Pendragon: Le sfere
Analisi degli «Studi della natura» e di «Paolo e Virginia» di Bernardin de Saint-Pierre
di Casanova Giacomo
editore: Pendragon
pagine: 192
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Adriano Pitschen. La forma, la proliferazione, il vuoto
di Roberto Pasini
editore: Pendragon
pagine: 80
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Simboli e questioni
L'eterodossia culturale di Achille Bocchi e dell'Hermathena
di Angelini Annarita
editore: Pendragon
pagine: 256
Nel 1555 Achille Bocchi, poeta, filologo, filosofo, storiografo, cultore di antichità, e fondatore a Bologna dell'Accademia He
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Tra le pagine
Autori, editori e tipografi nell'Ottocento e nel Novecento
di Tortorelli Gianfranco
editore: Pendragon
pagine: 288
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Biblioteche nobiliari e circolazione del libro tra Settecento e Ottocento
editore: Pendragon
pagine: 428
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Il Corano e la tiara
L'epistola a Maometto II di Enea Silvio Piccolomini (papa Pio II)
di D`ascia Luca
editore: Pendragon
pagine: 298
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Tra crisi e riscatto. Elsa Morante legge Ernesto De Martino
di Angela Di Fazio
editore: Pendragon
pagine: 236
Un profilo di Elsa Morante, lettrice di etno-antropologia, a partire dai rilievi su un corpus di opere organiche alla ricerca
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L'uomo tedesco come sintomo
di Robert Musil
editore: Pendragon
pagine: 116
"Trattare l'uomo tedesco come sintomo significa porre il problema della civilizzazione ". In questo saggio incompiuto, del 1923, Musil mette a tema l'impossibilità di una ideologia dominante. Distrutta ogni fede, ogni regola di vita, rimasto privo di una cultura, l'uomo crolla: ne rimangono solo i sintomi. Contando sulle qualità più meschine dell'uomo, il capitalismo plasma e concentra le forze: è l'immane organizzazione dell'egoismo al ribasso. Il lavoro oggi è il nesso fondamentale e il denaro è la misura di tutte le cose. Nel vuoto ideologico, sorge quindi l'uomo dei fatti: politico, commerciante, ingegnere - sottile bilanciamento di calcolo e volontà, razionalità e irrazionalità. La mentalità calcolante poggia però sempre su un coacervo di congetture, approssimazioni, desideri. Inutile cercare soluzioni di retroguardia nel passato: la nuova teoria all'altezza dei tempi è il teorema dell'assenza di forma, antesignano dell'uomo senza qualità.
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La lingua scritta della realtà. Studi sull'estetica di Pier Paolo Pasolini
di Luca D'Ascia
editore: Pendragon
pagine: 165
Testimone privilegiato della crisi italiana degli anni Settanta, Pier Paolo Pasolini è ancor oggi un autore estremamente attuale. La sua concezione del cinema come "lingua scritta della realtà" sembra rispondere alle inquietudini di un'epoca caratterizzata dalla presenza capillare e dall'ambiguità politica dell'immagine audiovisiva. Ma il discorso spesso polemico e sempre paradossale di Pasolini si presta facilmente a equivoci se non si legge sullo sfondo di un ricco e variegato background che spazia dalla letteratura e dall'arte figurativa alla filosofia e alle scienze sociali. Luca D'Ascia ricostruisce tale background con mano sicura e imparziale ed assegna alla controversa figura del regista il posto che le spetta fra i "maîtres à penser" degli anni Sessanta e Settanta, mettendo l'accento sull'unità profonda fra la dimensione estetica e quella politica. I grandi complessi tematici dell'opera pasoliniana - il mito, il rito, il sogno, l'esperienza coinvolgente della diversità antropologica che si riflette nei numerosi frammenti di un mai concluso "poema sul Terzo Mondo" - vengono analizzati e riproposti all'attenzione di un pubblico non solo specialistico che continua opportunamente a interrogarsi sulle potenzialità di una letteratura e di una cinematografia impegnate e "impure".
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