
Che cosa manca al burattino per diventare un bambino? Che cosa abbiamo noi che l’intelligenza artificiale non possieda? A credere a quel che si legge, niente: i computer pensano, e meglio di noi, tanto è vero che ci portano via il lavoro. Ma a rifletterci un poco, le differenze ci sono eccome. I computer non vivono, non muoiono, non hanno paura, non si annoiano, e soprattutto non vogliono. Impassibili, registrano le nostre azioni e passioni, e hanno bisogno del nostro prompt proprio come un vampiro ha bisogno di sangue. Basta saperlo, e passa la paura. Quel sangue che alimenta il web, l’intelligenza artificiale, il grande archivio della vita umana, è nostro, e deve tornare a noi.
La pelle, insomma, non è solo la sede della sensibilità ma anche, in quanto involucro vivente di un organismo volente, quella che si vuol vendere cara, al prezzo piu’ alto possibile, in ogni momento della nostra vita, che ci attira verso un altro vivente per imperscrutabili questioni di pelle o che può renderci amici per la pelle, o ancora, quella che vorremo fare o che vorremmo farci. Ossia un impasto di sangue, sudore e lacrime che nessuna macchina potrà né vorrà mai imitare.


