Dalla seconda metà degli anni Novanta, la Corte europea dei diritti dell’uomo si è trovata ad affrontare ipotesi di violazioni dei diritti fondamentali in precedenza esaminate solo dalla Corte interamericana. Ai giudici di Strasburgo sono stati sottoposti, in numero crescente, ricorsi individuali relativi a infrazioni del divieto di tortura e del diritto alla vita, anche riferite ad episodi di sparizione forzata, specie nei cosiddetti ‘casi curdi’. Dato comune a queste situazioni è la difficoltà di accertare l’eventuale coinvolgimento degli organi statali nelle violazioni, a causa degli ostacoli posti alla ricostruzione dei fatti da parte delle autorità dello Stato interessato. In questi casi, la Corte europea, sulla scorta di un’analoga giurisprudenza della Corte interamericana, ha utilizzato apposite soluzioni con l’obiettivo di affermare la responsabilità internazionale dello Stato, colpevole di non avere tutelato in maniera adeguata le presunte vittime e avere, anzi, favorito l’impunità dei responsabili.
Oggetto di questo libro è proprio l’individuazione, nella giurisprudenza internazionale, di obblighi positivi in materia penale a carico degli Stati, cioè obblighi di adottare misure positive di protezione dei diritti umani volte a prevenirne e sanzionarne penalmente la violazione. Si afferma così l’idea che, in presenza di determinate lesioni dei diritti della persona, l’esercizio della potestà punitiva statale non sia libero da vincoli internazionali, e si manifesta una significativa evoluzione nella tradizionale visione del diritto penale propria degli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani. All’apparato repressivo statale, in precedenza visto solo come possibile fonte di abusi nei confronti dell’individuo, viene progressivamente riconosciuto un ruolo di estrema importanza nella lotta all’impunità. In quest’ottica, la corretta amministrazione della giustizia penale nazionale appare indispensabile per garantire in maniera effettiva il pieno e libero esercizio dei diritti umani.
Oggetto di questo libro è proprio l’individuazione, nella giurisprudenza internazionale, di obblighi positivi in materia penale a carico degli Stati, cioè obblighi di adottare misure positive di protezione dei diritti umani volte a prevenirne e sanzionarne penalmente la violazione. Si afferma così l’idea che, in presenza di determinate lesioni dei diritti della persona, l’esercizio della potestà punitiva statale non sia libero da vincoli internazionali, e si manifesta una significativa evoluzione nella tradizionale visione del diritto penale propria degli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani. All’apparato repressivo statale, in precedenza visto solo come possibile fonte di abusi nei confronti dell’individuo, viene progressivamente riconosciuto un ruolo di estrema importanza nella lotta all’impunità. In quest’ottica, la corretta amministrazione della giustizia penale nazionale appare indispensabile per garantire in maniera effettiva il pieno e libero esercizio dei diritti umani.
Biografia dell'autore
Francesco Bestagno è professore associato nella facoltà di Giurisprudenza (sede di Piacenza) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove insegna Diritto internazionale e dell’Unione europea. Dal 2000 è docente di Organizzazione internazionale presso l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) dell’Università Cattolica. Tra le sue pubblicazioni si segnala: Le clausole di salvaguardia economica nel diritto internazionale (Milano 1998).


