Flavio Giuseppe è stato spesso considerato un traditore del popolo ebraico, ma Pierre Vidal-Naquet - storico anche lui e di origine ebraica - ne trae un affascinante profilo di intellettuale: un esempio indicativo di una coscienza che intende realisticamente sopravvivere in un mondo ostile pur mantenendo integra la propria identità. L'intera sua opera è finalizzata a dimostrare l'inutilità dei ribellismi velleitari. Consapevole della sconfitta ormai inevitabile d'Israele, di fronte alla potenza di Roma, egli ritiene sia meglio salvare il salvabile. Il patrimonio storico e delle tradizioni del suo popolo è un bene troppo prezioso; quindi da proteggere dalla rovina che provocherebbe il prolungarsi del conflitto. È significativo che nel racconto della guerra, Flavio Giuseppe si ispiri alla figura del profeta Geremia. Se non come un vero e proprio profeta, certo egli avverte la responsabilità di conservare la tradizione storica del suo popolo.
Il buon uso del tradimento
| Titolo | Il buon uso del tradimento |
| Sottotitolo | Flavio Giuseppe e la guerra giudaica |
| Autore | Vidal-Naquet Pierre |
| Argomento | Storia, Religione e Filosofia Storia |
| Editore | Res gestae |
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| Pagine | 191 |
| Pubblicazione | 2013 |
| ISBN | 9788866970293 |
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