Da sempre considerato una delle figure più
affascinanti del paganesimo tardoantico,
per il suo sogno impossibile di riportare in
auge gli antichi dèi in un mondo già permeato
dal cristianesimo, l’imperatore Giuliano
l’Apostata per lungo tempo non ha
goduto di buona fama presso gli storici della
filosofia. Il presente volume è un’esplorazione
sistematica alle radici del suo pensiero,
ricostruito dai molteplici spunti presenti
nei discorsi, nelle lettere e nei frammenti
dell’opuscolo Contro i Galilei. Attraverso un
confronto dettagliato con le dottrine dei filosofi
del III-V secolo, Maria Carmen De Vita intende
restituire a Giuliano la sua esatta collocazione
nel panorama del neoplatonismo
tardoantico e, soprattutto, verificare come
l’aspetto più discusso del suo breve periodo di
governo, ossia la controversa lotta ai Galilei,
non sia che la pars destruens di un progetto
più impegnativo, comprendente, nelle intenzioni
del princeps, una pars costruens altrettanto
ambiziosa: l’istituzione di una nuova
teologia-liturgia ellenica in cui gli antichi
culti, riproposti in una cornice metafisica largamente
ispirata al neoplatonismo, possano
offrire una valida alternativa alla dirompente
originalità del monoteismo cristiano.
Biografia dell'autore
Maria Carmen De Vita (1975) ha conseguito
il titolo di dottore di ricerca in Filologia
classica (2005) e in Filosofia d’età tardoantica,
medievale ed umanistica (2008) presso
l’Università di Salerno. Ha collaborato con
l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di
Napoli con un progetto di ricerca sul rapporto
fra retorica e filosofia nell’ambito della
cultura tardoantica. È autrice di studi sulla
tradizione platonica (Protagora 314c3-
316a5, 2004; Il mito di Prometeo in Platone
e in Temistio, 2004), sulla storia della retorica
antica (L’organismo vivo del logos, 2009),
e sulla ricezione del platonismo nel dibattito
pagano-cristiano del IV secolo (Un ‘agone’ di
discorsi: Genesi e Timeo a confronto nel trattato
di Giuliano Contro i Galilei, 2008).


