La democrazia ha affermato l’universalità del principio di uguaglianza: la comunità dei cittadini è retta dal principio dell’uguaglianza formale tra gli individui, quali che siano le disuguaglianze sociali, culturali ed economiche. La democratizzazione, al contrario, è mossa dall’ambizione di assicurare un’uguaglianza reale, e non solamente formale. La dinamica democratica si è realizzata attraverso lo sviluppo dello Stato-provvidenza, che sempre di più è intervenuto per soddisfare i bisogni economici e sociali degli individui. Esso riconosce e assicura i diritti al lavoro, alla sopravvivenza materiale e alla casa, ma anche all’assistenza sanitaria, all’educazione e alla cultura. Privilegia l’economico, lo storico e l’etnico, a spese della ‘trascendenza’ civica; valorizza ad oltranza il benessere dei cittadini e il riconoscimento dei loro diritti. La volontà di garantire le libertà reali ha così l’effetto di rafforzare l’autonomia dell’individuo a spese delle solidarietà di vicinanza, di espellere l’idea della competenza e di suscitare infinite rivendicazioni che non possono essere tutte soddisfatte. Basterà la sola tolleranza (che rischia di diventare indifferenza nei confronti di tutti i valori) a unire gli individui democratici? Com’è possibile nella democrazia provvidenziale, che vede indebolirsi ogni forma di trascendenza religiosa e politica collettiva, mantenere il legame tra gli uomini quando questi non condividono gli stessi valori e non esprimono la loro concezione del mondo attraverso gli stessi simboli? Sta qui l’impasse della democrazia provvidenziale e della coscienza europea che di quell’ideale si è finora nutrita.
Biografia dell'autore
Dominique Schnapper, sociologa e storica, insegna all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Dal 2001 è membro del Conseil Constitutionnel. Figlia del sociologo Raymond Aron, erede spirituale di Tocqueville e allieva di Bourdieu, dagli anni ’90 lavora a un progetto di ricerca che è confluito in una serie di libri spesso iconoclastici, come La communauté des citoyens. Sur l’idée moderne de nation (Paris, 1994). Dopo Madre Teresa di Calcutta (Premio Balzan per la pace nel 1978), è la seconda donna e la prima studiosa ad aver ricevuto nel 2002 il prestigioso premio.


