Corbaccio: Exploits
Fratelli e compagni di cordata. Alessio e Attilio Ollier. Storia di due guide alpine di Courmayeur
di Guido Andruetto
editore: Corbaccio
pagine: 168
Figli e nipoti di guide alpine della storica Società delle Guide di Courmayeur, la più antica al mondo dopo quella di Chamonix
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4810. Il Monte Bianco, le sue storie, i suoi segreti
di Paolo Paci
editore: Corbaccio
pagine: 296
Percorrendo il Tour du Mont Blanc, Paolo Paci rivive la storia della montagna in chiave contemporanea, raccogliendo vecchi e n
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Verso il cuore bianco della Terra. La traversata dell'Alaska selvaggia
di Ario Daniel Zhoh
editore: Corbaccio
pagine: 425
«Anni fa un luogo speciale entrò per sempre nel mio cuore: l'Arctic National Wildlife Refuge, uno degli ultimi paradisi terres
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Due cordate per una parete. 1962, la prima italiana sulla Nord dell'Eiger
di Giovanni Capra
editore: Corbaccio
pagine: 399
Nel 1962, a ventiquattro anni dalla celebratissima prima salita compiuta da Harrer, Heckmair, Kasparek e Vòrg, nessun italiano
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Incontri ad alta quota
di Stefano Ardito
editore: Corbaccio
pagine: 373
Trentacinque interviste, che raccontano un secolo di arrampicata e avventura
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Il passo successivo
editore: Corbaccio
pagine: 221
Ueli Steck, soprannominato «Swiss machine», è morto in Himalaya il 30 aprile 2017 all'età di quarantun anni
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Uomo a mare. Storia di un salvataggio ai limiti dell'impossibile
editore: Corbaccio
pagine: 269
Nel cuore della notte del 24 luglio 2013, John Aldridge cade in mare dalla poppa del peschereccio Anno Mary, mentre il suo com
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Caporetto andata e ritorno. Un viaggio sentimentale dall'Isonzo al Piave
di Paci Paolo
editore: Corbaccio
pagine: 283
Dove si trova Caporetto? Pochi lo sanno
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Il grande Det. Giuseppe Alippi alpinista e contadino: una storia italiana
di Giovanni Capra
editore: Corbaccio
pagine: 206
Classe 1934, Giuseppe Alippi, il Det per gli amici, ha condiviso lo stagione eroica dell'alpinismo italiano, quello di Renato Cassin, di Walter Bonatti, di Casimiro Ferrari, di Carlo Mauri... Ha compiuto imprese straordinarie sulle sue montagne, le Grigne, così come nel mondo, sul Lhotse con Messner e in Patagonia con Ferrari. Ma è sempre e orgogliosamente rimasto un contadino e un pastore. A più di ottant'anni, va ancora nel bosco a far legna e parla della montagna come di un grande amore che è sempre dovuto coesistere con il lavoro, la stalla, la caccia, che racconta con altrettanta passione. Capra ha ricostruito la sua vita dall'infanzia contadino alle salite delle vie più difficili, come la Couzy alla Cima Ovest di Lavaredo fino alle imprese himalayane e patagoniche, compreso quel Cerro Campana che con pazienza il Det prova e riprova, senza lasciarsi scoraggiare dalle rinunce imposte dalle condizioni meteorologiche estreme, fino a raggiungerne la vetta al quarto tentativo: all'età di settant'anni.
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La conquista del K.O.
di William Ernest Bowman
editore: Corbaccio
pagine: 159
Sotto la guida del tenace "Legaccio", una squadra di sette coraggiosi alpinisti britannici, fra cui il dottor Prone (sempre malato), l'esploratore Jungle (che si perde sempre), il linguista Constant (incapace di farsi comprendere) e 3000 portatori yogistani, tenta, fra ostacoli di ogni genere, molti dei quali causati da loro stessi, la conquista della cima più alta dell'Himalaya: il K.O. alto ben 40.000 piedi e mezzo, circa 12.200 metri... Uscito per la prima volta nel 1956, "La conquista del K.O." è un'irresistibile parodia dei serissimi resoconti delle spedizioni alpinistiche famose negli anni Cinquanta, quando vennero saliti per la prima volta quasi tutti gli Ottomila, fra cui l'Everest e il K2. Introduzione di Bill Bryson.
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Io cammino con i nomadi. Una straordinaria esperienza di viaggio insieme ai Wodaabe attraverso il Sahel
di Elena Dak
editore: Corbaccio
pagine: 236
Disperdersi, andare lontano per lunghi mesi e, dopo l'estate, ritrovarsi e danzare... Se si è nomadi dentro non si può far altro che andare. Sono i Peulh Wodaabe, più noti come Bororo, allevatori di zebù dalle grandi corna a lira nelle savane del Tchad centrale, ad accogliere l'esigenza di Elena di farsi pastore. Nella transumanza i Wodaabe seguono la natura nomade e trovano erba buona per le loro mucche; la mobilità induce a mettere radici su pascoli temporanei, in ogni prato, all'ombra di qualunque acacia. I pastori nomadizzano in tutto il Sahel: si spostano durante l'anno in piccoli gruppi fino a quando in autunno, dopo le grandi piogge, si ritrovano con i loro zebù in pascoli verdeggianti e ricchi di sale. Solo allora gli esponenti dei clan riuniti danno corpo alla loro identità attraverso danze, canti, corse di cavalli. Dopo la lontananza, è il tempo dei volti truccati, degli abiti frusciane, degli occhi spalancati e delle bocche tremanti volte a catturare sguardi in nome della bellezza. È tempo di sorbire con calma tè e latte appena munto, di aspergere profumi sui tessuti, di sciogliere le trecce degli uomini e rifarle strette e lucide. "Io cammino con i nomadi" è una storia fatta di muggiti, polvere e fumi di fuoco all'imbrunire; di nervosi corpi femminili a seno nudo intenti alla mungitura, di rari mercati dove vendere burro; di danze, pascoli, latte, latte...
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Il gigante sconosciuto. Storie e segreti del Kangchenjunga, il terzo Ottomila
di Stefano Ardito
editore: Corbaccio
pagine: 304
Il Kangchenjunga, terza cima della Terra, si alza tra il Nepal e il Sikkim, che oggi è parte dell'India. Culmina a 8596 metri, pochi meno del K2. Ma il "Kangch" resta una montagna poco nota. Visibile dalla pianura del Bengala, sacro per gli uomini e le donne che vivono ai suoi piedi, ha visto passare per secoli spie, monaci buddhisti, soldati, contadini in cerca di lavoro e mercanti. Gli europei lo hanno scoperto a metà dell'Ottocento, quando Darjeeling è diventata una meta alla moda, e i primi esploratori hanno puntato verso i passi e i ghiacciai, li primo tentativo alla cima risale al 1905, le spedizioni degli anni Venti e Trenta hanno affrontato difficoltà straordinarie. Nel 1955 la prima salita del Kangch da parte di George Band e Joe Brown è stata una magnifica impresa, ma non è diventata famosa come quelle dell'Everest, dell'Annapurna e del K2. Da allora, molti tra i migliori alpinisti del mondo hanno lasciato la loro firma sul gigante. L'autore rievoca le ascensioni di Reinhold Messner e Doug Scott, di Jerzy Kukuczka e Pierre Béghin, di Anatoli Boukreev, di Nives Meroi e di tanti altri. Segue i viaggi di Giuseppe Tucci e Mark Twain, e le esplorazioni di Fosco Maraini, Vittorio Sella e Douglas Freshfield. Si commuove di fronte alla fine di Benoit Chamoux, di Wanda Rutkiewicz e degli altri alpinisti che sul Kangch hanno incontrato la morte.
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