero ordinamento giuridico del paese verrà rifondato sul principio del diritto al lavoro, in vista dell'obiettivo quasi sempre disatteso della piena occupazione. Il libro incrocia dati economici, sociali, politici e culturali, proponendo un'analisi originale e completa del fenomeno che da sempre rappresenta una piaga per il nostro paese.
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La conquista del West
di Jaques Chastenet
editore: Odoya
pagine: 272
Jacques Chastenet racconta la storia della lunga marcia verso il West, quella corsa irrefrenabile che, in tre secoli, ha portato alla colonizzazione dei futuri Stati Uniti dalle coste atlantiche fino a quelle del Pacifico attraverso incredibili avventure. Sono narrate le varie fasi di questa conquista, le tracce indelebili della sfida alla Frontiera che hanno segnato la mentalità e la psicologia del popolo americano. L'autore non evita di soffermarsi sugli aspetti anche più bui di questa grande epopea, intrisa di violenze e inganni, che hanno portato alla progressiva eliminazione dai territori dei suoi antichi abitanti: i pellerossa. Si scoprirà come i nomi di Pocahontas, Tecumseh, Toro Seduto e molti altri rimangano scritti in modo indelebile nella storia di un popolo grandioso e sconfitto. Lungo il percorso, si conoscono da vicino diversi protagonisti: coloni richiamati a gran voce dal miraggio dell'oro e delle terre coltivabili, infaticabili mormoni, avventurieri romantici come Davy Crockett e pistoleri quali "Wild Bill" Hickok e Calamity Jane; personaggi ritratti sullo sfondo dello sterminato paesaggio americano, tra i canyon del Colorado e la polvere della Valle della Morte, tra le promesse del Nuovo Mondo e la disillusione di terre dure, ostili e spietate. Documentato con rigore scientifico, "La conquista del West" è accompagnato da un apparato iconografico che comprende mappe, illustrazioni, dipinti e disegni.
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La storia e le immagini della storia. Prospettive, metodi, ricerche
editore: Viella
pagine: 357
Il rapporto tra immagini e storia, nella duplice prospettiva dello studio delle immagini come documenti del passato e del loro ruolo nell'ambito della ricostruzione di avvenimenti storici, rimanda a una tradizione consolidata e variegata, a partire dagli studi di Haskell sulla funzione delle testimonianze visive come "fonti storiche e chiavi di accesso a epoche remote". Ed è lungo tale sentiero che il volume vede intrecciarsi gli interessi di storici della cultura, storici della società e della politica, e storici dell'arte in senso stretto, nel comune intento di confrontare e far convergere i diversi filoni di ricerca. Il risultato di questo esperimento è un testo nel quale le singole discipline dialogano costantemente, nel continuo sforzo di affinare i differenti "attrezzi del mestiere", al di là di ogni steccato: l'unica linea guida del percorso è, volutamente, il parametro cronologico, in un arco temporale che va dal tardo medioevo alla contemporaneità.
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Ridere rende liberi. Comici nei campi nazisti
di Antonella Ottai
editore: Quodlibet
pagine: 234
Il libro nasce da una ricerca condotta sulle sorti di alcuni comici ai quali si deve, negli anni Trenta, la grandezza leggendaria del cabaret e dello spettacolo leggero mitteleuropeo, in particolare di quello berlinese. In gran parte ebrei, come ebreo era il colore del loro umorismo, la sorte di questi artisti è segnata inesorabilmente dall'avvento di Hitler al potere. Espulsi dai set e dai palcoscenici sui quali avevano primeggiato, le loro performance si replicano in situazioni sempre più dure: i ghetti, la deportazione, lo sterminio. Sono "stelle di prima grandezza che di grande non hanno più che la stella gialla, cucita ben in evidenza sul loro petto". Il loro personale percorso diventa l'occasione per interrogarsi sui poteri e sulla forza d'urto del riso, per riflettere sul senso del comico nel cuore del dolore quando, a complicarne le dinamiche, interviene la relazione che sussiste fra il carnefice e la vittima e sono gli aguzzini a contendere ai perseguitati "l'ultima risata".
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Dittature mediterranee. Sovversioni fasciste e colpi di stato in Italia, Spagna e Portogallo
di Giulia Albanese
editore: Laterza
pagine: 246
La marcia su Roma nell'ottobre 1922 rappresenta un vero e proprio spartiacque per le destre rivoluzionarie e conservatrici di tutta Europa. A partire da questo momento, infatti, il fascismo diviene un modello vincente: non una proposta teorica ma una nuova forma di governo, autoritaria e golpista. La crisi del regime liberale e l'avvio delle dittature in Italia, Spagna e Portogallo, esperienze considerate spesso come non confrontabili e non significative dell'Europa tra le due guerre, si rivelano in realtà paradigmatici di una crisi che negli anni Trenta si manifesterà nel continente con tutta la sua forza distruttiva.
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Ivan il Terribile, primo zar russo. Evoluzione intellettuale e politica di una leggenda
di Casimiro Waliszewski
editore: Res gestae
pagine: 344
Ivan IV (1530-1584) fu il primo governante ad assumere il titolo di Zar in Russia. Nonostante l'appellativo "il Terribile", durante il suo regno il sovrano beneficiò del rispetto e della fede incondizionata di gran parte della popolazione. Severo ma giusto, quando lo Zar diede vita alla sua campagna sanguinaria nei confronti di Tartari e Boiardi il popolo si schierò tutto dalla sua parte, acclamandolo nella carneficina. Ivan incarnò pienamente l'ideale di forza bruta e di potenza materiale, un duplice postulato al quale i sudditi decisero di inchinarsi con devozione nel corso dei trentasette anni di comando. Attraverso una puntuale ricostruzione che separa storia da mito, Waliszewski ripercorre l'esistenza del primo zar, fondatore della potenza russa.
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Pop Shoah? Immaginari del genocidio ebraico
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 187
Come è accaduto per altri eventi storici, anche nel caso della Shoah l'industria culturale globale ha contribuito significativ
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Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria
di Aldo Schiavone
editore: Einaudi
pagine: 174
La vicenda del prefetto romano di Giudea raccontata in un libro di storia. Da duemila anni Pilato è una figura di intersezione fra la memoria e la storia, come Romolo o Giovanna d'Arco. Aldo Schiavone costruisce qui un ritratto del prefetto di Giudea ripercorrendo gli eventi che portarono alla morte di Gesú, culmine della narrazione cristiana e punto di contatto fra ricordo evangelico e storia imperiale. Con appassionato rigore, e in serrato dialogo con le fonti, Schiavone non si prefigge alcun intento teologico o politico, ma solo quello di risolvere un enigma, descrivendo e spiegando quel che potrebbe essere accaduto.
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I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945
di Levis Sullam Simon
editore: Feltrinelli
pagine: 147
La sera del 5 dicembre 1943, il giovane pianista Arturo Benedetti Michelangeli suona al Teatro La Fenice di Venezia
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