Da più d’un secolo svariate filosofie della
matematica ne indagano il carattere privilegiato
di scienza esatta, riconducendola per lo
più alla logica, o rifugiandosi nel mondo delle
idee. Questo libro propone di «rovesciare il
telescopio» e restituire la matematica all’anima:
quella stessa anima che crea la musica,
inventa il mito, e definisce la legge, plasma
infine la scienza per eccellenza. «Tutti siamo
uguali di fronte a qualcosa che noi stessi, e da
noi stessi, abbiamo creato, dando alla nostra
uguaglianza la forma di numeri e figure». In
un’antologia di episodi che va dai pitagorici a
Dedekind, da Teeteto a Cantor, la matematica
racconta sé stessa come liberamente generata
dall’animo umano, pur rimanendo certa,
immutabile, universale. L’autore sceglie il suo
Virgilio: leggendo Platone con occhi matematici,
lo allontana dall’interpretazione scolastica
che vede in lui l’architetto dell’Iperuranio.
Dichiarato omaggio a Imre Toth, il saggio ne perpetua l’esempio di filosofia militante nel suo ribadire l’importanza politica di difendere il legame tra l’anima e la matematica: «Numeri e figure si lasciano filosofare addosso: la loro oggettività è compatibile con una pletora di spiegazioni e interpretazioni. Ma il miracolo non si ripete: negando all’animo umano la possibilità di generare dal suo intimo la vera conoscenza, l’uguaglianza e la giustizia divengono concetti relativi».
Dichiarato omaggio a Imre Toth, il saggio ne perpetua l’esempio di filosofia militante nel suo ribadire l’importanza politica di difendere il legame tra l’anima e la matematica: «Numeri e figure si lasciano filosofare addosso: la loro oggettività è compatibile con una pletora di spiegazioni e interpretazioni. Ma il miracolo non si ripete: negando all’animo umano la possibilità di generare dal suo intimo la vera conoscenza, l’uguaglianza e la giustizia divengono concetti relativi».
Biografia dell'autore
Francesco Di Benedetto è nato a Napoli nel
1965 ed è laureato in matematica; insegna
matematica e fisica in un liceo classico di
Parma. Dalla sua collaborazione con l’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici è nato il volume
Le geometrie non euclidee (La Città del
Sole, Napoli 2001), di cui egli è coautore e
curatore. A Napoli ha conosciuto Imre Toth, il
filosofo della matematica scomparso nel
2010, divenendo suo discepolo e sposandone
interamente la tesi che individua nella libertà
del soggetto la fonte della verità matematica.
Questo libro ne è la testimonianza.


