Adelphi
Genio
di Dennis Patrick
editore: Adelphi
pagine: 330
Per i membri della comunità di Hollywood mentire, truffare, millantare sono diritti acquisiti, ma Leander Starr ne abusa
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Il calcolatore universale
Da Leibniz a Turing
di Davis Martin
editore: Adelphi
pagine: 328
Tra i fili di Arianna che si possono seguire per interpretare lo sviluppo del moderno, Martin Davis seleziona quell'entità al
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Poemi del Gineceo
di Ceronetti Guido
editore: Adelphi
pagine: 81
Questa raccolta di versi fu pubblicata per la prima volta nel 1998, nella stessa collana: era allora attribuita a uno sconosci
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I doni della vita
di Némirovsky Irène
editore: Adelphi
pagine: 218
Pierre Hardelot, erede delle omonime cartiere, ha una fidanzata rosea e grassoccia che la famiglia ha scelto per lui, ma è inn
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La persona e il sacro
di Weil Simone
editore: Adelphi
pagine: 78
Uno degli scritti più celebri di Simone Weil
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Opere lulliane
Testo latino a fronte
di Bruno Giordano
editore: Adelphi
Questo nuovo volume delle Opere latine raduna i testi nei quali Giordano Bruno commenta, analizza, discute gli scritti di Raim
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Lettere 1911-1951
di Wittgenstein Ludwig
editore: Adelphi
pagine: 601
Circa un mese fa di colpo mi sono sentito nello spirito giusto per fare filosofìa
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Il pensiero del Buddha
di Gombrich Richard
editore: Adelphi
pagine: 283
Quali furono le idee del Buddha? Quali le sue parole? Paradossalmente, alcuni studiosi sostengono che non è dato di saperlo co
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Guarda gli arlecchini!
di Nabokov Vladimir
editore: Adelphi
pagine: 293
È il 1974 e il settantenne Vadim Vadimovic, scrittore incluso nella rosa dei candidati al Nobel, ripercorre la propria vita co
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Vite immaginarie
di Marcel Schwob
editore: Adelphi
pagine: 206
"È hashish... dà fuoco all'immaginazione": così disse il poeta Albert Samain quando lesse le "Vite immaginarie", ventitré 'percorsi di vita', brucianti di rapidità, dove incontriamo personaggi illustrissimi, come Empedocle o Paolo Uccello o Petronio, e gli ignoti destini di Katherine, merlettaia nella Parigi del Quattrocento, o del maggiore Stede Bonnet, 'pirata per capriccio', o degli impeccabili assassini Burke e Hare - e tutti circondati dalle folle senza nome di mendicanti, criminali, prostitute, mercanti ed eretici che abitano la storia. È vano, come pure in Borges, tentare di discriminare il vero e l'immaginato in queste superfici splendenti, perché tutto vi è visionario e segretamente unito in una sola catena, a dimostrare le parole di Schwob secondo cui "la somiglianza" è "il linguaggio intellettuale della differenza" e "la differenza... il linguaggio sensibile della somiglianza".
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Diario perpetuo
di Tommaso Landolfi
editore: Adelphi
pagine: 393
Ricordi che gettano sugli anni della giovinezza una luce di malinconica vanità o di inquietante presagio; fuggevoli incontri che rimangono impressi "come un che di struggente e d'improbabile: di lunare"; corteggiamenti che altro non sono se non convulsioni d'infelicità e solitudine, matrimoni ridotti a "secchi schianti di disprezzo" e l'intollerabile vuoto lasciato dal disamore; fantasie che prendono improvvisamente corpo diffondendo un odore di morte, inspiegabili visioni notturne di un volto umano librato contro un angolo della stanza e la falla sempre in agguato nel tessuto delle apparenze; esistenze che si trascinano per mera forza di volontà o per assurda scommessa come a un tavolo di chemin de fere il vano tentativo di contrastare il tempo che "reclama con ansia ed angoscia accadimenti"; l'impossibilità di trovare il chiarimento che cerchiamo e la volontà di morte "quale unica possibile dignità, in fondo a ciascun uomo". Sono i motivi fascinosi e allarmanti che subito ci afferrano allorché leggiamo gli elzeviri landolfiani apparsi sul "Corriere della Sera" fra il 1967 e il 1978, e che avrebbero dovuto comporre - se non fosse sopraggiunta la morte dello scrittore - un volume da affiancare a "Un paniere di chiocciole" (1968) e "Del meno" (1978). Beffardi pezzi di prosa, "innocenti raccontini", amari frammenti di memoria ai quali è affidato l'assoluto disincanto di un Landolfi che ormai ritiene occorra "una tal quale dose di follia per raccontare una storia".
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