Iperborea
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Terra di confine
di Emil Tode
editore: Iperborea
pagine: 172
Qualche tempo dopo la fratumazione dell'URSS e la proclamazione di indipendenza del suo paese, un traduttore estone arriva a Parigi grazie a una borsa di studio assegnatagli da un'organizzazione internazionale, per curare un'antologia della poesia francese del dopoguerra. Il romanzo è costituito dalle lettere che scrive, senza mai inviarle, a un misterioso Angelo, giovane straniero incontrato a un caffè. Gli racconta le sue peregrinazioni a Parigi, le osservazioni e le riflessioni, i suoi sogni e i ricordi d'infanzia, della nonna, del suo paese e anche la relazione con il suo amante, Franz, professore di filosofia all'Università di Strasburgo.
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Schiuma e cenere
di J. Jacob Slauerhoff
editore: Iperborea
pagine: 164
È un mondo di erranti quello di questi cinque racconti, di vagabondi, di avventurieri, di pellegrini, di pirati, di conquistatori e di randagi. Viaggi di una ricerca che è in realtà una fuga, che sposta sempre più in là una pretestuosa, irraggiungibile meta. E viaggi che, sullo sfondo di uno straniante esotismo, sono sempre discesa negli insondabili abissi dell'animo.
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L'onesta bugiarda
di Tove Jansson
editore: Iperborea
pagine: 190
Esiste nei rapporti umani una linea che separa verità da ipocrisia, gentilezza da adulazione, onestà da calcolo? È possibile c
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Il libro dell'inverno
di Tove Jansson
editore: Iperborea
pagine: 128
L'inverno bianco del Nord, la neve fitta che sommerge il paesaggio finché nessuno più ricorda cosa c'era sotto, l'orizzonte ch
Fuori catalogo
I ricordi mi guardano
di Transtr
editore: Iperborea
pagine: 96
Come nasce un poeta? Nella "scia di luce" con cui Tranströmer descrive la sua vita, è la testa della cometa, il nucleo denso d
Fuori catalogo
La morte moderna
di Carl-Henning Wijkmark
editore: Iperborea
pagine: 128
Come ridurre i costi di mantenimento degli anziani e degli altri membri improduttivi della nostra società? Il benessere sociale è una conquista che richiede sacrifici, per quanto estremi. Ecco il tema di un curioso colloquio in cui medici, politici, economisti e teologi membri del progetto USTAU (Ultimo Stadio della vita Umana) tentano di "pianificare in modo responsabile l'avvenire di milioni di persone", compreso il loro auspicabile decesso: "Tutti noi nasciamo alla stessa età, perché non dovremmo anche morire alla stessa età?". Una soluzione finale garbata, rispettosa del benessere comune ed economicamente efficiente, una vera "eutanasia sociale". Nelle parole di questi illuminati architetti sociali traspare un significativo ribaltamento nel rapporto tra istituzioni e individuo: se la "medicalizzazione" della società ha rifiutato la morte, questa "deve diventare di nuovo naturale". Il cittadino, assimilato biologicamente al "corpo" dello Stato, dovrà inserirsi docilmente nel ciclo di produzione e smaltimento che governa la società dei consumi. Il provocatorio cinismo di questa "modesta proposta", comparsa nel 1978, in pieno apogeo del modello sociale svedese, raccolse l'inevitabile scandalo dei benpensanti per la lucidità con cui riusciva a rovesciare l'ottimismo ecumenico del welfare state scandinavo in una distopia di inquietante attualità, che "precorre di decenni il nostro tempo", come scrive H.M. Enzensberger in occasione dell'adattamento teatrale dell'opera.
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