Guerre civili, operazioni di peacekeeping, campi di rifugiati e migranti: luoghi dove vivono e muoiono milioni di persone. Nell’era globale del XXI secolo la gente ‘in esubero’, le vite di scarto, sono possibili esiti di processi sociali che producono incertezza e paura, quindi bisogno di sicurezza. Il campo e i suoi abitanti – profughi e operatori umanitari – diventano, nel racconto, icona e metafora di un’umanità in cammino, dal deserto della violenza e delle relazioni spezzate alla città, luogo di incontro, socialità, biografie possibili. Di speranza.
Paolo Cereda propone al lettore appunti di viaggio che sono ‘tracce di cammino’, segni che indicano sentieri per un’etica e una prassi dell’incontro e della relazione d’aiuto vittima-soccorritore: tra me e il volto dell’altro che mi guarda, sulla frontiera – terra di mezzo, spazio delle possibilità, opzione di vita personale e professionale.
Paolo Cereda propone al lettore appunti di viaggio che sono ‘tracce di cammino’, segni che indicano sentieri per un’etica e una prassi dell’incontro e della relazione d’aiuto vittima-soccorritore: tra me e il volto dell’altro che mi guarda, sulla frontiera – terra di mezzo, spazio delle possibilità, opzione di vita personale e professionale.
Biografia dell'autore
Paolo Cereda, operatore internazionale dal 1987 al 2004, attualmente dirige i servizi civici e i servizi sociali di un Comune della Lombardia. È formatore in percorsi universitari di peacekeeping e interventi umanitari, tra cui il Master di Interventi relazionali in contesti d’emergenza dell’Università Cattolica di Milano.
Enrico Mascheroni, fotoreporter, è l’autore del ‘viaggio fotografico’ che s’intreccia al racconto del libro (www.photomascheroni.it).
Enrico Mascheroni, fotoreporter, è l’autore del ‘viaggio fotografico’ che s’intreccia al racconto del libro (www.photomascheroni.it).


