La nostra epoca sembra caratterizzata da un
disinteresse crescente per la conoscenza
storica e da una predilezione per i dati immediati
dell’esperienza concreta. Ma proprio
a partire da una posizione empirista si
può apprendere uno sguardo nuovo sulla
storia, scoprendo che i dati storici, se opportunamente
indagati, attestano la ricchezza
di un’esperienza umana che
trascende i limiti della pura empeiria.
Seguendo questa prospettiva Eric Voegelin, filosofo e teorico della politica fra i più originali del Novecento, effettuò una sorta di riorientamento gestaltico dei principali ambiti disciplinari delle scienze dello spirito – storia, filosofia, religione e politica – che gli permise di individuare negli Imperi multiculturali dell’Oriente Antico, in Israele e nel mondo greco tre differenti “forme dell’esperienza” – cosmologica, storica e filosofica. Esse corrisponderebbero, a suo avviso, ad altrettante concezioni della realtà.
La plausibilità e le implicazioni di questo insolito approccio sono state discusse nel corso di un convegno interdisciplinare tenutosi all’Università Cattolica nel gennaio 2010, da Giorgio Buccellati, assirologo e studioso di antiche culture mediorientali, Giulia Sfameni Gasparro, storica delle religioni antiche dell’area mediterranea e mediorientale, Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, filosofa della religione, Ignacio Carbajosa, veterotestamentarista, Peter J. Opitz e Nikolaus Lobkowicz studiosi del pensiero politico e di teoria della politica, Massimo Marassi, filosofo e Nicoletta Scotti Muth, storica della filosofia. I loro interventi qui raccolti formano una sorta di companion a Israele e la rivelazione (Vita e Pensiero 2009) primo volume dell’opus magnum di Voegelin Ordine e Storia.
Seguendo questa prospettiva Eric Voegelin, filosofo e teorico della politica fra i più originali del Novecento, effettuò una sorta di riorientamento gestaltico dei principali ambiti disciplinari delle scienze dello spirito – storia, filosofia, religione e politica – che gli permise di individuare negli Imperi multiculturali dell’Oriente Antico, in Israele e nel mondo greco tre differenti “forme dell’esperienza” – cosmologica, storica e filosofica. Esse corrisponderebbero, a suo avviso, ad altrettante concezioni della realtà.
La plausibilità e le implicazioni di questo insolito approccio sono state discusse nel corso di un convegno interdisciplinare tenutosi all’Università Cattolica nel gennaio 2010, da Giorgio Buccellati, assirologo e studioso di antiche culture mediorientali, Giulia Sfameni Gasparro, storica delle religioni antiche dell’area mediterranea e mediorientale, Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, filosofa della religione, Ignacio Carbajosa, veterotestamentarista, Peter J. Opitz e Nikolaus Lobkowicz studiosi del pensiero politico e di teoria della politica, Massimo Marassi, filosofo e Nicoletta Scotti Muth, storica della filosofia. I loro interventi qui raccolti formano una sorta di companion a Israele e la rivelazione (Vita e Pensiero 2009) primo volume dell’opus magnum di Voegelin Ordine e Storia.
Biografia dell'autore
Nicoletta Scotti Muth è docente di Storia
della metafisica antica presso l’Università
Cattolica di Milano. Le sue ricerche spaziano
da vari ambiti del pensiero antico, in
particolare la Metafisca aristotelica e il
Neoplatonismo, all’epistemologia e ontologia
contemporanee (R.M. Chisholm). Ha recentemente
curato l’edizione italiana di
Israele e la rivelazione, primo tomo di Ordine
e Storia di Eric Voegelin.


