Il saggio di Marlène Zarader va certamente annoverato fra le letture più originali e più provocanti di Heidegger. In un libro precedente, Heidegger et les Paroles de l’origine (1986), la Zarader aveva seguito il suo autore sino alle soglie estreme della Grecia, alla ricerca delle tracce dell’originario. Con questa sua seconda monografia l’autrice viene a indicare l’altra sorgente, forse la più essenziale, sebbene non citata e anzi rimossa nell’impensato. La tesi che viene proposta con puntigliosa e lucida determinazione è proprio questa: le figure dell’essere a cui tende, da ultimo, l’approdo heideggeriano ripetono l’eco di una tradizione che, più che greca, è propriamente biblica; ma di questo debito appunto non sembra esserci traccia nelle citazioni di Heidegger. L’analisi così appassionata e così scientificamente precisa della Zarader non ha un valore meramente regionale e anzi dischiude una decisiva considerazione di metodo. In tal senso la stessa critica sul debito heideggeriano non è che un modo di rendere ancor più coerente ed esplicita la lezione del filosofo di Messkirch.
Biografia dell'autore
Marlène Zarader, nata nel 1949, è professore all’Università di Montpellier-III. Ha pubblicato Heidegger et les Paroles de l’origine (Vrin, Paris 1986).


