In questo libro uscito postumo, il grande studioso
inglese dei media mette a tema, nel
modo lucido e accattivante che ormai è la
cifra dei suoi scritti, il rapporto tra i media e
il futuro della civiltà. Al di là del potere economico
o di convincimento da tempo riconosciuto
ai mezzi di comunicazione, essi rivestono,
secondo Silverstone, anche un ruolo fondamentale
nella costruzione dei rapporti tra
le persone. Lo sviluppo pervasivo dei media
condiziona il nostro contatto con l’altro, portando
il mondo nella nostra quotidianità,
avvicinando l’esperienza dell’esterno da noi in
maniera sempre più forte. Ma la situazione
non è così chiara e rettilinea. La ‘vicinanza’
prodotta dai media (e accentuata dal processo
di globalizzazione economica e sociale) è
in realtà apparente. Il mondo irrompe nel
nostro quotidiano – spesso con la diretta
drammaticità di eventi come la strage di
Beslan o la devastazione a opera dell’uragano
Katrina o anche, su un versante più positivo,
con la ricchezza dell’offerta polifonica dei
nuovi media, internet sopra tutti – ma poi
rimane chiuso in questo spazio individuale,
diventa spettacolo da guardare, senza che
venga messa in gioco una relazione tra i
diversi interlocutori.
Il mondo con cui entriamo in contatto è un mondo ‘mediato’; è uno spazio nuovo, non solo reale e non solo immaginario, dove ormai si costruiscono le trame della nostra civiltà; è, nella felice invenzione lessicale di Silverstone, una mediapolis, uno spazio definito di relazioni, di comunicazione politica e sociale. Questo spazio, che è il nostro orizzonte relazionale e che sempre più lo sarà in futuro, assegna anche a noi un ruolo da giocare, e diventa quindi, sul duplice versante dei produttori e dei fruitori dei media, uno spazio di moralità e di responsabilità, di obblighi e di giudizio. Questo è il ‘tavolo’ – per riprendere una suggestiva metafora di Hannah Arendt cara a Silverstone – su cui si giocherà il nostro futuro all’interno della mediapolis, un futuro, un compito, che passa attraverso la riflessione, l’apertura, la pluralità, il ritorno alla giusta distanza e all’ospitalità. Se la mediapolis distruggerà o piuttosto costruirà i rapporti tra le persone è la sfida cui tutti noi, non solo gli studiosi dei fenomeni mediali, siamo chiamati a rispondere.
Il mondo con cui entriamo in contatto è un mondo ‘mediato’; è uno spazio nuovo, non solo reale e non solo immaginario, dove ormai si costruiscono le trame della nostra civiltà; è, nella felice invenzione lessicale di Silverstone, una mediapolis, uno spazio definito di relazioni, di comunicazione politica e sociale. Questo spazio, che è il nostro orizzonte relazionale e che sempre più lo sarà in futuro, assegna anche a noi un ruolo da giocare, e diventa quindi, sul duplice versante dei produttori e dei fruitori dei media, uno spazio di moralità e di responsabilità, di obblighi e di giudizio. Questo è il ‘tavolo’ – per riprendere una suggestiva metafora di Hannah Arendt cara a Silverstone – su cui si giocherà il nostro futuro all’interno della mediapolis, un futuro, un compito, che passa attraverso la riflessione, l’apertura, la pluralità, il ritorno alla giusta distanza e all’ospitalità. Se la mediapolis distruggerà o piuttosto costruirà i rapporti tra le persone è la sfida cui tutti noi, non solo gli studiosi dei fenomeni mediali, siamo chiamati a rispondere.
Biografia dell'autore
Roger Silverstone (1945-2006) è stato uno dei pionieri dello studio dei media nel panorama
inglese e mondiale. Professore di Media and Communications alla London School of Economics and Political Science, si è distinto per il suo originale punto di vista sulle comunicazioni, occupandosi principalmente del modo in cui i media rappresentano il mondo, influendo sulle persone, sulla loro vita di tutti i giorni, sulla loro immaginazione, sulla loro memoria, sulle relazioni che instaurano con
gli altri. Tra i suoi libri, sono stati tradotti in italiano Televisione e vita quotidiana e Perché
studiare i media?


