Dagli anni Cinquanta del secolo scorso, il grande storico inglese Arnold J. Toynbee (1889-
1975) è stato spesso additato dai suoi critici come una sorta di profeta visionario. Nel suo
sforzo poderoso e originale di costruire una macro-teoria delle trasformazioni politiche e
internazionali, Toynbee ripercorre infatti vicende millenarie e vastissimi spazi geografici, così
da poter disseppellire quelle fondamentali tendenze che contrassegnano il succedersi dei
popoli e delle civiltà sulla ribalta della storia. A più di tre decadi di distanza dalla morte di
Toynbee, tuttavia, le dinamiche della politica mondiale dopo la fine della Guerra fredda sembrano
ridare attrattiva all’impresa teorica dello storico inglese e al suo tentativo di delineare un
modello esplicativo generale del ciclo vitale delle civiltà. Toynbee e la sua opera acquistano
allora una luce nuova e attuale. E da profeta, che molti suoi contemporanei giudicavano
visionario, si trasforma in uno studioso che ha saputo leggere e interpretare in anticipo i più
importanti mutamenti dell’ordine internazionale. Lo storico delle civiltà propone infatti uno
‘sguardo’ in grado di abbracciare l’ampio insieme dei processi politici in atto, collocandoli
sulla linea del loro possibile (e forse assai probabile) orizzonte futuro. Uno ‘sguardo’ che
risulta capace di oltrepassare la scorza più superficiale dei molteplici cambiamenti che
stiamo vivendo.
Biografia dell'autore
Luca G. Castellin ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in «Istituzioni e politiche» presso
l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Attualmente è assegnista di ricerca nella Facoltà di Scienze politiche dello stesso ateneo.


