Guida
Alano di Lilla. Poeta, filosofo, apologeta del secolo XII
di Carmelo Barbera
editore: Guida
pagine: 224
Il volume presenta una sintesi dell'attività letteraria e speculativa di Alano di Lilla, poeta, filosofo, teologo del sec. XII, e mette in risalto l'aspetto apologetico nella controversia con il Catarismo sui Sacramenti. La sua filosofia trova le radici nel platonismo medievale e certamente subì l'influsso della scuola chartriana. Alano più che filosofo è teologo: la filosofia è l'"ancilla" della teologia
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Kant e Leopardi
di Marcon Loretta
editore: Guida
pagine: 158
Nell'ambito della critica leopardiana il rapporto Leopardi-Kant ha sempre rivestito un grande interesse perché sembra davvero
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La dottrina delle visioni del mondo
Trattati sulla filosofia della filosofia
di Dilthey Wilhelm
editore: Guida
pagine: 404
Gli scritti raccolti nel volume rappresentano gli ultimi esiti di un pensiero che ha animato il dibattito filosofico europeo d
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Rimanere in cammino. Karl Jaspers e la «crisi» della filosofia
di Achella Stefania
editore: Guida
pagine: 180
Accanto a Dilthey, Rickert, Weber e Simmel, Jaspers merita un posto di rilievo nel dibattito che alla fine dell'Ottocento si s
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Il cancro sociale: la camorra. La storia di un prete che non ha mollato
di Luigi Merola
editore: Guida
pagine: 123
Dopo "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale", una nuova testimonianza del giovane don Luigi Merola che da anni vive sotto scorta che ama definire affettuosamente i miei "angeli custodi terreni".
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Garibaldi. L'Unità d'Italia sul piatto
di Germana Militerni Nardone
editore: Guida
pagine: 141
"Sono stati impiegati fiumi di inchiostro per narrare le vicende storiche dell'Unità d'Italia e i comportamenti dei suoi protagonisti, che solo alla Storia spetta valutare e, allora, mi sono chiesta: perché non approfondire alcuni aspetti della quotidianità del Garibaldi? Come si nutriva, per esempio, fra un combattimento e l'altro per mantenersi in buona salute? Che comportamenti alimentari aveva? Così pure me lo sono chiesto di Camillo Benso conte di Cavour e di Vittorio Emanuele II. Garibaldi, pur prediligendo come cibo pane, formaggio e fave, seppe stare alla tavola dei re e di tutti i politici italiani e stranieri. Ebbe modo di conoscere la cucina italiana dalla punta dello stivale al Piemonte, così da essere in grado potenzialmente di scrivere un corposo capitolo sulla cucina e sulla cantina nazionale, unendo, prima ancora che la Patria, sotto un'unica bandiera la gastronomia, che in quel periodo era caratterizzata da molteplici e frammentarie cucine, ciascuna con le proprie caratteristiche territoriali. L'intento, non ultimo, è sottolineare al lettore che se difficile fu l'Unità dell'Italia dal punto di vista politico, non lo fu meno per armonizzare le variegate cucine regionali." Dall'introduzione dell'autrice.
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Per la didattica della storia
editore: Guida
pagine: 251
Il dibattito sulla didattica della storia, e più in generale quello dedicato alla riforma della scuola, si è sviluppato in questi ultimi anni, paradossalmente, proprio a partire da un atteggiamento antistorico. Molte delle innovazioni che hanno interessato la didattica, infatti, non hanno tenuto conto del dibattito che si è sviluppato nella lunga storia della scuola italiana; con il risultato che alcune presunte innovazioni in realtà presentano aspetti problematici già affrontati, e in parte risolti, decenni prima. Le conseguenze di questo discutibile metodo hanno condotto, in generale, a sottovalutare il valore formativo proprio dei contenuti disciplinari e, nel caso della storia, a contraddirne le più esclusive fondamenta epistemologiche. Gli autori del presente volume intendono precisare quali sono i riferimenti storici imprescindibili, nonché alcuni fondamentali nodi teorici, senza i quali diventa totalmente aleatorio qualsiasi discorso relativo alla didattica disciplinare. Non dunque un manuale o un suggerimento su come deve essere insegnata la storia, bensì l'approfondimento di alcune problematiche e fasi cruciali della scuola italiana, ignorando le quali non è possibile proporre una seria innovazione.
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Illuminismo
di Giuseppe Giarrizzo
editore: Guida
pagine: 131
Al pari di altre voci del nostro linguaggio storiografico (Medioevo, Rinascimento, Barocco, Romanticismo, Risorgimento), la voce italiana "Illuminismo" ha derivato dai suoi equivalenti il ruolo, i caratteri di una categoria storiografica, che avrebbe sì conosciuto in un tempo storico dell'Europa (il secolo XVIII, detto appunto "secolo dei Lumi") il pieno dispiegamento dei propri tratti ma al tempo stesso, in quanto categoria, ha preteso di designare momenti dell'antico e del moderno, della contemporaneità persino, nei quali uno o più dei caratteri distintivi, dei "valori" dell'Illuminismo si ritrovassero o si volesse ritrovare. Quei "caratteri" e valori, ora distinti ora sommati, erano stati iscritti sotto una voce unitaria, "Illuminismo" appunto, dal momento che li si voleva parti di un unico movimento non solo, bensì articolazioni di un progetto unitario: illuminare l'umano intelletto per liberarlo da pregiudizi e superstizioni, consacrati dal tempo o imposti dal potere, strumenti dell'oppressione materiale e manifestazioni della servitù morale; elaborare perciò un'idea universale del conoscere e del sapere autonomi; educare il genere umano nella conoscenza dei suoi diritti e doveri; realizzare per rivoluzione o riforme sistemi politici e sociali "naturali" e "giusti" (e giusti perché naturali); sostituire infine alla storia dei principi e delle guerre la storia dei progressi della società civile.
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I modi della figura. Tre studi per un'estetica eidologica
di Felice Masi
editore: Guida
pagine: 181
Sulle tracce dell'invenzione proto-moderna dello spazio, e del suo legame con la scienza della figurazione, alla ricerca di una definizione per i caratteri della doppiezza e della ripetizione, della maschera e del rilievo, del conio e del ritratto, i tre studi che compongono questo volume, mirano a delineare i contorni di un pensiero figurativo, attraverso le vicende della filosofia e delle arti occidentali. Il loro obbiettivo unitario è quello di preparare un'estetica eidologica, all'incrocio tra discipline, metodi e scienze differenti: tra la genealogia fenomenologica e l'iconologia, tra una teoria dell'arte e una dottrina dell'esperienza, tra la storia della geometria e quella delle rappresentazioni grafiche, tra le "Bildwissenschaften" e la "Bild-anthropologie". Un'estetica che ponga così a tema quel non-ente, mediante cui ciascuna opera d'arte si presenta, quella figura che non è contenuta né trattenuta in qualcos'altro, tenendosi, piuttosto, nel medio che essa stessa non è: intempestiva, infedele ed impropria. Un come-essere, un modo, appunto, che impone all'indagine le movenze di una cognizione figurale, e consente di rileggere, nell'alfabeto delle origini della Modernità, l'intero corso della civiltà occidentale delle immagini.
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Sociologia ed estetica della pittura moderna
di Arnold Gehlen
editore: Guida
pagine: 386
Dinnanzi alle prime manifestazioni dell'arte moderna, Baudelaire reagì affermando che l'odio per il naturale costituisce la verità di quest'arte ed è il tentativo di afferrare una nuova e superiore purezza. Alla luce di quest'idea, Arnold Gehlen indaga, in questo libro, i quadri dell'epoca, la pittura cioè che nella pura astrazione cerca l'immagine assoluta, il segno in cui tutto si riduca alla sola apparenza.
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Letteratura a Napoli dal Rinascimento al Novecento
di Elio Bruno
editore: Guida
pagine: 176
Elio Bruno lavora a 360 gradi sulla vita culturale della "sua" città, cercando di abbracciare e approfondire tutti quei filoni, capaci di illuminare il volto più assoluto e autentico: dalla narrativa alla poesia, alla canzone, secondo motivi conduttori, capaci davvero di mostrare la forza e la continuità di una tradizione culturale, antropologicamente innervata nelle strutture realistiche e immaginarie di una città-continente, difficile da cogliere e da capire, anche per una ciclica mancanza di approccio, dall'interno e non dell'esterno, delle sue complesse realtà e dei intricati problemi. Francesco D'Episcopo.
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