Storia
L'orda d'oro
Le conquiste militari dei Mongoli, l'invasione della Russia, la grande minaccia all'Europa Occidentale
di Grekov Boris D.
editore: Res gestae
pagine: 360
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La libera ricerca di Cesare Bermani. Culture altre e mondo popolare nelle opere di un protagonista della storia militante
editore: DeriveApprodi
pagine: 121
Cesare Bermani, tra i fondatori dell'Istituto Ernesto de Martino, è stato tra i primi ricercatori a utilizzare a fini storici e antropologici "fonti popolari" quali le narrazioni orali e i canti sociali. Questo libro raccoglie gli scritti di numerosi studiosi che, in un convegno dedicato all'importante figura di Cesare Bermani per la ricerca storica e sociale del Novecento italiano, hanno analizzato da diversi punti di vista il ricco e originale repertorio delle sue opere.
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Camillo Prampolini costruttore di socialismo
di Bianciardi Silvia
editore: Il mulino
pagine: 280
Una figura che mantiene il suo carisma a distanza di quasi un secolo
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L'Africa romana
editore: Carocci
pagine: 3196
Da quasi un quarantennio i convegni biennali dell'Africa romana rappresentano un punto di riferimento per archeologi, epigrafi
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L'Algeria e il Maghreb
La guerra di liberazione e l'unità regionale
di Roggero Caterina
editore: Mimesis
pagine: 173
A cinquant'anni dalla fine della guerra d'Algeria nuovi scenari si aprono per la ricerca storica del conflitto che per più di
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La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938-1945
di Maida Bruno
editore: Einaudi
pagine: 345
Questo libro racconta la storia dei bambini ebrei che furono perseguitati e deportati dall'Italia, in una vicenda che si dipan
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Le ferrovie
di Maggi Stefano
editore: Il mulino
pagine: 226
Poche cose come il treno hanno cambiato la realtà e l'immaginario dell'Italia negli ultimi 150 anni
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Storia dell'IRI. Vol. 2: Il «miracolo» economico e il ruolo dell'IRI.
Il «miracolo» economico e il ruolo dell'IRI
editore: Laterza
pagine: 707
L'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) nasce nel 1933, per volere di Mussolini e su progetto di Alberto Beneduce, c
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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale
di Filippo Focardi
editore: Laterza
pagine: 307
Cattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell'occupante. Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d'ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall'Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l'8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell'antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l'oppressore tedesco e il traditore fascista, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva. La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un'immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell'Asse, non senza l'interessato beneplacito e l'impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo.
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Di padre in figlio. La generazione del 1915
di Elena Papadia
editore: Il mulino
pagine: 206
In Italia, come del resto in tutti i paesi europei coinvolti nel conflitto, lo scoppio della prima guerra mondiale fu accolto con entusiasmo dalla gioventù borghese. Ma cosa spingeva giovani di buona famiglia, cresciuti negli agi delle loro case tra l'affetto dei propri cari, ad aspettare con ansia la prova della guerra e ad accettarne sacrifici e privazioni, fino a quella estrema della vita? Questo libro traccia un profilo della generazione del 1915, soffermandosi non tanto sulle sue varie e diverse componenti politiche, quanto sul suo profilo culturale, psicologico, familiare. Cosa leggevano i giovani "interventisti"? Che idea avevano di loro stessi, e della storia del proprio paese? Che tipo di educazione avevano ricevuto, e che rapporto avevano con i loro padri? Muovendosi tra pubblico e privato, il libro inserisce i giovani patrioti di inizio secolo in una più ampia prospettiva generazionale, esplorando da vicino le modalità di trasmissione e di ricezione non solo del sentimento patriottico, ma anche di quell'alto senso dell'onore che ne era stretto corollario.
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