Il soggetto contemporaneo continua a mostraci la sua fragilità nonostante i progressi delle scienze e della tecnologia. Possiamo fare affidamento sugli algoritmi più sofisticati e le tecnologie più innovative, ma non si produce più gioia di vivere: non avevamo previsto un così alto incremento del tasso di violenza, suicidi, dipendenze da alcool, sostanze stupefacenti, disparità e discriminazione sociale. Oggi, l'esplosione della pandemia, Covid-19, ha contribuito a mettere in evidenza l'attualità di questo paradosso: il progresso della scienza è l'indice del desiderio di contribuire a prendersi cura della collettività, ma simultaneamente è strumento di potere, controllo e illusione. Ci illudiamo, così, grazie alla produzione di sofisticati oggetti tecnologici, di essere padroni dei nostri corpi amplificandone le facoltà, ma così facendo il nostro corpo si spoglia della sua singolarità soggettiva e viene sempre più concepito come un corpo-macchina e, progredendo in questa direzione, non potrà che divenire un oggetto tra altri oggetti. Se i corpi parlano la lingua del loro tempo, allora che cosa resta del corpo parlante?
Annodamenti tra individuale e collettivo. Che cosa resta del corpo parlante?
| Titolo | Annodamenti tra individuale e collettivo. Che cosa resta del corpo parlante? |
| Curatore | G. F. Arzente |
| Argomento | Scienze Umane Psicologia |
| Collana | Psicoanalisi lacaniana, 7 |
| Editore | Edizioni SEB27 |
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| Pagine | 120 |
| Pubblicazione | 2021 |
| ISBN | 9788898670628 |
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