«Il battersi con la lingua, sul terreno dei propri antecedenti: bene o male, da sempre, lingua e dialetto. Di lì per li rami al «rügin»; per intersezione nelle età dell'uomo, all'oralità infantile. Quest'ultima, al confine tra quel che sembra fuori del codice lingua e quel che, invece, sembra in embrione in essa; in concomitanza, l'«adulto» che rifà il verso, e p.es, segmenta «ca de lapopa» e, separando e congiungendo secondo il respiro del fare infantile, «inanellare stringere-tiraredisfare», ecc. E gherengh garangh è poi anche il titolo del tutto... Per il dialetto: nel quadro, per dire, socio-linguistico, niente del non strettamente del luogo, del non-areaico, della koiné italianizzante attuale. Una «lingua» (il dialetto, qui, nativo) rodata dagli evi, sul cui tronco, dagli strati, metafore, figure, «nassu a cu' n dré», «al me manda in píca al me manda in vulta» (senza virgola): non citazioni, e non distinte sulla pagina come tali. Queste, immagini del destino. Distanziate da qualsiasi «logica» ver-nacola. In «rügin», 2 componimenti-séguito-di-nomi, quasi una conta degli (di quegli) oggetti e atti primari. Colpisce il tentativo di scrittura con le dieci parole di cui «loro» disponevano. Per parlarsi: stante la durezza dei tempi?, comunque per volontà (gelosia?) di mantenere l'incognita su affari e sentimenti; una scommessa, la domanda sul perché il quando il come» (dall'introduzione di Remo Beretta).
Gherengh garangh
| Titolo | Gherengh garangh |
| Autore | Ugo Canonica |
| Collana | Versanti |
| Editore | Casagrande |
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| Pagine | 112 |
| Pubblicazione | 2000 |
| ISBN | 9788877131041 |
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