ANTIGONE
L'uomo senza paura. Fiabe di individuazione maschile in tossicodipendenti in carcere
di Rosanna Rutigliano
editore: ANTIGONE
pagine: 234
Scrive Ernesto Olivero nella Postfazione a questo volume: "Utilizzare la fiaba in un luogo estremo come il carcere, contrario a ogni fantasia, con persone segnate dalla vita nelle quali risulta difficile ritrovare l'innocenza del bambino, è una bella sfida. Ma questo libro racconta già le conclusioni, che sono estremamente positive, incoraggianti, commoventi." Sorprendentemente, uomini con pesanti esperienze alle spalle, nella situazione spersonalizzante del carcere, arrivano a scoprire la loro umanità più autentica attraverso le fiabe dell'infanzia. La prima parte del volume illustra il concetto junghiano di individuazioni, che può essere inteso come "diventare se stessi" e a prima vista sembrerebbe difficilmente associabile a "tossicodipendenza" o "carcere". La seconda parte propone i testi delle fiabe ri-raccontate e messe in scena dai detenuti e, in controluce, le loro sofferte storie di vita.
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La madre e la mamma. Dal mito al pensiero psicoanalitico
di Simona R. Capolupo
editore: ANTIGONE
pagine: 250
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Le fiabe di Picéto
di Giuliana Adamo
editore: ANTIGONE
pagine: 93
Le fiabe di Giuliana Adamo "si allontanano dalla tradizione". Il loro "realismo" non esclude l'intervento di fate o di altri poteri, anzi, ne rende più evidente la funzione di realizzare desideri. Anche il linguaggio, tessuto su registri del patetico infantile, presenta venature di lingua 'moderna' e perfino qualche striatura di lingua sarda, indici entrambe di una tendenza a ravvicinare in modo sensibile ma chiaro il mondo fiabesco al mondo familiare, non perché il primo venga ridimensionato dall'altro quanto piuttosto per il contrario, in quanto la credibilità di ciò che in effetti è immaginato viene accresciuta dalla vicinanza ad un mondo non del tutto estraneo al bambino che ascolta o che legge queste fiabe.
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La mancanza e l'eccesso. Che cosa significa guarire?
di Marco Focchi
editore: ANTIGONE
pagine: 236
Che cosa significa guarire? Per la medicina, si è sempre trattato di compensare una mancanza o un eccesso, perseguendo, nelle diverse epoche, ideali di "armonia", "equilibrio", "normalità". Ma nessuno di questi ideali si attaglia al concetto di guarigione che possiamo considerare operativo nella prospettiva psicoanalitica. L'angoscia d'origine, strutturale, quella da cui nascono le ansie quotidiane, le depressioni, le inquietudini e tutte le forme del disagio psicologico, non è riconducibile a una sintesi armonica, equilibrata o stabile. Può essere l'ostacolo che ci impedisce di vivere, ma può anche essere il motore che ci spinge avanti. La guarigione, in psicoanalisi, non è uno stato da raggiungere ma piuttosto un processo in cui entrare. Non è la meta finale, ma quel che nasce con il viaggio stesso, se questo non si arresta al naufragio.
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Buio in fondo al tunnel
di Christopher Bollas
editore: ANTIGONE
pagine: 139
"Nella fretta di pagare la corsa, Goran Will lasciò l'ombrello nel taxi, una dimenticanza di cui si sarebbe reso conto soltanto più tardi. Entrò a precipizio nel piccolo caffè vicino allo studio del suo analista, mandò giù un espresso doppio e in quattro minuti fece tre telefonate: una per ricordare al suo figliastro che quel giorno doveva andare in tribunale a testimoniare su un incidente automobilistico di un anno prima, la seconda per raccomandare a uno dei suoi soci di occuparsi di un problema con l'ufficio delle tasse, e la terza per rimproverare sua moglie Meredith - con cui era in crisi - perché non aveva ritirato il violino della figlia al negozio di articoli musicali. In uno stato di indescrivibile frustrazione, uscì dal caffè e premette con forza il campanello dello psicoanalista, lasciandolo suonare per venti secondi." Questo romanzo, in cui Bollas prosegue la sua riflessione teorica in forma di fiction, presenta situazioni irresistibilmente comiche, e nello stesso tempo ci provoca e ci turba, scavando nelle nostre inquietudini più profonde.
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Lo sguardo psicoanalitico. Cinema, giustizia, psicoterapia, quotidianità
di Angelo Battistini
editore: ANTIGONE
pagine: 239
Lo "sguardo psicoanalitico" indica un atteggiamento che è costante in ogni analista: la propensione a sondare gli aspetti inconsci del comportamento umano nelle sue più svariate manifestazioni. È lo "sguardo psicoanalitico" dell'autore a rendere la lettura avvincente e ricca di spunti di riflessione anche per un pubblico molto più vasto di quello rappresentato da pazienti e colleghi. Il libro si apre con alcuni capitoli su Fellini e i suoi disegni. Completano questa prima parte dedicata al cinema i capitoli su Woody Allen e Antonioni. La seconda parte contiene dei particolarissimi "casi clinici": le perizie psichiatriche su autori di reati. La terza parte presenta casi seguiti in psicoanalisi e in psicoterapia, e lavori sulla psicoterapia istituzionale delle psicosi. Infine, la quarta parte raccoglie brevi commenti su fatti di cronaca e argomenti di vita quotidiana.
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Un futuro nel passato. Radici culturali del lavoro psicologico
di Giorgio Blandino
editore: ANTIGONE
pagine: 320
Filosofia come funzione psicologica della mente. Psicoanalisi come funzione filosofica della mente. Le due formule sintetizzano l'intendimento di questo libro: mettere in luce intuizioni sulla condizione umana rintracciabili lungo la storia della filosofia fino a delineare il contesto storico-culturale in cui Sigmund Freud ha sviluppato queste "idee in cerca di un nuovo pensatore" nel suo sistema psicologico e psicoterapeutico. La psicologia non può fare a meno della filosofia, sostiene l'autore. Non solo la psicoanalisi ma ogni lavoro di aiuto, cura, sostegno, educazione rischia di essere sterile se ci si limita ad applicare delle tecniche trascurando una prospettiva più ampia che consenta di riflettere sul senso della persona e della relazione.
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La psicologia del sogno
di Sante De Santis
editore: ANTIGONE
pagine: 199
Sante De Sanctis (1862-1935) ha avuto un ruolo determinante nella fondazione e nell'affermazione della psicologia scientifica in Italia, impostando lo studio sperimentale dei fenomeni psichici e avviando l'autonomia istituzionale della disciplina. Può essere considerato a pieno titolo uno "scienziato del sogno", di cui propone un paradigma di ricerca empirica, superando le concezioni ottocentesche che lo avevano visto come un fenomeno apparentabile alla suggestione e all'ipnosi, oppure dovuto a un alterato funzionamento del sistema nervoso. Il suo scritto più celebre, "I sogni" (1899), esce pochi mesi prima della "Traumdeutung" di Freud, che lo cita a proposito dei rapporti tra sogno e malattia mentale. De Sanctis tornerà a occuparsi di sogni nel secondo decennio del Novecento, a partire da un'analisi critica della "Traumdeutung" e della psicoanalisi. Questo volume presenta per la prima volta al pubblico italiano un significativo saggio del 1922, "Psychologie des Traumes", scritto originariamente in tedesco, che aggiorna e amplia il modello del 1899. Segue "Nuovi contributi alla psicofisiologia del sogno", del 1933.
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