La scuola di Pitagora
Filosofia e religione. Attraversando Fichte
di Marco Ivaldo
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 304
Nell'orizzonte, assai ricco di grandi personalità, della filosofia classica tedesca, il rapporto fra la filosofia e la religione riceve varie letture e diverse tematizzazioni, di alta potenza speculativa e ancora oggi per nulla superate. In questo contesto mobile e variegato la filosofia di Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) si presenta come una comprensione della religione, o forse più propriamente del 'religioso', condotta dal profilo di un pensiero trascendentale, ossia realizzata in maniera da tener fermo il punto di vista dello spirito finito. Anzitutto la religione è un modo di atteggiarsi della ragione, non del sentimento o dell'intuizione; inoltre però la religione non viene pensata come superata nella filosofia, ma filosofia e religione sono comprese e correlate come due distinti approcci all'originario, abitate da quel "desiderio dell'eterno" che costituisce la struttura fondante dello spirito finito; infine questa struttura dello spirito finito è da se stessa aperta all'accadere 'concretamente concreto' della libertà divina e umana, ossia alla possibilità di una 'storica', e nella sua storicità indeducibile, rivelazione.
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Come vestivano gli uomini del «Decameron»
di Carlo Merkel
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 162
Nel 1889 Carlo Merkel diede inizio alla storia della moda in Italia con un aureo e dimenticato libretto: Come vestivano gli uomini del "Decameron". Il titolo non rende la ricchezza dell'opera, perché l'autore "allettato di esperimentare quale contributo alla storia del costume portino i novellieri", partendo dal Boccaccio e "utilizzando - scrive Maria Giuseppina Muzzarelli una quantità e una varietà tale di fonti come oggi, in tempo di internet, pochi osano fare e riescono a fare", arriva fino ai principi del Cinquecento. Tutti gli indumenti vengono trattati: dalla camicia alla biancheria, dalla giubba alla pelliccia, dal mantello alla cuffia, ai guanti e ai panni d'armi e per finire al colore delle vesti. Sicché il saggio del Merkel, ancora oggi, e nonostante il tempo trascorso, si rivela un contributo "utile e in grado di indicare una pista di ricerca ed un metodo da seguire".
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Elogio dell'America
di Mario Andrea Rigoni
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 154
"L'America, questo strano impasto di Bibbia e illuminismo"
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Apparizioni spiritiche e fantasmi letterari. Il «Modern spiritualism» e lo sviluppo della «ghost story»
di Nicolangelo Becce
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 264
L'epoca di massima fioritura della ghost story, tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, coincise con la rapida ascesa e il travolgente successo di un fenomeno culturale, il Modern Spiritualism, che si sviluppò in principio intorno a medium e sedute spiritiche, ma giunse poi a coinvolgere scienziati, filosofi e capi di stato. Negli anni in cui la ricerca scientifica si occupava seriamente di apparizioni spettrali e messaggi dall'aldilà, in che modo il lettore medio si accostava alla lettura dei racconti di fantasmi? E qual era il confine tra un "autentico" resoconto di apparizioni e un racconto di fantasmi "verosimile"? Attraverso la lettura di testi di alcuni fra i maggiori autori di ghost stories, come Théophile Gautier, Iginio Ugo Tarchetti e Henry James, il presente volume analizza le influenze reciproche tra i racconti di fantasmi del turn of the century e i coevi resoconti di apparizioni spiritiche.
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Un moderno simposio
di Goldsworthy Lowes Dickinson
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 158
"A modern symposium" è un dialogo ispirato alla tradizione platonica nel quale Goldsworthy Lowes Dickinson immagina che nei pr
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John Rawls nel dibattito filosofico contemporaneo
di Angela M. Recupero
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 93
John Rawls ha innescato uno dei dibattiti filosofici più accesi dell'età contemporanea, rivendicando la necessità del dovere delle istituzioni di elargire delle risorse, di là dal merito o dal talento, ai soggetti svantaggiati. Certamente con la sua teoria egli ha colmato quel vuoto dovuto all'inaridimento del concetto di distribuzione, basato sul mero calcolo aritmetico. Il concetto di eguaglianza ha conosciuto così un'inedita rivisitazione che si interroga ampiamente sui doveri delle istituzioni al fine di garantire, e di non violare, i diritti umani. La teoria del filosofo americano, tanto fortunata nella divulgazione, evolve tuttavia da una fase più propriamente caratterizzata dalla visione socialdemocratica ad una più matura, meno apprezzata, nella quale l'autore approda ad una parziale revisione di essa, convergendo verso una visione più schiettamente liberale.
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Lessico crociano. Un breviario filosofico-politico per il futuro
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 769
Cosa resta di Croce oggi? "Il Lessico crociano" che qui si presenta muove da questa domanda. Il progetto editoriale ha avuto inizio nel 2013, quando alcuni dei più autorevoli studiosi italiani e stranieri e una nuova generazione di interpreti di Croce sono stati invitati dalla curatrice a redigere un piccolo essenziale "lessico" concettuale del pensiero crociano. E così hanno preso forma le "voci" che qui si leggono e che spaziano dall'arte alla politica, dalla logica alla storia, dando testimonianza della variegata e complessa fisionomia intellettuale del pensatore che più e meglio di altri ha rappresentato nel Novecento lo spirito della filosofia italiana, anche al di fuori dei confini nazionali. Superata la stagione ideologica che ha visto schierati su due fronti avversi i "liquidatori" e i "difensori" ad oltranza del crocianesimo, e verificata pure l'insufficienza di una storiografia "monumentale" e "antiquaria" applicata alla carne ancora viva dell'eredità di pensiero crociana, il tempo è propizio per leggere finalmente Croce in modo positivamente "barbarico", vale a dire da figli di nessuna scuola e con occhi nuovi. E verificare, di conseguenza, non la banale profetica attualità o la irredimibile inattualità dei contenuti quanto la benefica vitalità di un impianto metodologico e in generale di un approccio autenticamente cosmopolitico alle questioni del mondo.
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Lo scrittore come critico
di Mario Andrea Rigoni
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 24
Che cosa può dare alla critica uno scrittore più di un critico che scrittore non è? A tale questione, che può sembrare tanto s
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Persuasione, seduzione, inganno. Omero, Eschilo, Gorgia
di Fiorinda Li Vigni
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 192
Per le sue molteplici valenze la categoria di persuasione - spesso sbrigativamente confinata alla retorica - si mostra terreno
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Orazio lirico. Con antologia delle Odi
di Enrico Flores
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 228
La lirica oraziana si ispira alla lirica greca arcaica di Saffo, Alceo, Anacreonte ed altri poeti melici. Orazio ammette sicuramente l'influsso dei poeti eolici sulla propria ispirazione, ed essi sono il suo riferimento costante nei primi tre libri delle Odi. La lirica monodica greca (ad una sola voce) era per definizione accompagnata dalla musica degli strumenti a corda e, con tutta probabilità, lo era anche molta poesia oraziana. In verità il rapporto della lirica di Orazio con la musica è ancora oggi oggetto di discussione tra i critici, italiani e tedeschi soprattutto, molti dei quali non tengono nella giusta considerazione talune dichiarazioni del poeta che, in modo piuttosto esplicito, alludono alla "musicalità" delle sue composizioni.
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De optimo genere degende vite. Testo latino a fronte
di Girolamo Aliotti
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 448
Girolamo Aliotti, figura rappresentativa delle inquietudini che, all'alba del mondo moderno, attraversarono il monachesimo tradizionale, volle intervenire, col dialogo De optimo genere degende vite, nel dibattito sul miglior genere di vita che, tra '300 e '500, costituì uno dei più rilevanti nodi problematici attorno a cui gli umanisti si diedero convegno. Il messaggio che l'autore aretino consegna alle pagine del suo dialogo è un invito al buon senso e alla misura: egli propugna, infatti, da un lato, l'astratta superiorità della vita del chiostro, ma lascia intendere, dall'altro, che essa non costituisce la via privilegiata per la salvezza e esorta gli uomini a non far torto alla propria natura e a seguire le proprie reali inclinazioni, condicio sine qua non, questa, di un'esistenza vissuta con consapevolezza e genuinità, al riparo dalla perniciosa colpa dell'ipocrita simulazione.
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Miti d'amore
di Ruggero Guarini
editore: La scuola di Pitagora
pagine: 128
Raramente si sono lette, sul rapporto fra eros e mito, pagine così profonde e insieme vive e briose, come quelle che Ruggero Guarini scrisse nei suoi ultimi anni di vita per il quotidiano "Il Foglio", adesso riunite per la prima volta in questo volumetto. Nel ratto di Proserpina, nella vicenda di Amore e Psiche o nella storia di don Giovanni egli illumina il significato del mito anche per aspetti sinora trascurati dalla critica professionale, mostrandone d'altra parte sia l'intramontabile bellezza sia il contrasto bruciante col nostro presente. Non sempre, tuttavia, si tratta di un mito: talvolta è un'ossessiva esperienza vissuta, come quella cantata dal poeta latino Properzio in un'elegia sublime e straziante che non a torto Guarini definisce "la più bella poesia d'amore".
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