Miscellanea di studi francesi in onore di Sergio Cigada
editore: Vita e pensiero
pagine: 2132
Da qualche parte negli scritti di critica artistica o letteraria Baudelaire
ricorda che non è indifferente, quando si voglia provare a misurare la
statura intellettuale di una persona, la capacità che questa ha di abbracciare
ambiti diversi e questioni anche sensibilmente differenziate.
Vi sono artisti – e studiosi –, magari prolifici, originali e sottili, i quali tendono
tuttavia a essere specialisti di un solo genere o di un solo problema;
ve ne sono altri invece che senza perdere quelle qualità riescono per rara
grazia ad aprirsi alla totalità degli aspetti e dei problemi intuibili dal
punto di osservazione in cui le circostanze li hanno collocati. A questa seconda
famiglia di spiriti appartiene Sergio Cigada, ed è paradossalmente
per questo dono che il suo complessivo profilo intellettuale e scientifico
non risulta di così agevole ricostruzione.
Certo, all’inizio – e poi in modo ininterrotto fino ai settant’anni di oggi,
come una specie di filo robusto che lega tutto il suo percorso culturale e
accademico – vi è l’interesse per la letteratura francese, nel quadro dei
cui studi egli rappresenta da lungo tempo e senza dubbio alcuno una delle
figure di maggior prestigio. Notoriamente – e aldilà della capacità di
muoversi in modo non occasionale in direzioni diverse – due sono gli ambiti
storici sistematicamente frequentati, di ambedue giungendo ad aggiornare
e modificare sensibilmente l’immagine corrente: il primo è
quello della cultura letteraria medio-francese, con perno sulle figure di
Charles d’Orléans, François Villon e i Grands Rhétoriqueurs di fine Quattrocento
e primo Cinquecento; il secondo è il passaggio dal Romanticismo
alla modernità novecentesca, con centro sulle personalità fondanti
di Flaubert, Baudelaire e i simbolisti maggiori. Aperte quasi simultaneamente
alla metà degli ormai lontanissimi anni Cinquanta, e successivamente
consolidate attraverso vere e proprie, fortunate istituzioni (in particolare,
il «Centro Studi sulla letteratura medio-francese», fondato nel
1977 e giunto alla pubblicazione del suo dodicesimo volume), queste linee
di studio continuano ancora oggi a portare i loro frutti, sia in modo
diretto, come testimonia la bibliografia del festeggiato, sia in modo indiretto
e collegato, attraverso le iniziative di aggiornamento e di riflessione che egli continua a promuovere (per sua iniziativa si è appena celebrato nello scorso mese di maggio il «IIIème Colloque International sur la
Littérature en Moyen Français»; e tra maggio e settembre, in due distinte
sessioni, il terzo «Convegno Internazionale sul Simbolismo», dedicato
ai rapporti istituzionali tra Simbolismo e Naturalismo).
Ma ben presto e parallelamente, in modo sempre più aperto e consistente,
gli interessi di Sergio Cigada si sono appuntati anche su questioni
di ordine linguistico, spaziando progressivamente dagli aspetti fonetico-fonologici (per lunghi anni è stato titolare, dopo averlo istituito, dell’insegnamento
di Fonetica e fonologia in Università Cattolica), a quelli
traduttologici, ai problemi di semantica testuale, alle questioni di linguistica
applicata e di politica linguistica generale. Attualmente, egli è
certamente il principale punto di riferimento non solo della francesistica
letteraria italiana, ma anche e soprattutto della linguistica francese
operante nella nostra realtà accademica. Luogo di innesto – e insieme
collegamento di questa seconda competenza con la prima – è stata l’attenzione
fin dagli inizi portata agli aspetti metrici e retorici del testo letterario:
la coscienza cioè, in un periodo in cui dominanti erano ancora
l’accostamento di stampo crociano o il filologismo storicistico di derivazione
positivista, che un testo letterario è anzitutto un oggetto linguistico,
e che come tale – e dal proprio interno – va prioritariamente considerato.
Esplorare la letteratura significava quindi certo in questa prospettiva
immergersi nella storia, e nel mondo interiore di un individuo,
ma anche, inevitabilmente, confrontarsi con i meccanismi e la sostanza
della lingua che ne costituisce lo strumento di attuazione. Chi sedeva allora
sui banchi ricorda ancora con commozione lo stupore dei seminari
organizzati in margine alle lezioni ufficiali e dedicati a sondare l’impatto
degli artifici retorici, a indagare l’effetto degli schemi ritmici, a cogliere
e valutare le coloriture degli intrecci sonori, ossia a confrontarsi
con l’arte insieme concretissima e sottilissima della parola capace di poetica
suggestione. Tutti gli sviluppi teorici successivi sono nati da lì.
Senonché, nella doppia, parallela vocazione letteraria e linguistica di
Sergio Cigada, rispecchiata inevitabilmente dall’organizzazione di questi
studi, gioca anche il senso acutissimo della realtà, letteraria e non, che
egli sempre ha avuto, come gioca la concezione dell’Università intesa
non come accademia, luogo di conservazione e di elaborazione di un
sapere dato, bensì come istituto culturale socialmente orientato che approfondisce
istanze di sapere circoscritte tramite un rapporto dialettico
con la società in cui si trova immerso. Ciò che di fatto corrisponde alle
attese culturali e professionali del proprio tempo è l’oggetto essenziale
del sapere universitario. Questa convinzione ha portato lentamente Sergio
Cigada a privilegiare almeno per qualche tempo gli interessi linguistici, sia settoriali che generali, anche in questo caso consolidandoli in una specifica istituzione, il «Centro di Linguistica dell’Università Cattolica» (CLUC, fondato nel 1979), il cui catalogo registra a oggi, tra saggi,
trattati e ricerche di carattere puntuale, più di trenta pubblicazioni. Questa
convinzione lo ha portato ugualmente in modo costante a cogliere – se non addirittura ad anticipare – i segnali emergenti dai nuovi contesti socio-economici: tra questi,
– l’insegnamento precoce delle lingue oggetto di Convegni del Centro
sin dal 1979 e poi ancora nel 1989 («L’insegnamento delle lingue
nella scuola elementare»);
– la rivoluzione informatica e le nuove tecnologie, con l’apertura del
corso di Laurea in Tecnologie Informatiche presso la Facoltà di Scienze
linguistiche e letterature straniere;
– la sfida lanciata al mondo sociale ed educativo dall’integrazione e
dalla multiculturalità con la creazione del corso di Laurea in Esperto per
la mediazione interculturale e il sostegno alle esperienze pilota per l’insegnamento
dell’italiano L2;
– l’appello rivolto ai colleghi del raggruppamento di Lingua e linguistica
riuniti a Milano in occasione del recente Convegno nell’aprile
2002, per la costruzione di programmi di base on-line che vedessero la
cooperazione di tutti gli specialisti del settore;
– infine, l’idea, propugnata da oltre un ventennio, che se da un lato riuscirebbe
vano e antistorico contrastare il predominio dilagante della lingua
inglese, dall’altro la riduzione dell’insegnamento linguistico in ambito
europeo alla sola lingua inglese risulterebbe nefasto e alla lunga insostenibile.
Il plurilinguismo è un valore irrinunciabile e tale valore si difende
con l’insegnamento di almeno due lingue straniere. Tali orientamenti,
com’è noto, sono diventati gli orientamenti del Consiglio d’Europa.
Profondamente convinto dei progressi realizzati nell’area delle scienze
linguistiche, Sergio Cigada ha operato con acume, lungimiranza e abilità
strategica impegnando cospicue energie nella costruzione dell’identità
spirituale del raggruppamento di Linguistica francese nel quale,
per primo, ha fermamente creduto.
Su almeno due versanti simultanei non facilmente controllabili dalla stessa
persona si colloca dunque, eccezionalmente e ad altissimo livello di
qualità, la produzione scientifica di Sergio Cigada. La francesistica italiana
nella sua globalità si identifica largamente nella sua figura. Non
possiamo, tuttavia, non accennare qui anche ad altri due aspetti essenziali
della sua personalità. Il primo è la grande capacità di lavoro, la quotidiana
pazienza nel dovere che, unita al senso della responsabilità e alla
capacità progettuale, lo ha portato a esercitare quasi ininterrottamente
negli ultimi trent’anni funzioni di direzione (dal 1973 al 1983 è stato preside della Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica; dal 1983 al
1989, direttore, dopo averlo fondato, del Dipartimento di Lingue e letterature
straniere della stessa Università; dal 1990, dopo esserne stato il
creatore, preside della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere).
Senza di lui, la realtà delle lingue e letterature straniere in Italia,
dentro l’Università Cattolica e fuori di essa, non sarebbe quella che è.
Ma questi talenti ‘politici’, se possiamo dire così, che discendono anzitutto
da eccezionale vivezza e prontezza dell’intelligenza, da capacità di autocontrollo
e da acuto senso della complessità dei rapporti umani, trovano
appoggio in qualità dell’animo che non sfuggono a chi, non prevenuto,
lo accosta: mitezza, equilibrio, garbo del tratto, disponibilità all’ascolto
e all’incoraggiamento generoso… Così, non temiamo di dire, lavorare accanto
a Sergio Cigada è stata certamente un’esperienza di rigore intellettuale
e di crescita professionale, ma anche, più largamente e profondamente,
di personale, umana maturazione. Della lezione del Maestro ci illudiamo
di aver colto l’essenziale e di aver conservato qualche cosa; qualche
cosa certamente hanno colto e conservato i moltissimi – colleghi, amici,
operatori culturali, responsabili di istituzioni – che hanno voluto collaborare
con noi a questo ponderoso omaggio o hanno creduto, a significare
la loro stima, di iscrivere il loro nome nella Tabula gratulatoria. La comunanza
del loro sentire col nostro ci lusinga e la loro partecipazione ci
onora. A essi, come a tutti coloro che hanno in qualche modo contribuito
alla realizzazione di questi studi, che resteranno per la mole – ma, pensiamo,
anche per la qualità di non pochi interventi – un caso forse unico
nella storia della francesistica italiana, il nostro più vivo ringraziamento.
Gli allievi