Nutrimenti: Tusitala
Chatwin in Patagonia
di Adrián Giménez Hutton
editore: Nutrimenti
pagine: 286
Con "In Patagonia", il libro nel quale Bruce Chatwin racconta l'itinerario che dal dicembre del 1974 fino al marzo dell'anno successivo lo condusse all'estremo Sud del continente americano, il grande viaggiatore britannico è diventato un autore di culto, che ha cambiato per sempre l'idea di letteratura di viaggio. Vent'anni dopo, Adrian Giménez Hutton ha messo alla prova la verità di quel diario, ripercorrendone le tappe e cercando di rintracciarne luoghi e personaggi. Dopo due anni e quasi diecimila chilometri sulle tracce di un vagabondo scaltro a confondere i propri passi, senza tralasciare nessun incontro e nessun dettaglio (la ricerca della pelle del milodonte, la baracca di Butch Cassidy, la leggenda della Città dei Cesari, le spedizioni di Magellano e Darwin, la storia dell'indio Jemmy Button, la colonia missionaria del reverendo Bridges, il fiordo Ultima Esperanza), l'inseguimento ha preso la forma di un volume, che è nello stesso tempo un indimenticabile affresco di quell'estremo lembo di mondo e un ritratto del suo narratore più famoso. Se per Giménez Hutton la stesura di questo singolare libro è stata soprattutto l'occasione per calcare le orme di un mito, per il lettore odierno si tratta di ritornare all'opera di Chatwin, e rivisitarla ormai a quasi quarant'anni dalla sua uscita. Questo non è un libro critico nei confronti di "In Patagonia" (anche se spesso ne sottolinea le incongruenze) né un libro che lo esalta. È il resoconto di un viaggio...
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Viaggiatore in terra
di Julien Green
editore: Nutrimenti
pagine: 222
Uno dei più celebrati racconti del mistero - considerato da Borges tra le storie cardine del Novecento - in una nuova edizione
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L'isola che scompare. Viaggio nell'Irlanda di Joyce e Yeats
di Fabrizio Pasanisi
editore: Nutrimenti
pagine: 237
Un itinerario geografico e letterario, una vera guida, in una delle terre più affascinanti d'Europa: l'Irlanda. Luoghi, parole, emozioni, sulle tracce dei grandi scrittori e fino ai nostri giorni, in un percorso che, partendo dal Sud, da Cork, risale fino a Galway e Sligo, toccando le Cliffs of Moher, le isole Aran, il Connemara, per concludersi infine a Dublino, l'anima del paese. "Ciò che credo vi avvenne fu visione", dice un verso di Séamus Heaney, il poeta irlandese premio Nobel 1995. Perché l'Irlanda è terra di visioni, di sogni, di racconti, è luogo tranquillo e delicato, segnato da una storia difficile, fatta di sfruttamento e povertà, che sfocia in un'indipendenza ancora relativamente recente. Ed è anche il luogo dove, in pochi anni, fiorisce una rivoluzione culturale che ha pochi equivalenti nella storia, il Rinascimento celtico. L'arte del Novecento, in particolare la letteratura e il teatro, deve moltissimo a questa nazione, a Joyce, a Beckeft, ai versi sublimi di Yeats e al ruolo che quest'ultimo ebbe nella rinascita, nel travolgente slancio culturale. Il paese natale di Swift, di Wilde, di Stoker si è dimostrato una fucina di pensiero e di novità, ma anche l'esempio di chi ha saputo scavare nel solco di una tradizione, di un antico retaggio. "L'isola che scompare" racconta tutto questo, guidando il lettore - e il viaggiatore alla scoperta degli angoli meno conosciuti, ma anche delle storie, dei miti, delle leggende che popolano la verde Irlanda.
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Kafka e il digiunatore
di Precht Raoul
editore: Nutrimenti
pagine: 100
Nel giugno del 1924 Kafka si sta spegnendo in un sanatorio, assistito da un amico fidato e dalla compagna Dora
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Giorni perduti
di Charles Jackson
editore: Nutrimenti
pagine: 351
Uscito nei 1944 dalla penna di un autore quasi esordiente (sino a quel momento Charles Jackson aveva pubblicato due-soli racconti), "Giorni perduti" ebbe grande successo di pubblico e di critica. Un'opera prima salutata come un classico, tradotta in quattordici lingue, venduta in mezzo milione di copie solo negli Stati Uniti. I diritti cinematografici vennero acquisiti dalla Paramount che ne trasse un film di altrettanto successo, diretto da Billy Wilder e interpretato da un eccellente Ray Milland, che conquistò quattro Oscar (film, regia, attore protagonista e sceneggiatura non originale) e la Palma d'oro a Cannes. La vicenda è nota: Don Birnam - un intellettuale appassionato di musica classica e di Shakespeare -, scrittore in bolletta, crisi d'identità e ispirazione e roso dall'alcolismo, trascorre cinque giorni solo, in una New York spettrale, aggredito dai fantasmi del passato, dalle sue incapacità affettive (verso le donne e il fratello), vittima della mancanza di denaro e preda della sudditanza per il whisky. In questa sorta di precipizio verso il nulla, scende i gradini dell'abiezione: l'inganno, il furto, il ricovero nel reparto alcolizzati di un ospedale, il delirium tremens, e di nuovo l'inganno che all'ultimo trionfa sulla scena e a cui viene demandato il commiato al lettore, come a voler dire che da quella spirale appena conclusa non potrà che scaturirne un'altra, di cui s'ignorano i termini ma che sarà certamente più devastante.
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Lettere d'amore di Enrico VIII ad Anna Bolena
editore: Nutrimenti
pagine: 126
Scritte negli anni Venti del sedicesimo secolo e riapparse dopo quasi due secoli in un'edizione a stampa del 1714, le lettere d'amore di Enrico VIII ad Anna Bolena mostrano il lato seduttivo di un sovrano e rappresentano l'aspetto intimo di una crisi politica che sconvolse l'Europa del Cinquecento. Convintosi ormai che la legittima moglie, Caterina d'Aragona, non poteva offrirgli eredi maschi, Enrico Tudor comincia a corteggiare la damigella della moglie e parimenti a pretendere che la Chiesa di Roma annulli il matrimonio con Caterina. Il conflitto con Roma si concluderà come si sa, con il ripudio di Caterina, lo Scisma anglicano, il matrimonio con Anna. Le vicende che seguiranno poi - il fallimento del secondo matrimonio, le accuse di adulterio e stregoneria, il processo farsa e l'esecuzione della regina - appartengono anch'esse alla storia politica e disegnano un'ombra cupissima su queste missive che, al contrario, mostrano un uomo innamorato e determinato nella passione e un'interlocutrice muta - nessuna lettera d'amore di Anna è sopravvissuta al tempo - ma che appare sapiente nel dosare concessioni e ritrosie, vicinanze e separazioni. Scritte dapprima in francese, la lingua della seduzione, e poi in inglese, un inglese diretto ed essenziale, così come diretto ed essenziale è il sentimento del re. Con un saggio di Nadia Fusini
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Tempesta
di Roger Vercel
editore: Nutrimenti
pagine: 240
La prima traduzione italiana del romanzo che occupò uno spazio simbolico nell'esistenza di Primo Levi: lo scrittore torinese lo lesse nell'ultima notte trascorsa a Auschwitz e ne scrisse in "Se questo è un uomo". "Tempesta" racconta la vicenda conradiana del capitano Renaud, comandante del Cyclone, rimorchiatore specializzato in salvataggi nelle acque burrascose davanti alla Bretagna. In una notte di tempesta il Cyclone risponde alla richiesta di soccorso di un cargo greco, e quello che sembra un compito di routine si trasforma in una titanica prova di resistenza, che lascerà un segno profondo nell'animo di Renaud. Nel 1941 una famosa trasposizione cinematografica porta il romanzo sullo schermo: Renaud è interpretato da Jean Gabin e alla sceneggiatura lavora, tra gli altri, Jacques Prévert.
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Il master di Ballantrae
di Robert Louis Stevenson
editore: Nutrimenti
pagine: 318
"Era inverno; la notte era molto buia; l'aria straordinariamente limpida e pungente, addolcita dal profumo delle foreste
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La zattera della medusa
di Jonathan Miles
editore: Nutrimenti
pagine: 351
Nel luglio del 1816 la fregata francese "Medusa" naufraga al largo delle coste del Senegal. Centoquarantasette disperati cercano la salvezza su una zattera che viene abbandonata in mare con pochissimi viveri. Per dodici giorni i superstiti si dilaniano, si uccidono, si cibano gli uni degli altri. All'alba del 17 luglio, ne vengono tratti in salvo appena quindici, sopravvissuti a quella terribile carneficina originata dalla disorganizzazione, dall'insipienza dei comandanti e alimentata dalla folle disperazione dei naufraghi. Théodore Géricault decide di usare quel crudo episodio di cronaca per un quadro che cambierà l'idea di pittura. Anch'egli naufrago dell'esistenza, con alle spalle una disperata e sfortunatissima storia d'amore, per nove mesi si chiude nel suo studio e lavora all'enorme tela di cinque metri per sette. Ma il dipinto, che descrive anche la tragedia della Restaurazione, la disillusione dell'età napoleonica, il mesto ripiegarsi degli entusiasmi rivoluzionari, si scontra con la banalità del pensare comune, con l'orrore per lo scandalo e porta il suo autore a una precoce fine. Storia emblematica di comandanti meschini, vittime sacrificali e artisti eroici, la vicenda della "Zattera della Medusa" sembra trovare negli anni che stiamo vivendo un parallelismo perfetto che la porta a esser letta non come il resoconto di una cronaca del diciannovesimo secolo ma come la feroce e visionaria anticipazione del nostro presente.
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Il giardino dei versi. Ediz. italiana e inglese
di Robert Louis Stevenson
editore: Nutrimenti
pagine: 206
Robert Louis Stevenson non ci teneva affatto all'etichetta di scrittore per ragazzi: quando pubblicò L'isola del tesoro a punt
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L'ultima spedizione
di Robert F. Scott
editore: Nutrimenti
pagine: 589
Questa è la prima traduzione integrale dei diari che Robert F
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Shackleton in Antartide. La spedizione Endurance (1914-1917) nelle fotografie di Frank Hurley
editore: Nutrimenti
pagine: 286
Frank Hurley (Sydney, 1885-1962) è il fotografo e cineoperatore che ai primi del secolo ha soggiornato più a lungo in Antartide. Partecipò nel 1911-1914 alla spedizione Aurora di Douglas Mawson e, appena conclusa quella, raggiunse quella di Sir Ernest Shackleton che doveva attraversare il continente passando per il polo. L'Endurance non raggiunse mai le coste antartiche e con il suo equipaggio rimase imprigionata dai ghiacci del mare di Weddell. Andò alla deriva per mesi, sino a quando il 21 novembre 1915 finì letteralmente in frantumi, stritolata dai ghiacci. La marcia dei naufraghi verso il mare trascinando le scialuppe sul pack, l'approdo a Elephant Island, la traversata di ottocento miglia per raggiungere un porto di baleniere e cercare soccorsi, il successivo recupero dei naufraghi, fanno ormai parte del mito di Shackleton. In questo libro quel mito viene mostrato attraverso più di duecento fotografie che Frank Hurley scattò durante i due anni che trascorse sul pack prima e su Elephant Island poi, come membro della spedizione Endurance. Nonostante fosse stato costretto ad abbandonare gran parte delle attrezzature e alcune centinaia delle lastre fotografiche impresse durante la spedizione, Hurley continuò il suo lavoro sino alla fine, documentando con gli ultimi scatti a sua disposizione l'arrivo dei soccorsi e il salvataggio dei naufraghi di Elephant Island il 30 agosto del 1916.
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