Lucifero, vescovo di Cagliari, è figura adamantina nel conflitto che vede schierati, alla metà del IV secolo, la chiesa occidentale da una parte e l’imperatore Costanzo, filo-ariano, dall’altra. In questo quadro così contrastato, in cui il potere temporale si scontra con quello spirituale arrogandosi funzioni decisionali e risolutive anche in ambito di fede, Lucifero si distingue come uomo di grande religiosità, intransigente e inflessibile, che mira al solo bene della chiesa. L’analisi puntuale e innovativa della figura del vescovo condotta da Giuseppe Corti, sullo sfondo di una ricostruzione attenta del contesto politico, sociale, culturale e religioso, evitando generalizzazioni e stereotipi, ne mette in luce i valori peculiari, quali la fedeltà rigorosa al credo niceno, il rifiuto del diritto di intervento dell’imperatore nelle scelte dottrinali della chiesa e l’esigenza di rimanere ancorati al magistero dei testi biblici. Lucifero, che già aveva ribadito la sue convinzioni in opere come De non conveniendo cum haereticis, De non parcendo in deum delinquentibus o l’epinicio del Moriendum esse pro dei filio, rappresenta a pieno la chiesa nella consapevolezza dottrinale e nella coscienza dei rischi di un rapporto troppo diretto e subordinato con l’imperatore.
Biografia dell'autore
Giuseppe Corti (1950) si è laureato con lode in Storia del cristianesimo presso l’Università degli Studi di Milano e attualmente collabora con la facoltà di Lettere e filosofia nell’attività didattica delle discipline storico-religiose. Ha dedicato la sua tesi allo studio di una delle più controverse figure del dibattito teologico dell’arianesimo in Occidente, Lucifero di Cagliari, tempestoso co-protagonista delle vicende della politica ecclesiastica negli anni centrali del IV secolo.


