Il successo straordinario che, nel 1892, conosce Bruges-la-Morte – uno dei massimi esempi della narrativa simbolista-decadente di lingua francese –, impone il topos della «città morta» nell’immaginario di tutta la letteratura fin-de-siècle. Bruges affascina il lettore con le sue tonalità grigie, la sua luce crepuscolare e l’incantevole, quanto malinconico languore che, nel romanzo, traduce l’identità di una città, ma soprattutto la storia di un’anima in cui viene a riconoscersi una generazione intera di scrittori, quella di Camille Mauclair, di Jean Lorrain, di Joris-Karl Huysmans, di Joséphin Péladan, di Camille Lemonnier, di Maurice Barrès, di Thomas Mann, di Gabriele D’Annunzio e di Antonio Fogazzaro.
Appoggiandosi su teorie e metodi narratologici, l’analisi attenta delle strutture formali e di quelle tematiche dei romanzi e dei racconti di Georges Rodenbach mette in luce i tratti fondamentali della sua produzione narrativa.
Oltre a rivelarsi sovente degna di grande rispetto a livello estetico, la narrativa rodenbachiana, mantenendosi comunque fedele al modello antropologico baudelairiano da cui tutta la narrativa simbolista prende le mosse, si dimostra interpretazione ed espressione squisitamente personale della cultura fin-de-siècle di cui rimane eccellente e raffinata testimonianza.
Biografia dell'autore
Marco Modenesi insegna Lingua e letteratura francese nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università Cattolica di Milano. Si occupa della letteratura francese del secondo Ottocento – con particolare attenzione alla narrativa fin-de-siècle –´e del primo Novecento («Esprit Nouveau»). I suoi studi si rivolgono anche alle letterature francofone dell’Africa subsahariana (è autore, insieme a L. Nissim e S. Riva, de L’incanto del fiume, il tormento della savana. Storia della letteratura del Mali, Bulzoni, Roma 1993), del Québec e del Canada francofono.


