I Tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo sono l’opera ‘ultima’ di Solov’ëv, l’apice e forse la ritrattazione di tutta la sua precedente riflessione. In queste pagine, scritte poco prima della morte, la fiducia nella storia viene sostituita da una più drammatica interpretazione del divenire terreno. Se nei Tre dialoghi il bersaglio polemico di Solov’ëv è costituito soprattutto dal cristianesimo mutilo di Tolstoj, il Racconto dell’Anticristo è un testo che continua a inquietare per la chiaroveggenza con cui ci rivela il volto – o, meglio, uno dei volti – dell’Anticristo nell’epoca moderna. Il suo Anticristo irrompe in una storia umana desacralizzata, svuotata di orizzonti trascendenti, agendo nel vuoto, in una frammentazione orizzontale di religioni, culture, popoli, accogliendo ogni aspetto del reale ma spogliandolo al tempo stesso del suo significato essenziale. In questo senso l’Anticristo di Solov’ëv, portatore di un’ideologia conciliatrice, ‘inclusiva’, capace di una quasi infinita capacità di allontanamento dalla Verità, appare particolarmente attuale e minaccioso oggi, nell’odierno deserto del senso e dei valori.
Biografia dell'autore
Vladimir Solov’ëv (1853-1900) è forse l’espressione più universale del pensiero russo moderno. Critico nei confronti del razionalismo occidentale, rimase però sempre estraneo a ogni esclusivismo nazionale. La sua opera deve invece essere considerata un immane tentativo di sintesi, fondata sul concetto di «unitotalità» del reale. Una sintesi religiosa in primo luogo – e Solov’ëv costituisce in effetti una pietra miliare dell’ecumenismo cristiano – ma strettamente collegata a un ideale di concreta trasformazione della realtà terrena. Tra le sue opere si segnalano: La crisi della filosofia occidentale (1874, tr. it. Milano 1986); Sulla divino-umanità (1877-81, tr. it. Milano 1990); La Russia e la Chiesa universale (1888, tr. it. Milano 1983).


